Parliamo di ergonomia

(questo breve excursus non ha, ovviamente, la pretesa di esaurire l’argomento, né di dettar legge sulla materia, dal momento che prende spunto unicamente dalla mia esperienza personale, verificata in anni di attività escursionistica e proposta con successo a diversi altri ciclisti. Spero potrà rivelarsi utile anche ad altri ciclisti che leggeranno il post)

Parlare di ergonomia dell’andare in bicicletta non è semplice. Troppi sono i parametri che influenzano il relazionamento tra il corpo del ciclista ed il suo veicolo, troppe sono le variabili anatomiche da dover valutare.

Scegliere una bicicletta adatta alla propria taglia è solo il primo passo di una lunga serie di messe a punto ed ottimizzazioni, che possono risolversi, in caso di morfologie particolarmente atipiche, soltanto facendosi progettare un telaio su misura da un bravo artigiano. Per fortuna nella stragrande maggioranza dei casi si può ben adattare al proprio corpo un telaio commerciale senza sacrificare troppo in termini di comodità di guida e di performance.

In linea di massima le proporzioni che entrano in gioco nella sistemazione di una bicicletta sono principalmente quelle relative alla lunghezza delle gambe, al rapporto tra femore e tibia, al rapporto tra la lunghezza delle gambe, quella del busto e quella delle braccia.

La bicicletta che prenderò in considerazione per l’analisi posturale è una mountain bike XC (non un modello da discesa) di metà degli anni ’90 con telaio da 19″ che per il sottoscritto (1,74m) è prossimo al limite massimo, ma ho ben adattato alle mie esigenze. La geometria del telaio è classica di quel periodo, il tubo orizzontale ha un’inclinazione minima, più che altro dovuta all’innalzamento della serie sterzo conseguente al “trapianto” di una forcella ammortizzata in luogo di quella rigida originariamente presente.

Le considerazioni applicate a questa tipologia di bicicletta sono estensibili a qualunque altra tipologia, dalle bici da corsa a quelle “da viaggio“, dal momento che i due requisiti di base da cui parte l’analisi, efficienza del lavoro muscolare e comodità di guida, sono comuni a qualsiasi ciclista. Una tipologia a cui quest’analisi non è applicabile è quella delle mountain bike “da discesa” (Downhill e Freeride), che nascono ottimizzate per la percorrenza di pendenze estreme e sono drammaticamente svantaggiate in salita. Un’altra è quella delle bici “da passeggio”, senza cambio e prodotte per un’utenza dalle pretese minime in termini di percorrenze e tempi di utilizzo. Una terza, ancora più “atipica“, è quella delle Recumbent, o “bici sdraiate“.

La bicicletta che prenderò in esame è quindi in partenza “adatta” alle mie proporzioni anatomiche, che sono abbastanza nella media, non ha quindi richiesto interventi più drastici delle semplici regolazioni già disponibili per i diversi componenti della bici.

Ne approfitto per ribadire l’importanza, troppo spesso sottovalutata, di disporre già in partenza di un telaio “giusto” per le nostre misure. Adattare una bici troppo grande o troppo piccola produrrà quasi sempre risultati insoddisfacenti.

Questa è, nella mia esperienza, la posizione corretta da assumere in sella.

Tale posizione realizza diverse condizioni, in primo luogo un efficiente scaricamento della spinta articolare sul pedale.

E’ importante che il ginocchio, nella posizione di spinta (corrispondente al punto più avanzato della traiettoria del pedale) sia prossimo alla verticale dell’asse del pedale stesso, e quindi ci vada a gravare direttamente sopra.

Questo si realizza spostando la sella in avanti o indietro (più spesso in avanti) facendola scorrere sui due binari su cui avviene il fissaggio, e si controlla con un filo a piombo, collocato in prossimità dell’articolazione del ginocchio.

Più in generale si deve realizzare una condizione complessiva di scaricamento del peso del ciclista sul pedale.

Se la posizione della sella risulta troppo arretrata la sensazione complessiva sarà di spingere i pedali “in avanti“, anziché salirci sopra “in verticale“. La condizione di massima resa si realizza quando il baricentro del corpo si approssima al punto di applicazione della spinta (il pedale in posizione avanzata). Esistono significative differenze nelle lunghezze dei bracci delle pedaliere (da 170 a 185mm), anche se le differenze finali sono poco percettibili sarà il caso di verificare se la lunghezza montata sulla nostra bici è coerente con la geometria del telaio e con la nostra corporatura.

Ruotando la pedaliera, quando il pedale raggiunge il punto più basso la posizione corretta è la seguente.

In questa posizione la gamba deve risultare distesa (anche se non eccessivamente) ed il piede deve tassativamente poggiare con il suo punto di spinta (la piega del metatarso, quella che appoggia a terra quando ci alziamo “in punta di piedi“) direttamente sull’asse del pedale.

Oltre a far lavorare le articolazioni in maniera più efficiente, la distensione dei muscoli facilita lo smaltimento dell’acido lattico, responsabile della sensazione di fatica. Questa condizione si realizza agendo sull’altezza della sella, regolazione tipica in qualsiasi bicicletta. La posizione ottimale si raggiunge per tentativi, modificando l’altezza di mezzo centimetro alla volta e successivamente provando a pedalare. Al superamento del punto ottimale si percepirà il bacino ondeggiare verticalmente ad ogni pedalata, questo è il sintomo che l’altezza della sella è eccessiva: si tornerà alla posizione precedente e si provvederà a marcare tale posizione (p.e. graffiando una riga sul tubo reggisella con un cacciavite) per ripristinarla con facilità in ogni situazione futura in cui si renda necessario sfilare o abbassare la sella.

Attenzione alle scarpe che utilizzerete durante tale regolazione, devono essere le stesse che poi userete per pedalare: calzature con suole di diverso spessore richiederanno una correzione alla posizione verticale del sellino.

Una volta regolata la sella rispetto ai pedali bisognerà valutare la posizione del busto e delle braccia. La condizione da realizzare è quella della foto seguente.

Per ottenere uno scaricamento ottimale del peso del corpo sui pedali il busto dovrà essere inclinato in avanti di circa 45° rispetto alla verticale, e le braccia si distenderanno quasi perpendicolarmente rispetto ad esso (c.a 85°).

Tale posizione, a differenza delle altre viste fin qui, non è regolabile ma dipende dalla lunghezza orizzontale del telaio. Questo è anche il motivo per cui la regolazione verticale della sella, a differenza di quello che molti pensano, non è sufficiente per adattare una bicicletta al suo utilizzatore: occorre che l’intero telaio sia costruito in proporzione, altrimenti ci si troverà “sdraiati” in avanti, o al contrario troppo “contratti“.

Va anche notato che anatomicamente la distanza tra le spalle ed i polsi è maggiore di quella tra le spalle e le ossa del bacino che poggiano sulla sella (tuberosità ischiatiche). Questo fa sì che la posizione del manubrio debba necessariamente essere più bassa di quella del sellino. La posizione sollevata della testa necessiterà di un adattamento della muscolatura della parte posteriore del collo, che verrà da sé col passare del tempo.

Esistono delle controindicazioni per tale assetto, motivate da patologie della spina dorsale e/o dei dischi intervertebrali. Per esperienza è da sconsigliarsi a chi soffra già di cervicale. In questi casi occorrerà valutare ogni singola situazione, ed individuare un assetto compatibile con la patologia riscontrata.

Per evitare che il sellino eserciti una fastidiosa (e a volte dolorosa) pressione sulla prostata o sui genitali femminili, la punta della sella dovrà essere leggermente inclinata verso il basso, al più orizzontale ma mai verso l’alto.

Se la punta del sellino arriva a produrre un fastidio a livello inguinale, il nostro corpo tenderà a compensarla ruotando indietro il bacino e causando un inarcamento della schiena assolutamente nefasto, che produrrà, oltre ad una posizione scomoda, il rischio di dolori alla colonna vertebrale.

La posizione inclinata in avanti della schiena, oltre a garantire una guidabilità ottimale della bici, preverrà i danneggiamenti da urti verticali in presenza di fondo stradale sconnesso.

Nel caso si verificasse una eccessiva lunghezza della bici, l’unico intervento possibile è la sostituzione dell’attacco manubrio con un modello più corto o (situazione ben più rara) più lungo, al fine di recuperare una posizione il più possibile prossima all’ottimale.

Altezza, avanzamento ed inclinazione verticale della sella vanno regolate di pari passo, ogni correzione dell’una richiederà un adattamento dell’altra, fino ad arrivare alla soluzione ottimale.

La sistemazione descritta ottimizza la bicicletta per il movimento, ma non per la sosta. La sella risulterà perciò troppo alta per poter semplicemente fermarsi e poggiare il piede a terra. Occorrerà abituarsi, da fermi, a scendere ogni volta dal sellino.

La cosa ha un senso se si pensa che in un’uscita in bici si passano ore a pedalare, mentre per fermarsi e ripartire occorrono pochi istanti. Questo però obbligherà ad apprendere due semplici movimenti per partire e fermarsi. Per partire si procederà dalla posizione illustrata nella foto, si porterà uno dei pedali in posizione avanzata (ruotando la pedaliera all’indietro), quindi con un unico movimento si “salirà” sul pedale (la bici si sposterà in avanti) e ci si siederà sul sellino. Per fermarsi si sceglierà di collocare uno dei due piedi nel punto più basso della pedaliera, e frenando il corpo scivolerà in avanti fuori dal sellino mentre l’altro piede si poggerà a terra. Questi due movimenti, per quanto possano risultare inizialmente “ostici“, col passare del tempo finiranno a far parte di quel bagaglio di gestualità istintive che eseguiamo senza nemmeno pensarci su.

Non dobbiamo però pensare che l’utilizzo della bici si limiti ad una sola postura, ci capiterà sicuramente di dover ottimizzare la posizione in sella per far fronte ad esigenze “tecniche” del percorso, ad esempio in caso di discesa converrà poter spostare indietro il peso per aumentare l’efficienza frenante della ruota posteriore ed “alleggerire” quella anteriore, che potrà così più efficacemente superare eventuali ostacoli.

Oppure, nel caso delle salite o di ostacoli come cunette o buche, potrà rendersi necessario sbilanciare il peso in avanti.

Questi due movimenti, tanto semplici quanto spesso necessari, risulteranno molto limitati in presenza di un telaio più grande del necessario, rendendo l’atto del pedalare, oltre che più scomodo e stancante, anche inutilmente difficoltoso.

Da ultimo analizzerò la corretta disposizione dei comandi dei freni e del cambio.

Le leve dei freni dovranno essere abbassate fino a collocarle su una linea definita dal prolungamento degli avambracci. Dalla posizione “di marcia” saranno appena visibili al di sopra della barra del manubrio. Le leve del cambio dovranno muoversi parallelamente a quelle dei freni, questo già avviene per i comandi “integrati” (quelli in cui cambio e freni sono fissati ad un unico supporto), mentre dovrà essere verificato nei casi in cui i due comandi siano forniti separatamente. La posizione descritta ottimizza l’appoggio dei polsi sulle impugnature ed uno scaricamento ottimale delle sollecitazioni. Anche nel caso di frenate prolungate su un fondo sconnesso (si incontrano spesso lunghe discese nel corso delle escursioni, soprattutto in mountain bike) i polsi non soffriranno a causa di una postura errata.

Le leve dei freni di buona fattura dispongono inoltre di una regolazione della corsa per adattarsi a mani di diverse dimensioni. L’adattamento è necessario quasi per chiunque, dal momento che la posizione “standard” con cui le bici vengono fornite è al massimo dell’estensione e va bene, a mio parere, solo per i giocatori di pallacanestro capaci di tenere un pallone da basket con una sola mano.

La condizione ottimale di funzionalità si verifica quando la leva viene azionata con indice e medio, ed il lavoro di trazione operato dalle seconde falangi delle dita. La regolazione della battuta della corsa delle leve farà in modo che le nostre dita si trovino da subito in questa situazione, senza doversi allungare per raggiungere una leva troppo “avanzata“.

L’argomento non si esaurisce qui, ma almeno penso di aver fornito le basi essenziali perché ognuno/a possa valutare con cognizione di causa la propria posizione in sella, ed aver fornito sufficienti indicazioni per poter pervenire ad una sistemazione ottimale.

(P.s.: un grande grazie ad Emanuela per le foto, la revisione del testo e la pazienza nel sopportare la “full immersion” necessaria per portare a termine questo lavoro)

N.b.: l’articolo è stato pubblicato anche sul Forum Cicloappuntamenti.

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33 thoughts on “Parliamo di ergonomia

  1. Oh porca miseria! Adesso mi hai fatto diventare paranoica sulla postura!!
    Mi tocca ricontrollare tutte e tre le bici (il Cavalàs ha sicuramente il sellino troppo inclinato)!!!
    Ma chi me l’ha fatto fare a leggere ‘sto post!?
    E’ proprio vero BEATA IGNORANZA
    ;-D

    Mamaa

  2. Interessante in particolar modo la posizione dei freni e del cambio sul manubrio.
    Mi piacerebbe leggere qualcosa anche sulla bici da città; spesso la si utilizza più a lungo che non quella per le “escursioni”.
    🙂

    cicloveeg

  3. @ Mamaa
    Non lamentarti, magari la “paranoia” paga. Rischi di stare più comoda.

    @Cicloveeg
    In che cosa la postura di una bici “da città” dovrebbe differire da quella di una bici “da campagna”?
    🙂

  4. Fossi in te eviterei di pedalare con una camicia in piena estate, acuisce la sensazione di fatica come se non più della postura, il tipo di tessuto impedisce la corretta ed efficace traspirazione cutanea, ti si “pezza” l’ascella e l’effetto “eleganza” viene meno.
    Prescindendo da questo mi sapresti dare delle dritte per la corretta postura su una graziella 20″ per un individuo di un metro e novanta?
    M!!!

  5. @ M!!!
    La “camicia” è in realtà un capo di abbigliamento tecnico in microfibra ipertraspirante prodotta dalla GoreTexas® di Al Gore (avrai visto la pubblicità in tv con l’allegro motivetto “Ohi Gore, de chistu Gore, si state, lu primm’ammore…”).
    Quanto alla tua Graziella penso sia sufficiente sostituire il tubo reggisella con un’asta di quelle usate per il salto con l’asta, ed il manubrio con quello di un chopper.
    Stammi bene.

  6. Cheffai, sfotti? 😛 (Prrrr!)

    Nella Bici da città (detta anche city bike), “Il ciclista ha il busto verticale o leggermente inclinato in avanti, il manubrio è largo e posizionato ad una altezza superiore a quella del sellino.”

    Nella Bici da campagna(detta anche MTB), la posizione del manubrio è più bassa di quella del sellino.

    cicloveeg

  7. “Il ciclista ha il busto verticale o leggermente inclinato in avanti, il manubrio è largo e posizionato ad una altezza superiore a quella del sellino”

    #1 Questo chi lo dice?
    #2 Che motivazioni ergonomiche ha questa postura?

    Non voglio infierire, ma considera che viviamo in un paese in cui ancora si comprano telai “da donna” (quelli col tubo orizzontale ribassato), la cui esistenza è motivata unicamente dal fatto che a fine ‘800 una tale soluzione era l’unica che consentisse al “gentil sesso” di pedalare con le gonne lunghe senza scoprire le caviglie…

  8. Caro Marco, questa volta mi tocca contraddirti, la bici da donna te la compri se pensi che ci starai comoda, anche in questo caso l’importante è prendersela della propria misura così da pedalare senza affaticare schiena e braccia; il vantaggio sta proprio nell’opportunità di scendere da davanti.
    Guardati questa pagina e ne riparliamo, potessi me ne comprerei una da 60 full optional…
    http://www.workcycles.com/workbike/bicycles/dutch-city-bikes/workcycles-omafiets-dutch-granny-bike.html
    M!!!

  9. Con le gonne corte (= non lunghe e non necessariamente mini) è complicato utilizzare una bici senza il tubo orizzontale ribassato (o inclinato).
    Il telaio da donna è apprezzato anche da signori “di una certa età”, proprio per la facilità nel salire/scendere, senza dover alzare la gamba (fonte attendibilissima, il mì babbo!).

  10. @Anonimo#10; con la minigonna non le ho mai provate… non sono certo un ciclista di una certa età ma la postura della bici da donna devo dirti che non la disdegno per nulla, ne ho due che ho fissato e alleggerito di tutto il superfluo e mi ci trovo benissimo, una ha il sellino un po’ basso per me (m1,90) e le pedivelle un po’ corte (165mm che però mi concedono di pedalare anche in curva senza rischiare di ammazzarmi), l’atra è perfetta e anche percorrendoci 40 km mi ci trovo a meraviglia, lo scorso anno l’usavo per fare la gamba sul lungomare, oltre a recarmici in stazione la mattina. Sono poco appetibili e perfettamente affidabili.

  11. Condivido: il tubo orizzontale dritto è un pò un limitante per le donne. Fin qui ho pedalato solo con quello, anche in gonna, ma con una certa sensazione di disagio. Dovrebbe arrivarmi a breve la brompton. Allora potrò sperimentare la differenza…e fare confronti sulla posizione in sella.
    Ciao
    Alga

  12. #10 sono io, cicloveeg.
    Ho dimenticato la firma.

    Comunque, il tubo orizzontale ribassato (o inclinato) non cambia molto la postura su di una bici.

    Invece, la netta differenza fra la bicicletta MTB ed anche quella da strada (comunemente detta “da corsa”) con la bici da città, è proprio il busto dritto dato dal manubrio più alto del sellino.
    Utile per poter osservare meglio le “insidie del traffico”, per chi ha problemi di cervicale, etc.
    Il busto dritto comporta lo scarico del peso corporeo quasi totalmente sul sellino.

    Quindi, egregio Pierfranco, cosa ci dice sull’ergonomia della bicicletta da città?
    😉

  13. Ergonomia della bici da città:
    Se hai il pargolo sul seggiolino dietro che ti spintona, sei cmq costretto alla postura reclinata in avanti.
    La prima discesa che prendi sei costretto alla postura inclinata in avanti se non vuoi prenderti uno schiaffo di vento o cmq se vuoi prendere un po’ di velocità (wheeeee).
    Quando incontro certe signore/ne in bici da città che pedalano tutte impettite e rigide come se avessero un prolungamento del sellino su per…. la spina dorsale mi viene il nervoso (non so perché!!)
    Insomma sulla city la postura non sarà uguale a quella da mtb, ma non si discosta molto…

  14. @Cicloveeg; la miglior cosa per una bicicletta “da città” è investire dei soldi, troppi purtroppo, su una bella sella come Brooks comanda (ergonomicamente va regolata lievemente diversa da come ha correttamente spiegato Marco ma, questa è un’altra storia), la postura “in avanti” è comunque da preferire, a meno che non si abbiano seri problemi al collo.
    M!!!

  15. Intervengo sulla questione “schiena”.
    Il primo punto è identificare qual’è la priorità: se si vuole una posizione “efficiente” dal punto di vista ergonomico (ovvero una miglior risposta del veicolo alle sollecitazioni, più scatto in partenza, possibilità di raggiungere velocità più elevate, maggior comodità sulle salite…) allora valgono le considerazioni suddette. Se le priorità diventano altre (vedere meglio il traffico, essere più visibili) la postura può essere rivista, ma a patto di sacrificare, in tutto o in parte, la resa ergonomica.
    “In mezzo” a queste due opzioni c’è tutta la “zona grigia” dei compromessi che ognuno di noi è disposto ad accettare.
    Cmq. sono d’accordo che una postura più “dritta” dà minor problemi alla cervicale, ma ne dà di maggiori al resto della colonna vertebrale, che è più soggetta alle sollecitazioni verticali (buche, pavé ed altro ancora).
    Non credo di aver molto altro da dire.

  16. per dei schiacciamenti alla cervicale sono stato costretto a rivedere la posizione del busto da me preferita (piu’ aerodinamica e sportiva)…pero’
    verticalizzando un po ‘ di piu’ il busto ho trovato un certo miglioramento della sintomatologia cervicale

  17. Purtroppo queste (giuste) regolazioni votate all’efficenza si scontrano un po’ nell’utilizzo cittadino.

    Indipendentemente dalla tipologia di bici utilizzata, in città si preferisce stare un po’ più comodi, anche a costo di sacrificare un po’ l’efficenza della pedalata.

    Spesso ci si dimentica che in ambito urbano non si possono indossare vestiti comodi come quelli da ciclista, ma (ahimé) si è costretti ad indossare abbigliamento tutt’altro che comodo.

    Perciò per l’utilizzo strettamente cittadino i cd “telai da donna” si rivelano molto più comodi e pratici dei più efficenti “telai da uomo”.
    E’ molto piu’ facile e sicuro salire/scendere dalla bici, senza contorsioni e senza rischiare di strappare / macchiare i vestiti.

    Ad esempio provate ad andare sul sito della KTM, noto costruttore di mtb, e selezionate come tipologia di bici “City Bikes”…

    http://www.ktm-bikes.at/

  18. Anonimo, tutto giusto, ma qui non stai mettendo in discussione tanto la “postura”, quanto il modello di bici tout-court. E non è che il “telaio da donna” ti impedisca di avere al tempo stesso una posizione “efficiente”, se ben progettato. L’unica differenza sostanziale sta nel fatto che un telaio col tubo orizzontale scarica meglio le sollecitazioni meccaniche (sia sull’orizzontale che sul tubo “piantone” di uno col tubo “ribassato”, quindi quest’ultimo dovrà giocoforza essere maggiormente irrobustito, con un aggravio (di fatto minimo) di peso del veicolo. Ma questo non ha nulla a che vedere con le rimanenti geometrie.

    Cmq. per quanto riguarda i tubi “ribassati” sta per arrivarmi una Brompton (a proposito di bici “da città”). appena arriverà e me la sarò sistemata a puntino farò un post ulteriore: l’ergonomia e la Brompton.
    🙂

  19. @Pierfranco:
    > ma qui non stai mettendo in discussione tanto la “postura”, quanto il modello di bici tout-court

    nulla di tutto ciò; con il mio post volevo solo evidenziare come una azienda che produce costosisime ed efficenti mtb di alto livello, nelle city-bike preferisce adottare un telaio “da donna”, sicuramente più pesante e meno efficente.

    Questo per rifarmi ai post precedenti, in cui si sottolineava che in città si preferisce sacrificare un pò di efficenza e di leggerezza per aumentare la comodità di utilizzo e la sicurezza.

    E’ ovvio che anche in una bici simile le regolazioni (altezza/posizione sella, manuburio, ecc) vanno effettuate correttamente.

    Ora aspettiamo fiduciosi il post sulla bromton 😉

  20. Ho già espresso il mio parere sulle recumbent in questa discussione.
    L’obiezione principale è che mi costringerebbe a rinunciare a più del 90% dei miei “percorsi alternativi” su prati e marciapiedi per ributtarmi su strade invase da automobili nemmeno in grado di vedermi.

  21. secondo me la maggior parte delle persone che intervengono nemmeno sanno cosa sia andare in bicicletta. La postura è fondamentale. bastano pochi millimetri di errore e sei fregato per sempre. sei finito….hai chiuso.Come dicevano gli antichi "in postura est maxina virtus, posturatio bonis est magno gaudio corporis; posturatio infelix est terribilis et tamquam letalis" Ovodio "de execellentissime virstutis" 44,6.

  22. Beh, "fregato per sempre" mi sembra eccessivo. Esistono persone che vanno in giro per anni con posture sbagliate senza soffrirne troppo. Vanno più piano, si stancano più facilmente, hanno meno controllo della bicicletta, ma se non sono agonisti capace che non se ne accorgano nemmeno.Però in molti casi in cui ho "messo mano" a bici regolate male i proprietari si sono immediatamente accorti del miglioramento.

  23. ciao Marco complimenti per il post! mi occupo anche io di ergonomia (però sulle sedie da ufficio) e devo dire che hai fatto un'ottima e interessante ricerca! (ps non avevo mai notato che la dimensione del telaio potesse influire così tanto anche sulla postura)

    ciao!
     simone

  24. Simone, non sei il solo.
    La maggior parte delle persone pensa che la bici si "regoli" alzando o abbassando la sella…

    Tra l'altro, ora che ci faccio caso, dall'epoca di questo post la bici ritratta nelle foto ha cambiato leggermente assetto: l'attacco manubrio è stato sostituito con uno più corto (-2cm) ed il manubrio con un più largo (+3 cm per lato) e leggermente rialzato (+1,5cm). Questo non tanto per un fatto di efficienza complessiva quanto perché è cambiato il mio modo di usare la bici: ho preferito sacrificare un po' di aerodinamicità sui tratti veloci in cambio di un miglior controllo sullo sconnesso.

  25. si quando si parla di posizioni "statiche" la possibilità di cambiarle nel tempo è essenziale, anche perchè il nostro corpo lo fa costantemente, sia che ce ne si accorga e sia che si faccia finta di niente…

    ciao! grazie per le precisazioni sulle modifiche (non mi sono molto chiare in realtà, però immagino che l'angolo tra busto e gambe sia aumentato, giusto?
    ciao
    simone

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