Il carnevale interplanetario delle biciclette

Da cinque anni a questa parte c’è almeno una cosa in cui siamo primi in Europa, ed è la grande Critical Mass di fine maggio. Non preoccupatevi se non ne sapete nulla: viviamo in un paese strano, dove manifestazioni politiche di quattro gatti assurgono alle cronache dei TG di prima serata e su feste popolari ed “autogestite” come la Ciemmona, che coinvolgono letteralmente migliaia di ciclisti invadendo festosamente le strade della capitale, cala una cappa di omertoso silenzio.

La “Ciemmona”, nata dall’esperienza di Critical Mass (C.M. …che si pronuncia “ciemme”) nel 2004 col nome di “Roma Pedala” come esperimento estemporaneo, è negli anni diventata uno degli appuntamenti più attesi dei ciclisti della capitale e dei “ciclisti critici” del resto d’Italia e d’Europa, al punto da finire segnalata sulla guida Lonely Planet di Roma.

Si registrano ogni anno decine di presenze soprattutto da Spagna e Francia. Da quest’anno un’iniziativa simile, denominata “La Criticona”, si svolge a Madrid all’inizio di maggio.

In cosa consiste la Ciemmona? Niente di più e niente di meno che una Critical Mass, beninteso tenendo conto del fatto che i partecipanti si contano in termini di migliaia. Ci si dà appuntamento in una piazza cittadina, si parte e ci si muove “senza piani prestabiliti” per la città. In realtà un gruppone così grande pone dei limiti alla scelta del percorso, ragion per cui ci si muove di preferenza su strade ampie, evitando di creare colli di bottiglia che immobilizzino troppo a lungo la coda della massa.

Questo per quanto concerne il fatto tecnico in sé, ma la cosa che mi interessa è raccontare cosa si prova a “starci dentro”. La Ciemmona è un’esperienza unica perché è prima di tutto una festa, un grande carnevale delle biciclette in cui ognuno/a dei partecipanti racconta ed in qualche modo “mette in scena” una briciola della propria follia. Che pure già è folle, nel comune sentire ed a un primo rudimentale approccio, l’idea di usare la bicicletta per spostarsi nelle città italiane in generale, ed a Roma in particolare.

Follia e ribellione che prende la forma di bici impossibili, a due o tre piani, allungate, dilatate, colorate, di macchine a pedali che delle biciclette sono solo lontane cugine, di ibridi e chimere dalle forme improbabili. Oppure di vere e proprie maschere, clownesche ed irriverenti, di suoni ritmici prodotti sul momento, o musica “ciclotrasportata” con appositi sound-system, di fiori e colori. Una festa per gli occhi, e per le orecchie, la realizzazione estemporanea di un’utopia ciclabile in netta contrapposizione al grigiore inquinante, pseudo-efficientista e letale dei veicoli a combustibili fossili.

Quest’anno anche tanti bambini, ai quali la città è di fatto quotidianamente vietata per tacito accordo egoistico degli adulti. Bambini perennemente sequestrati dentro edifici ed autoveicoli che nella massa recuperano e sperimentano, forse per la prima volta, una libertà di movimento e di esperienza di vita che gli spetterebbe di diritto. Ed osservano la situazione con occhi increduli, fanno domande, che poi sono le stesse domande che si pongono gli adulti una volta strappati alla forma-mentis ed all’abitudinarietà in cui l’organizzazione sociale li costringe.

Per chi l’ha vissuta nei primi anni le edizioni attuali appaiono ormai ripetitive, e non potrebbe essere altrimenti. L’emozione straordinaria che provai nel lontano 2005 ad invadere la “sopraelevata”, territorio “sacro” fin lì appannaggio esclusivo del feticcio automobile e vietato da sempre alle biciclette, penso non la proverò più. Adesso ci si torna ogni anno, ma ormai il “gesto primigenio” è compiuto, resta emozionante solo per chi non lo ha ancora sperimentato.

Ed è forse questo, più di altri, il motivo che mi spinge a restare affezionato alla Ciemmona, nonostante buona parte della sua carica sovversiva sia andata persa: la possibilità di farla vivere a chi non c’è mai stato, regalare un’esperienza agli altri.

Quest’anno, oltre agli studenti ed al “popolo dei centri sociali”, c’erano anche tante famiglie, con bambini. Manu, prima di me, pensando al nostro nipotino Davide, si domandava: “come guarderà il mondo dopo aver partecipato ad una Critical Mass a soli sei anni?”.

Insomma la Ciemmona è una sorta di “macchina dell’immaginario” capace, anche solo per poche ore, di rappresentare l’esperienza di un mondo diverso. Un mondo in cui i bambini possono pedalare sulle strade, vivere la città. Un mondo dove è possibile respirare aria pulita, non viziata da migliaia di tubi di scappamento. Inutile interrogarsi se serva a qualcosa: è solo un sogno. Ma i sogni, a volte, cambiano il mondo.

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13 thoughts on “Il carnevale interplanetario delle biciclette

  1. “Bambini perennemente sequestrati dentro edifici ed autoveicoli…”

    Non c’é che dire, tuo nipote é proprio fortunato ad avere uno zio come te!

  2. Mannaggia, pensavo di trovare un’ode assoluta verso la CM ed ero già pronto con la tastiera intinta nel curaro a risponderti acidamente.
    E invece hai smontato tutti i miei argomenti (forse sei stato facilitato dallo scambio epistolare, ma in ogni caso sei stato bravo!).
    Difficile aggiungere qualcosa a quello che hai scritto: l’emozione della prima volta, l’atmosfera clownesca, la graduale perdita della carica sovversiva, il fragoroso silenzio dei media, l’intrinseca inutilità pratica, l’immensa capacità immaginifica…
    I tanti filmati sul WEB documentano proprio questo che tu hai sintetizzato in poche righe.
    Grazie per l’obiettività
    magociclo

  3. Grazie a te, lo “scambio epistolare” mi è servito a maturare un po’ di idee, e ad “asciugare” i concetti, ma la percezione del cambiamento c’era già.
    Il problema, al momento, è che la Ciemmona si è trasformata in un evento “per gli altri” e finisce con l’essere (relativamente) insoddisfacente proprio per quelli che in origine l’hanno voluta.
    Un evento “mainstream”, pur con tutti i distinguo del caso.
    Cambiarla ora non si può più, bisognerà inventare qualcos’altro che “sposti ulteriormente i confini del possibile” per chi continua a non accontentarsi dello status quo.

  4. @Magociclo
    Il testo del fantasioso/delirante volantino che ci avevi girato lo ho fatto leggere ad un mio amico semiologo, sta ancora ridendo e dice che chi l’ha scritto cmq é un grande.
    Però ancora non me lo ha tradotto, chissà perché…

  5. la pedalo per me, la pedalo per il nanetto, la pedalo per chi osserva con invidia dai marciapiedi, la pedalo per quelli chiusi nelle scatole, sperando che le loro menti si aprano al nuovo.
    Il piccolo la chiama improbabilmente Chiitialmmasse o festa delle biciclette e sebbene non abbia la coscienza critica, si rende conto benissimo che è una gran bella cosa, ancora più bella dell’andare in bici tutti i giorni, già suo grande piacere.
    Un appunto allo zio scriteriato, te sei buttato nei sottopassi del lungotevere lasciando Davide in balia degli altri ciclisti, per fortuna ha trovato un attento papà, amico dello zio che l’ha protetto…
    Spero di rincontrarti quanto prima, sulle strade di tutti i giorni o alla prossima CM.
    M!!!

  6. @ M!!!
    Non ti sei accorto che stava con la madre (che portava dietro il fratellino Adriano), la quale ti ha appunto sentito dirgli: “tuo zio è più avanti”.
    Comunque il complimento (“scriteriato”) mi piace e me lo tengo.

    P.s.: se vuoi puoi venirmi a vedere a teatro da domani a domenica (vedi post precedenti)

  7. sotti ma, mi è impossibile, la signora ha accompagnato in gita i suoi alunn@ e di conseguenza fino a sabato ho le sere bloccate dal piccolo, la vedo un po’ difficile.
    M!!!

  8. Devo dire che dalla lontana Monfalcone, a vedere la seconda immagine mi son venuti i brividi: la trovo bellissima con quella fiumana di gente che prende possesso della strada, il fatto di essere tutti assieme per lo stesso motivo e soprattutto mi piace il tizio in primo piano che si volta e sembra dirti “Ehi, perchè non vieni anche tu?”
    Yod

  9. @ Yod
    Le foto, anche quando funzionano, restituiscono si e no un 10% dell’emozione della situazione rappresentata… Trovarcisi in mezzo è tutta un’altra cosa.

    Probabilmente l’hai già visto, ma lo segnalo qui per tutti gli altri lettori del blog: c’è un bel video molto ben fatto su YouTube (che purtroppo Splinder non mi lascia incorporare nei commenti).
    Lo trovate qui:

    .

  10. Bravo il nipote e pure chi lo ha accompagnato. E’ vero: le foto restituiscono solo parte di quella emozione, che tanto i grandi quanto i piccoli di sicuro non scorderanno negli anni.
    Ciao. Alga.

  11. diamine. era il duemiladue, credo. il social forum di firenze. bella manifestazione, allegra, con un sacco di gruppi tra i più disparati. c’erano, direttamente dall’altro lato dell’oceano, i “vietnam veterans against capitalism”, e un gruppo degli inglesi pazzi che giravano danzando, battendo i tamburi e ripetendo come un mantra “one solution revolution”. ad un certo punto la strada davanti a noi fu attraversata da una marea di ciclisti e il corteo si fermò: sembrava di veder passare i bisonti nel vecchio west. eran i centauri ecologici del critical mass. il bello di quel marasma era che ognuno faceva il corteo a modo suo, e un po’ ancora si sentiva, nonostante genova, nonostante l’11/9, lo spirito di “noi siamo quelli di frankenhausen”… ah, bei tempi.

  12. Pingback: Tutti a/r mare | Mammifero Bipede

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