Un paese ordinato


Reduce da una visita lampo in Svizzera, a casa di due amici che vivono dalle parti di Ginevra, cerco un po’ faticosamente di elaborare un’idea coerente delle differenze tra il paese in cui vivo e la terra elvetica. "Così vicini, così lontani" scrivevo un paio d’anni fa
dell’Albania. Lo stesso mi verrebbe da dire oggi, ma da una prospettiva completamente ribaltata.

La Svizzera è quello che l’Italia non ha saputo, o voluto, essere: la terra dell’ordine e della precisione, proverbiale ed a tratti quasi maniacale. Viverci è semplice, tutto funziona al meglio o è in procinto di migliorare ancora. A partire dalla mobilità.

A Ginevra la viabilità è ben gestita, scorrevole e sicura. In città le corsie ciclabili sono ben evidenziate sul manto stradale, i mezzi pubblici hanno la priorità sul traffico privato, anch’esso ordinato e regolare, la sosta in doppia fila semplicemente impensabile. Fuori città i frequenti "rondeaux" (rotatorie) spezzano la linearità delle strade provinciali imponendo di per sé una velocità moderata ed il rispetto degli altrui diritti di precedenza. Ogni via di transito ha una pista ciclabile in sede propria, o spazi ciclabili chiaramente tracciati sulla sede stradale.

Tutta questa perfetta organizzazione pone però, a noi italiani, un dubbio inquietante: perché noi non possiamo fare altrettanto? Perché non riusciamo, molto banalmente, a far tesoro del lavoro e dell’esperienza altrui? Perché ci ostiniamo a vivere nel caos?

Ricercare soluzioni in grado di migliorare la qualità della vita dovrebbe essere un comportamento profondamente radicato nell’animo umano, qualcosa che attiene all’idea stessa di progresso. Perché quello che avviene di norma in altri ambiti non riesce a funzionare nella gestione del traffico veicolare? O, volendo estendere il discorso, della "cosa pubblica" più in generale?

Quando una tecnologia segna un netto miglioramento rispetto alla precedente, buonsenso vuole che venga adottata con entusiasmo dalla gran parte delle persone. Questo accade in continuazione, ad esempio, per l’elettronica di consumo. Sul finire degli anni ’70 la TV a colori ha reso obsoleti i vecchi apparecchi in bianco e nero, e nessuno li rimpianse. Un decennio dopo il "Compact Disc" mandò in pensione il vinile senza grossi traumi. Più recentemente anche il CD ha dovuto cedere il passo alla praticità e compattezza dei player mp3 portatili.

Per fare altri esempi il vecchio telefono fisso col selettore a disco rotante è stato sostituito dai telefoni a pulsanti, quindi dai cellulari, e comincia a diventare di uso comune la tecnologia VoIP (voice over IP) che consente di dialogare via internet bypassando i contratti di telefonia classici. Nel campo informatico il software progredisce e migliora in versatilità ed usabilità di mese in mese, continuando ad aprire nuovi orizzonti alla conoscenza.

Alla base di questa evoluzione vi è un meccanismo molto semplice: la capacità di sperimentare e comprendere un miglioramento nella qualità dell’esperienza. Non serve essere in grado di elaborare il processo di sviluppo in prima persona, è sufficiente la capacità di comprendere i vantaggi del prodotto finale.

Non è indispensabile, ad esempio, saper progettare un telefono cellulare, un elettrodomestico, un computer. Basta prendere l’oggetto in mano e provarlo, comprendere che può offrirci delle opportunità che prima non avevamo, per decidere di desiderarlo ed, in prospettiva, possederlo.

Questo meccanismo semplicissimo, al limite dell’ovvietà, smette improvvisamente di funzionare se applicato alla gestione della qualità della vita urbana, della mobilità, del trasporto, di tutti quegli ambiti che attengono alla sfera pubblica della nostra esperienza. Non solo non siamo capaci di elaborare un’idea di progresso in questi settori, non siamo nemmeno in grado di copiare dagli altri che platealmente vivono meglio.

Mentre camminavo per Ginevra, ammirando una città moderna e funzionale, non potevo fare a meno di domandarmi quale "blocco mentale", quale condizionamento, impedisca a noi italiani di aspirare ad un analogo livello di qualità della vita urbana. A maggior ragione quanto più la distanza da tale modello cresca spostandosi da nord a sud.

Forse quello che più ci manca è l’esperienza diretta, e la nostra "tara culturale" più grave è il nostro provincialismo, l’incapacità di esplorare, di conoscere, di sperimentare. Non siamo, e probabilmente non siamo mai stati, almeno in secoli recenti, un popolo di viaggiatori, di esploratori. A differenza delle altre culture mitteleuropee gli italiani non viaggiano per conoscere, per imparare. Viaggiano per "divertirsi".

Li si trova a torme nelle grandi capitali, o nei "villaggi vacanze", ma basta spostarsi appena fuori dai percorsi ormai scontati del turismo massificato e pacchiano e subito spariscono, mentre non mancano mai tedeschi, francesi, inglesi. E quest’incapacità di viaggiare per conoscere è probabilmente motivata dalla necessità di fuggire dallo "stress quotidiano", di fermarsi a riposare dal caos della vita, così chiudendo il cerchio che a quel caos ci condanna.

Noi italiani siamo famosi all’estero, e celebrati, per la nostra creatività. Il vivere in un caos perenne, il dover inventare soluzioni continuamente per continui problemi, ha come contropartita una estrema elasticità mentale. Ma la paghiamo con l’incapacità di distinguere quale tra le mille soluzioni "inventate" sia davvero la migliore. Paghiamo con la supponenza di sapere sempre meglio degli altri quello che è giusto per noi, mentre spesso non è così. Quasi sempre non è così.

Notizia di oggi è la morte di una bambina di sette anni, investita sulle strisce pedonali da un’auto che correva ad al di sopra dei limiti di velocità. I genitori chiedono giustizia nei confronti dell’automobilista, che aveva sì la sua parte di colpe. Ma un attraversamento pedonale rialzato avrebbe garantito la sicurezza ed obbligato il rispetto dei limiti di velocità in quel punto. In Francia li hanno, in Svizzera li hanno, in Germania li hanno… noi no. A chi daremo la colpa la prossima volta?

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12 thoughts on “Un paese ordinato

  1. La risposta è molto semplice:
    — Egoismo: nessuno pensa agli altri.
    — Disonestà: la truffa è la regola.

    Il resto è vanità.

    Fibak

  2. Proprio in questi giorni sto vedendo rifare un tratto di marciapiede di circa duecento metri, senza nessun senso se non quello di spendere dei soldi; ci passo guardo  e mi incazzo. Posso essere contento per qeugli operai al lavoro che continuano ad averne uno ma la domanda che mi pongo è sempre la stessa: non sarebbe stato meglio fargli fare un’altra cosa?
    Sento che tutti in parte siamo un po’ colpevoli ma non so come uscirne.
    Penso alle molteplici opportunità di lavoro e sviluppo che offrirebbero determinati settori e mi chiedo perchè i nostri politici non guardino in quella direzione e mi rispondo che non ci guardano proprio perchè sono i nostri politici.
    Ho visto un Paese dove l’investimento sull’individuo e la sua coscienza è fatto dalla più tenera età, ho visto come vivono e mi sono sentito in colpa nei con fronti di mio figlio.
    M!!!

  3. La maleducazione, l’arroganza, l’aggressivita’ pagano spesso a breve termine, mentre a lungo termine sono deleterie.
    La buona educazione, la ragionevolezza e l’umilta’ a breve termine sembrano spesso non pagare, mentre a lungo termine sono un buon investimento.
    Gli italiani sono un popolo abituao a vivere alla giornata, quindi…

  4. La risposta sul perchè non ci sono passaggi pedonali rialzati da noi  è che non si pià fare per il passaggio delle ambulanze. Evidentemente negli altri paesi le ambulanze volano.

    Qualche anno fa il Comune mise davanti a casa mia un rallentatore, visto che la gente in auto correva come pazza. Il tizio la cui casa stava proprio davanti alla cunetta è andato a lamentarsi perchè ”i camion saltando facevano vibrare i vetri”. Di camion, davanti a casa mia, ne passano si e no 3 all’anno. Risultato: il Comune ha dovuto togliere tutto.
    (qualche anno prima proprio in quel punto mi avevano investito: per fortuna pur avendo rotto con la crapa il parabrezza sono ancora qua).

    Yod.

  5. Le ambulanze mica devono sempre correre!
    E poi è meglio salvare un ottuagenario con l’infarto o una bambina dall’investimento?
    Quanto al tizio davanti casa tua avrebbero dovuto fargli cambiare le finestre. Ne avrebbe guadagnato in silenziosità e consumi energetici (e questo è un altro discorso solo fino a un certo punto, perché in questo paese ovviamente, le case in Sicilia consumano di riscaldamento più di quelle in Alto Adige, dato che quest’ultima regione si è dotata di un regolamento edilizio che obbliga coibentazioni ed isolamentoi termico).

  6. Un decennio dopo il "Compact Disc" mandò in pensione il vinile senza grossi traumi.

    Eh no!
    I traumi ci sono stati, ed anche forti!
    La poesia di un vinile è irrimediabilmente perduta…..

    cicloveeg

  7. La frase "Un decennio dopo il "Compact Disc" mandò in pensione il vinile senza grossi traumi." era una citazione del tuo testo.

  8. Caro Marco! Sono ritornato da Roma, grazie per i tuoi saluti che Elena m’ha consegnato. La situazione a Roma la conosco, ma, girando con Romano in macchina nella Magliana, uno pensa: 10 per cento macchine di più, e veramente tutto sarà bloccato. Speriamo che succeda presto. Ci sono anche persone con la Suv che cercano di passare.

    Italia è un paese di solisti, dove vince la furbizia e la forza. Pochi sono pronti a rinunciare a qualcosa per il bene comune. Ed è questo che è la democrazia. Come avete visto nell’incontro con l’assessore De Lillo: Neanche la polizia cui dovere sarebbe di essere duri vuole affrontare i farabutti, no; vuole cavarsela con "consigli". Basta che un altro pagasse. Purtroppo sono sempre i deboli che pagano. Non rimane altro che – come pensavo già dieci anni fa –  aspettare che il "sistema"(che è un caos) raggiunga ai suoi limiti.

    È impossibile di inventare strade. Pacheggi nl sottosuolo? Noni va avanti abbastanza veloce. Si può fare un parcheggio nel gasometro di Ostiense, per esempio. Ogni automobilista nella sua vita sta aspettando nelle code circa sette anni della sua vita. La libertà di tutti senza limiti porta alla libertà di nessuno. Due mila anni fa l’impero Romano si espandeva troppo e perdeva coesione; anche adesso si espande troppo, ma verso l’interno, e soffoca lentamente. – Qui c’è la neve, è tranquillo – Buon Natale a tutti! Manfred.    

  9. @ Cicloveeg
    Spazio per la "poesia", nel nostro mondo, davvero non manca, dato che l’hanno pressoché cancellata dal novero delle nostre esperienze in quanto oggetto strettamente "poco mercantile". Più che il "vinile" io mi preoccuperei di recuperare la poesia vera, quella che nasce dalle lingue dei popoli e dal cuore dei poeti. Tu quand’è l’ultima volta che ne hai letta una ad alta voce?

    @ Manfred
    Il tuo commento non poteva mancare.
    Sul fatto che il sistema possa raggiungere dei "limiti" ho seri dubbi. Freak Antoni, cantante degli Skiantos, affermava:  "si dice che una volta toccato il fondo non puoi che risalire. A me capita di cominciare a scavare".
    In questo paese ogni cittadino è dotato di una trivella nucleare.
    Goditi un po’ di tranquillità anche per me.
    Buone feste.

  10. "La libertà propria finisce dove comincia quella altrui", questo purtroppo è un concetto che gli italiani non possiedono. In buona sostanza ordine e libertà non entrano in conflitto se della libertà non si intende abusarne. Se credessi davvero nella capacità degli esseri umani di autogovernarsi senza bisogno di strutture di controllo e repressione potrei dirmi anarchico. Ma così non è.
    La differenza tra noi e gli Svizzeri è che loro sono in grado di comprendere chi debba rappresentarli e prendere decisioni per tutti molto meglio di noi. Ci sono certamente motivi storici, ma non credo sia ininfluente anche l’operato della televisione negli ultimi quarant’anni.

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