Il mio mondo altro

Mi sono reiscritto recentemente alla mailing-list della Massa Critica romana, giusto in tempo per invischiarmi in una di quelle discussioni sui “massimi sistemi” da cui non riesco proprio a stare alla larga. In buona sostanza un mio amico lamentava la delusione per una bicicletta pazientemente ed amorevolmente “rimessa in sesto” in una ciclofficina, in seguito divenuta il primo premio in una riffa di autofinanziamento, finita all’asta su e-bay anziché in giro per le strade romane.

A questa addolorata constatazione ho risposto con considerazioni strettamente pragmatiche (“usate il ricavato della riffa per ricomprarvela”) suscitando reazione infastidite da parte di altri partecipante alla lista, culminata con un invito ad aprire una riflessione su “la nostra impreparazione come gruppo (?) di fronte alla realtà che cerchiamo di cambiare”.

Ho accolto l’invito, come sempre a modo mio, da “cane sciolto”, fuori dal giro delle “ciclofficine popolari”, e la risposta che mi è uscita di slancio è stata la seguente:

“ti regalo da subito una chiave di riflessione: l’impreparazione nasce dal non volerla vedere, la realtà, perché se la guardi bene ti fa passare la voglia di fare qualunque cosa. Quindi giocoforza le persone “più attive” sono anche quelle meno adatte ad affrontare (termine in seguito aggiustato in “interpretare”) la realtà. Per questo esiste il dialogo, il confronto, la discussione con gli altri, quelli “meno attivi”, quelli che con la realtà hanno scelto di scendere a patti e ne hanno un’idea un forse po’ più precisa.”

La discussione è proseguita con ulteriori (pochi) scambi di battute, anche piccati, ma al di là di tutto il tarlo di quello che avevo testé affermato ha continuato a rodere nella mia testa. Dopo aver formulato la tesi della dicotomia tra comprensione del Mondo e speranza di cambiamento non potevo fare a meno di applicare le stesse considerazioni a me stesso ed al mio approccio con la realtà circostante.

Avendo vissuto in passato grandi speranze di cambiamento, ed avendole viste arenarsi di fronte all’atteggiamento conformista della maggior parte dei miei concittadini, mi risulta ad oggi molto difficile provare gli stessi slanci ed entusiasmi di vent’anni fa.

Sono diventato disilluso e circospetto, e tendo ad evitare dolorosi “sprechi di risorse” di fronte a situazioni che non offrano sufficienti “margini di successo”. In questo senso la mia maturata “comprensione del mondo” mi rende meno “attivo” di un ventenne privo di esperienza, che non vedrà gli stessi ostacoli e proverà, con pieno diritto, a perseguire le proprie idee ed iniziative con ben altro slancio.

Tuttavia mi sono anche reso conto che, in un altro senso, la sopravvenuta “comprensione ed accettazione della realtà” non ha ha prodotto un appiattimento sul conformismo dominante, bensì ha fatto sì che procedessi a ritagliarmi un mondo mio, fatto di spazi, usi, tempi e luoghi diversi da quelli della maggior parte dei miei concittadini. Un “mondo altro” in cui essere me stesso, ospitato negli interstizi dimenticati ed abbandonati dalla realtà circostante.

Un esempio. Stamattina ho inforcato la mountain bike e mi sono mosso per un giro di una ventina di chilometri, quasi tutto compreso tra i parchi urbani del comprensorio dell’Appia Antica. Sentieri per me familiari, ma che andando mi rendevo conto di come fossero sconosciuti non solo ai romani in genere, ma addirittura alla stragrande maggioranza degli abitanti del quartiere Tuscolano. Nei brevissimi tratti “di raccordo”, in cui sono stato costretto a condividere la sede stradale con le automobili, ho approfittato di ogni metro di marciapiede libero per tenermene fuori.

Poi mi sono imbucato nel parcheggio deserto dell’ippodromo di Capannelle, ho varcato in entrata ed in uscita aperture nelle reti di recinzione, ho attraversato l’Appia Nuova per imboccare una stradina secondaria “senza uscita”. Molti ciclisti leggono “strada senza uscita” e non realizzano che la segnaletica è per le automobili, la mia “strada senza uscita” invece diventa un sentiero che poche centinaia di metri più su sbuca direttamente sull’Appia Antica.

La “Regina Viarum” è un luogo che i romani conoscono bene, ma siccome è scomoda da raggiungere (potrei dire “per fortuna”), ed ancor di più da raggiungere con la bici sul tetto dell’automobile… risulta sempre pochissimo affollata. Difficile far capire ai romani che possono spostarsi direttamente “con” la bicicletta, difficile farli uscire dalle gabbie mentali che li spingono a percorrere in bici le stesse strade che farebbero in macchina, imbottigliandosi nel traffico.

Quello che potrebbe apparire un hobby, un passatempo è in realtà per me un’esigenza, una necessità. Vivere la realtà che i miei concittadini trovano abituale è al contrario fonte di stress. Sabato mattina ero in un megastore di articoli sportivi per acquistare un paio di scarpe da montagna. Anziché girare da una sezione all’altra desiderando questo e quell’altro dopo un po’ mi sorprendevo a stupirmi di quante cose diverse “non” avessi bisogno.

Lo stesso discorso vale per gli appetiti intellettuali. Anziché seguire “l’ultima moda” vado cercando tracce di pensiero e di arte negli interstizi lasciati vuoti dai mass media, in internet, su blog semisconosciuti, cucendo insieme frammenti di senso partoriti da pensatori appartenuti a secoli diversi, a culture diverse. Come una sorta di intellettuale randagio.

Ultimamente, poi, non riesco più a seguire quella che viene spacciata per “politica”, non so più che musicisti siano “sulla cresta dell’onda”, o quali generi musicali vadano “per la maggiore”. Da sempre non provo alcun interesse per lo “sport”, o quello che viene ritenuto tale (p.e il tifo calcistico, o qualunque altro ambito che comporti lo star seduti in poltrona davanti ad uno schermo in cui della gente si affanni a compiere esercizi di resistenza fisica o di bravura).

Spesso mi accade di non saper cosa dire, di sperimentare una distanza tale dall’effimero da non comprendere il “perché” del dire. Mi guardo intorno ed aspetto, paziente, di poter tornare al mio “mondo altro”. A cose che abbiano, per me, un senso.

15 thoughts on “Il mio mondo altro

  1. Caro Marco! Anch’io sono sempre contento di ritornare nel mio mondo. Quando uno non compra giornali, non vede tv, non ascolta radio, si vive in una felice solitudine. Tanta energia viene sprecata ogni giorno, come lo fanno? Tutto è la stessa noia. E il turismo, i camping come città, le strade piene … Certo siamo non più giovane, quest’anno vince una squadra, il prossimo anno un’altra, un nuovo star di tv, un nuovo libro, un nuovo CD (che per noi non è “nuovo” per niente) — chissenefrega? Ti do un saluto – dalla mia isola alla tua ciao Manfred.

  2. Condivisibile, comprensibile, ma in fondo i mondi non sono poi così nettamente separati… si intrecciano, si incontrano a volte viaggiano sullo stesso binario, ci sono contaminazioni tra i vari universi.
    Basta che non si contamini troppo il mio… nooo, impossibile, non mi ci vedo proprio ad andare in giro col SUV e l’aria condizionata a palla!

    Mamaa

  3. Quasi tutti noi ci siamo creati dei mondi altri dove rifugiarci, questa cosa però mi piace solo in parte e cerco sempre di intersecare il mio mondo altro con quello di qualcuno che possa averne di simili.
    Sono un animale troppo sociale sebbene misantropo.
    M!!!

  4. cito: “Ultimamente, poi, non riesco più a seguire quella che viene spacciata per “politica”, non so più che musicisti siano ora “sulla cresta dell’onda”, o quali generi musicali vadano “per la maggiore”, e da sempre non provo alcun interesse per lo “sport”, o quello che viene ritenuto tale”

    Ti quoto in pieno. oggi leggevo sul nostro giornale locale un articolo sui tormentoni estivi, e non ne conoscevo un nome. Il che da un certo punto di vista mi ha sollevato e da un altro mi ha fatto sentire la solita snobbona che rifiuta a priori le cose… faccenda di cui ho sempre accusato Tic.
    Quindi: non è che questo ”ritirarsi nel mondo” alla fine si trasformi in un boomerang? Che significi “rifiuto a priori un sacco di cose solo perchè…”????

    Yod

  5. in altre parole sei vecchio e fai quello che fanno i vecchi cioè ritirarsi nel loro mondo, lasciare spazio ai giovani che hanno più slancio e cercare di farli riflettere grazie alle tue esperienze. Trovo che sia giusto alla tua età. Benvenuto nel mondo della maturità!🙂 Carla

  6. Viene a tutti la tentazione di ritirarsi nel proprio mondo. Il problema è che non sempre il proprio mondo viene lasciato in pace da quello degli altri.

    Se possiamo andare per il Parco dell’Appia Antica lo dobbiamo all’impegno di Cederna che ha combattuto per averlo.

    Non credo che andare sull’Aventino (in senso meteforico) sia una buona politica. Dobbiamo impegnarci per ottenere risultati concreti e non farci fregare dalla politica.

    Abbiamo avversari potentissimi, ma possiamo riuscirci. L’Italia sta cambiando, ma non soltanto in peggio. Diciamo che siamo in una situazione nella quale sembra che il peggio paghi…

    Ma siamo sempre in tempo a reagire. Dobbiamo solo cercare di evitare i danni irreversibili!

    Il Marziano

  7. Un saluto a tutti.
    Dal mio esilio vacanziero a La Palma non mi aspettavo tutti questi commenti, a quanto pare e’ un tema che “sentono” in molti.
    Cmq. avere un proprio “mondo” in cui rifugiarsi non significa allontanarsi da tutto e da tutti, ma semplicemente possedere uno spazio in cui “disintossicarsi”.
    Poi si torna alla “lotta”, ma devo constatare che col passare degli anni sto pian piano perdendo la fiducia nelle possibilita’ di ottenere davvero qualcosa. Cederna sicuramente aveva la consapevolezza di poter intervenire, ed anche lui secondo me, si aspettava piu’ di quello che si e’ realmente ottenuto.

  8. L’alienazione è un frutto consueto nelle nostre folli città. La consapevolezza è il frutto più raro.
    Da 3 anni ho sostituito il ciclomotore con la bici nel quotidiano tragitto casa-lavoro (24 km A/R al gg_624 km/mese) ma sono costretto a condividere la carreggiata con le auto…
    Abito in zona Tuscolano da 5 ma non conosco ancora bene questa zona. Puoi gentilmente segnalarmi qualche itinerario? Magari da fare la domenica con la mia compagna fuori dalla carreggiata?
    simone.severi@gmail.com

  9. Tuscolano? Siamo vicini di casa…🙂
    Il problema più tipico di chi passa dall’auto (o altri mezzi a motore) alla bici è che continua a pensare da automobilista, mentre la bici offre margini di libertà molto più ampi.
    Cmq. se avete delle Mtb o almeno delle bici ibride in Zona Tuscolano c’è il Parco degli Acquedotti, che è già grande del suo e si collega per sentieri non proprio ovvi all’Appia Antica, con la quale puoi uscire fuori città (p.e. verso Castelgandolfo) o rientrare sul parco della Caffarella e da lì, via Quo Vadis – Parco Scott, collegarti all’asse ciclabile della Colombo ed alla (miserrima) rete di piste romane.
    Al limite puoi perfino percorrere l’intero anello del G.S.A. il Grande Sentiero Anulare, prima che il comune lo ribattezzi GRAC e se lo rivenda come un’idea propria.🙂
    Da ultimo ti segnalo il Forum Cicloappuntamenti che abbiamo aperto da un’annetto, in cui potrai trovare tanti appassionati di bici, proposte di escursioni “informali” (p.e. d’estate tutti i martedì pomeriggio facciamo un giro in Caffarella) ed idee per giri “autogestiti” (nella sezione “iniziative svolte”).
    Spero di incontrarti/vi presto.

  10. In effetti… sì, mi sono riconosciuta in molte cose, anche se non in tutte. Passo metà del mio tempo a sentirmi molto snob perché se un libro vende più di un tot di copie mi passa la voglia di leggerlo, e l'altra metà a sentirmi troppo nazionalpopolare, ogni volta che cedo alla tentazione di ascoltare, o leggere, qualcosa di "commerciale". Non guardo la tv quasi mai perché non mi piace quasi niente, e so bene che questo fa parte di un conformismo degli anticonformisti. Non ti salvi, qualunque cosa tu faccia sei comunque parte di "quelli che…", e allora tanto vale fare quello che piace e non preoccuparsi se piace anche a (troppi) altri. Il mio mondo "altro" sono i libri, le storie, le narrazioni in generale. Ma anch'io, vivendo tra le nuvole, conosco poco la raltà e per questo mi ostino testardamente a cercare di cambiarla, nonostante anche i miei vent'anni siano passati da parecchio. Magari ci provo più nel "piccolo", diciamo alla Candide, coltivando il mio giardino. Ma non solo. A volte mi illudo ancora di cambiarla davvero, in grande. E però la conosco abbastanza da sapere che è una lotta contro i mulini a vento che non si può comunque vincere. E però non la conosco abbastanza bene da non sentire ancora la voglia di impegno e qualche volta un brivido di speranza (ma forse è febbre:))
    Ciao, scusa la lunghezza, è un mio difetto:)
    P.S. come capisco quel non riuscire a resistere alle discussioni sui massimi sistemi!
    Alexandra

  11. Rinunciare a cambiare "il mondo" non significa chiudersene fuori, ma solo, a volte, ridimensionare gli obiettivi. Ed anche gli "spazi altri e personali" che ci ritagliamo, alle volte sono abbastanza belli e spaziosi da poterci invitare anche qualcuno. Io penso di aver cambiato in meglio, se non il mondo, sicuramente le vite di diverse persone. Ho la coscienza a posto, la mia parte la sto facendo… e da quello che mi scrivi sembrerebbe anche tu. Essere sé stessi, resistere all'appiattimento, significa anche avere qualcosa di originale ed interessante da donare agli altri. Non è poca cosa.

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