Di Traffico Si Muore

"There’s a progress we have found
A way to talk around the problems"

R.E.M. – "Fall on me" (Da "Lifes Rich Pageant", 1986)

Ad un mese e mezzo di distanza dalla tragica scomparsa di Eva la mobilitazione spontanea dei ciclisti romani ha dato vita ad un nuovo soggetto attivo sui temi della mobilità "leggera": il Coordinamento "Di Traffico Si Muore". Alla prima assemblea, ospitata nella sede dell’associazione Ciclonauti di cui Eva faceva parte, ne sono seguite molte altre. Abbiamo partecipato ad un primo incontro pubblico con i responsabili del Comune, e quindi ad un secondo incontro più ristretto, mirato a gettare le basi per un "tavolo tecnico" sulla mobilità ciclabile.

In queste settimane, dense di incontri e discussioni in rete, ma anche di azioni concrete e di una certa "vitalità mediatica", molte delle barriere che ci dividevano in tribù diffidenti ed incomunicanti hanno cominciato a cadere, il confronto diretto ci ha fatto comprendere che dobbiamo essere uniti contro chi, per leggerezza, ignavia o calcolo economico ci vuole in balia di un sistema di mobilità auto-centrico e nefasto.

Il percorso intrapreso non è semplice. Le "rivoluzioni dal basso" richiedono sempre una rinuncia a parte delle proprie individuali "rigidità" per poter giungere all’elaborazione di una piattaforma ampiamente condivisa. Il fatto che, molto faticosamente, ci stiamo riuscendo testimonia la maturità che i ciclisti romani hanno raggiunto in anni di lotte contro un’amministrazione cittadina fin qui cieca e sorda alle nostre più basilari necessità.

Da pochi giorni ci siamo dotati di nuovi strumenti informatici per comunicare fra noi ed all’esterno. Abbiamo aperto un Blog per dar conto degli appuntamenti, delle iniziative intraprese e di quelle che verranno,  che nelle intenzioni diventerà uno strumento di comunicazione ed un osservatorio aperto sui mille problemi che incontrano i ciclisti in città.

In parallelo è stato creato un Forum per discutere delle molte e diverse iniziative che stiamo sviluppando, a cui si è affiancato un Wiki per elaborare collettivamente documenti e manifesti d’intenti. Ben presto ci sarà la possibilità di aderire a questo progetto mediante una semplice registrazione on-line, e di iscriversi ad una newsletter per tenersi informati sull’evoluzione della situazione e delle iniziative in cantiere.

Quello che per noi è un sogno in altri paesi davvero civili è realtà, basta guardare questo video su Copenhagen tratto dal blog "Nuova Mobilità". Cinque minuti per arrivare fino in fondo e rendersi conto di quanto sia arretrato il nostro paese, ed in quale direzione si muova l’Europa in termini di vivibilità delle aree urbane.


Da noi, invece, di traffico si muore, e tutto quello che è possibile fare per aumentare la sicurezza sulle strade e la vivibilità delle nostre città non solo non è in cantiere, non è neppure nelle teste dei nostri amministratori. Con questa consapevolezza, e con la determinazione che ne consegue, andremo avanti nel nostro impegno per un sistema di trasporti più equo e sicuro per tutti. Chiunque vorrà darci una mano e collaborare a questo progetto collettivo sarà ben accetto/a.
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12 thoughts on “Di Traffico Si Muore

  1. mentre attentamente seguivo questo video…mi veniva da piangere…
    perche’ a Roma no?
    ma nel contempo mi ha fatto sognare e sperare che si puo’ fare !
    ..niente ,,ti volevo ringraziare per aver condiviso questo video. 

  2. Prego!
    Il video l’ho trovato stamattina nei commenti di Romapedala ed era talmente calzante col post che avevo scritto tra ieri e oggi che non ho potuto fare a meno di inserirlo.

  3. Ciao. Complimenti per il post. Non so se è meglio fare queste osservazioni qui oppure sul blog dell coordinamento, ma da osservatore esterno mi sento di fare queste raccomandazioni: non pensate di "chiudervi" in un atteggiamento unicamente rivendicativo che porta inevitabilmente alla contrapposizione ciclisti vs automobilisti.
    Per farlo è importante riuscire a far capire che l’auto, per semplicissimi motivi di ingombro, è un ostacolo alla mobilità urbana più che un mezzo di trasporto.

    Bisognerebbe prendere in mano i piani urbani delt raffico e, cifre alla mano, dire: ma se queste x persone che vanno da y a z potessero usufruire di un servizio di trasporto pubblico che corra su sede propria quanto tempo ci metterebbero? quanto tempo ci mettono ora? e quante corse in più potrebbe effettuare il trasporto pubblico a parità di risorse impiegate con una sede dedicata?. E quanto spazio adesso occupato dalle auto si potrebbe recuperare ad altri usi (tra i quali rete ciclabile e preferenziale per bus) se quegli x automobilisti diventassero x passeggeri di autobus? Ragionamento analogo per la bicicletta, che però, per l’automobilista, ha l’handicap della "fatica" (volete mettere, Roma non è MIlano, ci sono i famosi sette colli con i loro dislivelli che neanche il Mortirolo…)

    Dobbiamo ricordarci che quello dei tempi di spostamento, è l’unico parametro considerato davvero da chi sta in auto. Solo una volta che ne è sceso comincerebbe a considerarne altri. Non si può pretendere che lo faccia prima.

    Poi chiedo cortesemtente a mb di segnalare la fonte del video:
    http://nuovamobilita.blogspot.com/2009/12/copnehagen-il-mondo-impara-dai-danesi.html

  4. Ciao Enrico (giusto?), grazie di tutto, dei complimenti, della segnalazione sul tuo blog, della correzione sull’origine del video (io l’avevo visto in un commento su RomaPedala e non sapevo da dove provenisse, ora ho aggiornato il post), e soprattutto grazie per il lavoro che stai portando avanti con Nuova Mobilità.
    Sui problemi della "contrapposizione" non posso darti tutti i torti, il problema è che per recuperare i danni devastanti prodotti da decenni di condizionamento mediatico capillare e pervasivo ci vorrà molto tempo, e non credo che ciò sarà possibile finché i potentati economici che hanno condotto a questa situazione resteranno in piedi.
    Già oggi ci sembra tanto riuscire a fare un minimo di controinformazione sulle pagine del Corriere on-line, lette, se va bene, da alcune decine di migliaia di persone, mentre milioni di persone sono quotidianamente e continuamente investite da messaggi pubblicitari che da muri, pagine di giornali e schermi televisivi decantano l’inevitabilità dell’automobile.
    Oltretutto l’automobile non è solo "tempi di spostamento", è status, è senso di libertà (quella che ci spacciano per libertà), è "orgoglioso possesso", è accettazione sociale. E poi questo paese è abituato a ragionare con la pancia più che con la testa…
    Non da ultimo c’è un problema di mediocrità della classe politica, abituata a cavalcare l’ignoranza popolare invece di lavorare per sradicarla. Il ragionamento sui piani del traffico dovrebbero farlo loro, non noi. E sai invece a cosa pensano a Roma? Al Gran Premio di formula1 all’EUR!

  5. il ragionamento sui put dovrebbero farlo loro, non noi… se lo facessero non ci sarebbe bisogno di questo blog 🙂

    se la gente ragiona con la pancia a maggior ragione non vedo perchè porsi con un atteggiamento rivendicativo: richiedere piste ciclabili e basta viene visto solo come la pretesa di una minoranza (magari di fancazzisti che hanno tempo da perdere, difatti non hanno bisogno dell’auto e giocano con i loro trabiccoli a pedali….) che ostacola il sacrosanto diritto alla mobilità della maggioranza di persone serie che fanno il loro dovere che necessitano dell’utilizzo e magari anche della mostra dell’ultimo modello di SUV.

    Se invece si avvia un ragionamento più vasto sulla mobilità, (cosa per la quale bisogna sputare sangue, me ne rendo perfettamente conto), forse alla lunga qualcosa viene fuori. Anche il più ideologizzato degli automobilisti di fronte a semplici calcoli aritmetici e geometrici siritrova con le armi spuntate…

  6. Avevo letto il tuo post sulla pubblicità delle auto, ho anche girato il link sulla neonata ML del coordinamento (ora sostituita dal Forum).

    Quanto al "richiedere piste ciclabili" è una fase che più o meno tutti riteniamo superata, un po’ perché le piste ciclabili realizzate a Roma oggettivamente fanno schifo, un po’ perché coi tempi di progettazione e realizzazione diventiamo vecchi. Se butti un occhio al blog ci siamo spostati su richieste a costo zero e realizzabilità immediata, anche per valutare la reale disponibilità dei nostri interlocutori ad attivarsi su queste tematiche.

    Per l’inizio di febbraio cercheremo di organizzare un seminario ad uso interno (ma aperto ad eventuali interessati) che faccia il punto sulle "buone pratiche" legate alla ciclabilità, coinvolgendo come relatori architetti, urbanisti ed altri professionisti del settore, che penso vada esattamente nella direzione di quel "ragionamento più vasto sulla mobilità" al quale accennavi.

    En passant, non sono riuscito a capire da dove scrivi, ma se hai tempo e voglia di aderire al nostro forum e contribuire alla discussione sei il benvenuto, almeno da parte mia (anche se non posso garantire per eventuali "teste calde" che qualsiasi movimento si porta appresso…).

  7. "Quanto al "richiedere piste ciclabili" è una fase che più o meno tutti riteniamo superata,"

    Più o meno tutti chi ?
    bikediablo

  8. "Più o meno tutti" quelli che hanno partecipato alla discussione con Contadini. A me pare ovvio che siano ormai un pretesto per ritardare il più possibile ogni azione significativa, creando conflitto tra le associazioni e prendendolo a pretesto per non agire.

  9. Pingback: Un ciclista da marciapiede | Mammifero Bipede

  10. Pingback: Un ciclista da marciapiede – Ripensare la città

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