Le incessanti migrazioni del popolo della rete

Dopo aver resistito quasi un anno, in seguito alle insistenti pressioni di diversi amici sto cominciando a pasticciare con Facebook, la piattaforma di social networking del momento. Verrebbe quasi da dire l’ennesima, dato che di pari passo con la diffusione della rete internet, e col progressivo aumento della quantità d’informazione che è stato possibile scambiare, diverse modalità di comunicazione e relazione sono via via diventate di uso comune, per poi lentamente declinare sostituite da altre. Già qualche mese fa ragionavo sul progressivo abbandono nell’utilizzo della posta elettronica, primo e probabilmente più rudimentale strumento di "rete sociale" a larghissima diffusione. Usato, sfruttato e pian piano sostituito da altri media più flessibili e performanti.

L’e-mail era nata come strumento di comunicazione interpersonale, ma con l’evoluzione della rete il confine tra privato e pubblico venne ben presto varcato grazie all’avvento delle "mailing-lists": semplici server capaci di ridistribuire "a pioggia" ogni e-mail ricevuta. In questa maniera, anche con connessioni molto lente e costose com’erano quelle sul finire del secolo scorso, piccole "comunità" potevano dialogare, scambiarsi materiale informativo e "costruire situazioni" in una condizione di quasi perfetta "orizzontalità". Tuttavia queste comunità rimanevano chiuse ed in qualche modo "nascoste" al resto del mondo, cosa che ne limitava fortemente la visibilità e la conseguente crescita numerica.

Una ulteriore risposta a queste esigenze, resa possibile dalla maturazione del web 2.0 e dalla sempre maggior disponibilità di connessioni "flat" economiche e veloci, apparvero essere i blog, che univano alla visibilità universale delle pagine web, unita all’impatto estetico accattivante, la possibilità per i lettori di commentare gli argomenti pubblicati e quindi aprire la "conversazione" verso l’esterno. Per piccole comunità con un forte interesse comune, come l’associazione cicloambientalista di cui ero all’epoca presidente, l’integrazione tra l’ambito di dialogo pubblico consentito dal blog e quello semi-privato delle mailing-lists parve per un po’ la combinazione vincente (almeno a me), ma si scontrò ben presto con l’estrema disuniformità nella padronanza delle tecnologie informatiche da parte dei diversi fruitori (ed, in quel caso, nella scelta deliberata, da parte di alcune persone, di "cavalcare" tale disagio… ma qui scivoliamo nei meandri dell’animo umano, da sempre molto più impredicibile e nocivo rispetto alle tecnologie che di volta in volta si ritrova a gestire).

Da diverso tempo si dibatte di "digital divide", termine usato per definire la forbice, che va purtroppo divaricandosi, tra chi ha accesso alle potenzialità della rete e chi, per limiti economici, o infrastrutturali, non ne ha. Ma esistono forme di "mini digital divide" che discriminano gli utenti con scarse capacità di gestire la sconfinata complessità degli strumenti informatici. Per fare un esempio, l’abilità o meno di applicare "filtri" alla posta in ingresso ha rappresentato un limite alla diffusione delle mailing-list, mentre per altri versi la disponibilità o meno di connessioni "flat" ha fatto altrettanto con i blog. Alcuni utenti sono riusciti a "sbarcare" sulle nuove tecnologie più in fretta di altri, che sono rimasti legati a modalità nel tempo divenute obsolete, vedendo le proprie "communities" lentamente declinare. Un’altra forma di "divide" discrimina ulteriormente quelli che non hanno la possibilità di accedere ad internet dal posto di lavoro, relegandoli ad una fruizione estremamente "asincrona" e di fatto limitandone le possibilità nell’usufruire di determinati "strumenti" più calibrati sull’uso "in tempo reale".

Dopo un paio d’anni di sperimentazioni ho finito con l’allontanarmi dai blog "a più mani", la "variante social" dei blog personali, dopo averne esplorato appunto i limiti in ambito "sociale", ovvero l’inadeguatezza nell’alimentare e far crescere esperienze che potremmo definire di "azione diretta". Mentre per il resto del mondo l’arena digitale pareva assolvere all’unica funzione di mettere in relazione persone lontane, con la "relazione digitale" stessa come unico fine, io continuavo a cercare di "piegare" le potenzialità degli strumenti "virtuali" alla produzione di qualcosa di concreto: iniziative, frequentazioni, contatti reali. Per contro i blog, anche quelli "collettivi", si sono rivelati troppo "verticali", up-to-down, per risultare realmente coinvolgenti nei confronti dei lettori/frequentatori. Ottimi come strumenti di divulgazione e discussione ma estremamente limitanti nel produrre "comunità".

L’esperimento sociale successivo non poteva che essere un forum, spazio on-line variamente modulabile, con la caratteristica peculiare di consentire ai frequentatori di avviare e partecipare a diverse "conversazioni", attive in parallelo e contemporaneamente. Nasceva così, poco più di un anno fa, Cicloappuntamenti. Non avendo alcuna esperienza di Forum lo immaginai come un sistema finalizzato a "produrre escursioni", con gli spazi principali intenzionalmente finalizzati all’obiettivo di promuovere pedalate di gruppo, ed altre aree a disposizione per le discussioni "affini", ma defilate rispetto al "target" principale.

Sebbene le persone che avevo in mente quando diedi vita a Cicloappuntamenti sparirono quasi tutte nel volgere di poche settimane, non trovando una propria dimensione in uno strumento relazionale diverso da quelli di cui avevano esperienza, in breve tempo il forum cominciò a popolarsi di nuovi frequentatori che seppero apprezzarne le caratteristiche e promuoverne le attività. Inutile dire che senza di loro il Forum sarebbe tristemente "naufragato", e con esso l’idea stessa di una comunità di ciclisti capace di organizzare iniziative totalmente estemporanee, senza bisogno di sovrastrutture associative, regolamenti vincolanti, gerarchie ed obblighi imposti. Ad oggi il forum e la relativa "community" si identificano reciprocamente, e lo strumento pare rispondere egregiamente alle esigenze dei suoi fruitori.

Ma veniamo a Facebook: cos’ha da offrire di diverso rispetto agli altri strumenti di "social networking" che l’hanno preceduto? Indubbiamente la "personalizzazione" dell’esperienza. Il limite primo delle mailing list è risultato consistere nella capacità dei lettori, mediamente scarsa, di strutturare ed organizzare l’informazione che pioveva nella propria casella di posta. Utilizzatori più smaliziati hanno saputo fare tesoro di strumenti come il filtraggio selettivo e l’organizzazione delle discussioni (in base all’oggetto o al "reply-to"), ma la stragrande maggioranza si è dovuta arrendere alla propria inadeguatezza a fronteggiare la mole disordinata di informazioni che li raggiungeva. Questo ha posto un "tetto" alla quantità di informazione che aveva senso far circolare sulle liste, creando un collo di bottiglia oltre che alla quantità di informazione scambiata alle dimensioni delle communities.

Facebook risolve brillantemente il problema polverizzando una mole sconfinata di utenti in una rete di cui ognuno/a gestisce e sperimenta un unico nodo che condivide con le persone con cui ha scelto di "comunicare". In pratica non una singola "community", ma innumerevoli, con diversi gradi di separazione le une dalle altre. Se da un lato questa parcellizzazione lo rende del tutto inadatto a qualsivoglia utilizzo "pratico" che vada al di là del farsi una pizza tra amici, dall’altro ne fa uno strumento comunicativo capace di esportare le innumerevoli sfaccettature di ogni singolo individuo, in un calderone caotico nel quale spuntano, qua e là, piccoli oggetti interessanti e frammenti di umanità.

Per ora non ho un’idea chiara di quanto questo strumento possa rendersi utile nei mille campi in cui disperdo la mia attenzione, ma penso che mi consentirà di aprire il mio ventaglio d’interessi a più persone che non avrebbero altrimenti tempo e modo di seguirmi. Ho già iniziato a dar conto degli interventi più interessanti che sparpaglio in giro per il web, su blog, Forum, sul Mammifero Bipede, ecc… Per ora è un esperimento, pian piano qualcuno/a mi dirà se ha senso o meno. Resta il fatto che non si può far troppo conto su un singolo strumento, perché le communities si popolano e si spopolano continuamente, col progressivo emergere di strumenti sempre più adatti alle necessità degli utenti. Chissà la prossima cosa sarà?

Nel frattempo, per chi volesse impicciarsi di quello che combino "laggiù"… qui c’è il mio profilo.

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17 thoughts on “Le incessanti migrazioni del popolo della rete

  1. Ci sei caduto anche tu ? 🙂

    Continuo a pensare che l’importanza di internet non sia il “mezzo” ma il contenuto.

    Io non frequento il web alla ricerca del “mezzo” perfetto o di compagnia, navigo per soddisfare la mia curiosita’ su vari argomenti e casualmente ho conosciuto centinaia (non scherzo) di persone, di cui molte veramente molto interessanti e con qualcuno ho stretto amicizia anche nella RL.
    Sicuramente ho arricchito il mio bagaglio culturale e scoperto nuove cose che non cercavo (effetto Serendipity) e di cui ignoravo l’esistenza.

    Le piattaforme, social o meno, servono, per me, se offrono la possibilità di fruire dei contenuti.
    FB mi sembra invece l’opposto, ossia io entro per conoscere gente,
    spesso gli amici degli amici degli amici dei conoscenti.
    Ma è veramente cosa buona ? Ricordo che una delle regole storiche dell’infanzia era non mischiare le amicizie, perche’ maturando in ambiti diversi (scuola, sottocasa, palestra, mare/montagna) non avrebbero
    legato se non in casi rarissimi.

    Per quanto riguarda il web, storicamente le piattaforme che ho ritenuto più necessarie e riuscite sono (alcune sono state) nell’ordine: i newsgroup, geocities (primo spazio web gratis), yahoo (primo spazio per community tematiche gratuite), i blog (intesi come fornitori di blog) ed infine you-tube.
    Ho volutamente escluso Flickr perchè le foto preferisco tenerle sul mio sito.

    Non commento spesso, stavolta ho esagerato 😉

  2. Anch’io sono approdata su FB tempo fa, dopo un primo lungo periodo di inutilizzo della piattaforma ho scoperto che alcune mie amiche con cui solitamente ci sentiamo per email erano lì e adesso é molto più facile tenere i contatti e scambiarsi quattro sciocchezze quotidiane…

  3. Allora ti mando subito “l’amicizia”!
    Scherzi a parte, prendo molto sul serio la tua puntuale riflessione sui sistemi informatici di comunicazione, ma la mia esperienza di circa 1 anno su FB non è esaltante. E’ vero, ho ritrovato persone di cui non ricordavo quasi più l’esistenza (e quindi, forse, non sentivo nemmeno il bisogno di contattarle), ma ho anche avuto serrati scambi con persone che vedo ogni 2/3 giorni. Le varie community che ho incrociato sono di solito il duplicato di altre situazioni, più ordinate, già presenti sul web o nella vita privata. Insomma, frequento FB per curiosità, forse per necessità di rimanere agganciato al mio tempo, così come frequento Twitter (meno caotico ma troppo “sincopato”), ma ritengo che i blog, e ancor di più i forum, rappresentino un punto di equilibrio ottimale fra il bisogno di informazione/comunicazione e la necessità di filtrare la massa immensa di informazioni che il web offre.
    magociclo

  4. @ Diablo
    Io sto provando ad utilizzare Facebook in maniera “impropria”, proprio per veicolare contenuti. Non ho ancora deciso se funziona o tutto si perde e diluisce nel “flusso”, lo sto usando da troppo poco tempo. Sicuramente non mi interessa usarlo per stabilire nuove amicizie, ho già il mio bel daffare a gestire quelle che ho… 🙂

    @ Mamaa e Magociclo
    Fino a qualche anno fa il mio appuntamento “fisso” era con la posta elettronica, poi sono venuti i blog, poi i forum… al momento ho diversi appuntamenti “fissi”: questo blog (Splinder continua a non avere il feed dei commenti), il Forum Cicloappuntamenti, la mia posta, l’aggregatore (on-line: GoogleReader) ed ora Facebook. Ognuno è un po’ un mondo a sé, ma tutti insieme costruiscono il quadro generale. Quando ho tempo (il che significa “non molto spesso”, visto quello che ci vuole a star dietro a tutto) passo anche su un po’ di blog amici a leggere i commenti, e a commentare in prima persona, o sul forum degli astrofili, o qua e là, variamente.
    Però trovo che questa enorme “offerta di comunicazione” finisca col produrre “sacche” di utenza legate ad uno o all’altro spazio. Penso che sia inevitabile quando l’offerta supera di gran lunga la capacità di attenzione del singolo individuo.

  5. Riporto il commento già inserito su FB:
    Non si può pensare ancora ad un unico strumento (social network e forum/Blog).
    I social network come FB hanno dalla loro una grande spontaneità ma tutto scorre anche se per paradosso sono usati spesso proprio per ritrovare ricordi.
    Legami già creati in passato e ritovati.
    L’idea è che un amico di amico puo essere mio amico? Non sempre ma nemmeno mai direi.
    Effettivamente però quando si vuole fare un discorso appena appena più serio i forum sono meglio organizzati.
    Ho provato a registrarmi su Ning e per il momento sto studiando un social network di una CM di Santa Monica. Interessante.

    Francesco LV

  6. Mago hai scritto cio’ che ho pensato quando ho deciso di non usare FB:
    “ho ritrovato persone di cui non ricordavo quasi più l’esistenza (e quindi, forse, non sentivo nemmeno il bisogno di contattarle)”

    bikediablo

  7. (quello che segue è un lungo commento di Emanuele, pubblicato direttamente su Facebook…)

    “Ho letto il tuo interessante post e aggiungo qualche mia considerazione:
Intanto l’utilità di Facebook l’hai evidenziata tu stesso: se tu non avessi condiviso su Facebook questo tuo post, io non lo avrei mai letto e quindi non avremmo potuto scambiare le nostre idee sull’argomento. E questo non perché non mi interessa il tuo blog, anzi, ma perché con i miei mille interessi in rete e con lo scarsissimo tempo a disposizione, materialmente non ce la faccio a seguire tutto. Facebook io lo vedo come una sorta di mega-brainstorming multithread… pensa… innumerevoli gruppi di persone che condividono idee e pensieri e che in questa condivisione tra insiemi di individui che si intersecano per area geografica, cultura, ceto, età, riescono a fare uscire queste idee e pensieri al di fuori della loro più o meno ristretta cerchia di conoscenze, e a diffonderle, trovando però sempre un filo comune, che può essere l’identità culturale, l’ideologia politica, l’amicizia, la parentela… perché questa è la vera differenza su Facebook: non è un blog o un forum dove capitano persone che non si conoscono, ma una rete sociale di conoscenti. E per tornare al tuo ragionamento sugli strumenti di comunicazione che la rete ci offre, io vedo sempre più una convergenza tra web 2.0, social networking, e soprattutto connettività mobile, quindi mi aspetto in futuro sistemi interoperabili di condivisione delle idee che non sono “circoscritti” ad un forum o a un blog, ma lanciano “spot” di comunicazione in una nuvola di informazione dove poi ciascuno collezionerà solo le informazioni di suo interesse (per argomento o per autore) grazie ad agent automatici opportunamente addestrati e specializzati. Già oggi, per concludere, ti suggerirei di dare un’occhiata a strumenti per realizzare social networking più specializzati, come ad esempio Ning (io ci ho creato ad esempio un social network come strumento di “assemblea permanente” tra genitori e insegnanti per la scuola materna di mio figlio).”

  8. @mago e bikediablo
    Per evitare scocciature e scocciatori su FB mi sono registrata con una specie di nick, infatti non mi ha mai cercato nessuno!
    Semplicemente ho spostato su FB lo scambio di mail che c’era prima.
    Sicuramente così ho più possibilità di scambiare chiacchiere e condividere foto e filmati e altre sciocchezze.
    Alla fine si riconduce tutto a come utilizziamo il “mezzo”.

  9. Rispondo a Mamaa e un po’ a tutti. Non credo che tutto si riduca a “come utilizziamo il mezzo”, c’è anche il non secondario problema di “come il mezzo è fatto e come funziona”.
    Tanto per scomodare ulteriormente la buon’anima di McLuhan ribadirò che “il mezzo è il messaggio”, e Facebook non fa eccezione.
    Dopo pochi giorni di utilizzo lo trovo un’esperienza piacevole ma assolutamente dispersiva, una sorta di perenne chiacchiericcio sociale senza un costrutto né la pretesa di averne. Se mi perdonate il paragone è un po’ come stare nel “paese dei balocchi” di collodiana memoria.
    Segui un link di qua, una conversazione di là, senza un filo logico… è come starsene al bar a chiacchierare.
    Chi ha provato a tirarne fuori qualcosa di fattivo (vedi il gruppo “Quelli che osano la bici a Roma”, tanto per dire) ha gettato la spugna.

    Di contro FB occupa tempo ed energie alle persone, che pian piano abbandonano gli altri ambiti di scambio/confronto/discussione lasciandoli deperire. Non so, forse è un assestamento fisiologico, forse tutti quelli che prima cicalecciavano nei forum, sulle mailing lists e nei commenti dei blog aspettavano solo un S.N. rilassante ed ottundente, e quindi non sono una gran perdita… ma per chi veramente ha creduto nella possibilità di veicolare contenuti via web erano quantomeno un conforto, una presenza.

    Io penso che passata la “sbornia” in molti si stuferanno di FB tornando in “spazi sociali” più mirati.
    Per il momento continuo a studiarmelo, e lo userò per “far circolare” ulteriormente i contenuti che pubblico sul mio blog o su altre piattaforme. Ma mi rendo conto che l’allargamento della platea che FB offre significa anche una diluizione drammatica nella capacità d’impatto di tali contenuti.
    In tempi lontani, a Ruotalibera parlavamo di uno “zoccolo duro” del cicloescursionismo… con Facebook è un po’ come stare immersi in una nuvola diffusa: sembra enorme, ma alla fine non ti consente di afferrare nulla.

  10. Quoto Mamaa. Come avrai visto, anch’io sono nickata. Altrimenti avrei avuto una caterva di contatti inutili, invece così ho le mie dieci-venti persone che trovo interessanti e le altre kaputt.

  11. Roma Ciclista è la mia prima esperienza di comunicazione in rete, a parte la e-mail, che uso in maniera estenuante per lavoro.

    Ho cercato di strutturare il blog come una testata giornalistica, conscio del fatto che la carta stampata troverà sempre più difficile sopravvivenza nel mondo moderno, se non altro per il costo.

    Mi ha aiutato aver lavorato da Capo Redattore (il direttore era mio padre) in una ruvusta fatta tutta a casa, nel tempo libero.

    Tirava 15000 copie, mica uno scherzo, ed è sempre stata in dignitoso attivo.

    Invece del blog troverei più adatto un sito vero e proprio, ma ho paura di non riuscire a sostenerlo adeguatamente.

    Quello che non mi piace dei tanti siti che visito è la superficialità e la dispersione dei contenuti. Per esempio trovo quello della FIAB assolutamente impraticabile.

    Non sto su FB, per gli stessi motivi per i quali non faccio un blog veramente personale.

    Non mi va di parlare dei fatti miei a tutti. Seguo da vicino alcuni amici e amiche che ce l’hanno, e il problema è sempre lo stesso: quello che metti lo vedono tutti, le dichiarazioni d’amore le vede anche il vecchi partner, etc. etc… In effetti assomiglia tanto ad una schedatura di massa.

    Probabilmnte aprirò un account come Lug il Marziano, ma il mio passatempo principale non è una cosa da FB.

    Un caro saluto

  12. Lug, cosa intendi con “un sito vero e proprio”? Certo, puoi acquistare un dominio e rimpinzare lo spazio disco a disposizione di mille cose, ma poi chi le verrebbe a leggere?
    Già io ho dei dubbi che qualcuno/a abbia voglia di scartabellarsi i miei vecchi post (con tutto che personalmente non li considero meno interessanti dei nuovi…). In teoria c’è la possibilità di filtrarli per “tag” e leggersi solo gli argomenti che interessano, in pratica… mi accontento che qualche anima pia mi legga ogni tanto.

    P.s.: per “quello della Fiab” intendi il nazionale (Fiab-onlus.it) o quello “locale” dell’associazione Ruotalibera?

  13. Forse hai ragione…

    Pensavo a rubriche, magari per provare biciclette e accessori, escursioni, ed altro. Insomma una specie di rivista vera e propria, solo su web, includendo anche uno o più blog.

    Pensavo di prendere a riferimento i siti dei grandi giornali, tipo Corriere o Repubblica.

  14. probabilmente ne divverrò un fruitore instancabile, per il momento non ne sento la necessità, non mi ci sono neppure affacciato e per quello che mi hanno raccontato, è molto lontano da ciò che mi interessa dei rapporti umani,
    @mama; dici di averci sostituito le mail e molte delle persone che conoscono dicono la stessa cosa, non capisco perchè, a quel punto tanto valeva continuare ad utilizzare la normale posta elettronica, io la tengo aperta per tutto il tempo che sono al pc e non capisco come un SN potrebbe migliorare il servizio come non capisco chi usa msn allo stesso modo.
    Per tutto quello che ho sentito di FB, mi sembra molto il colmare lo spazio vuoto lasciato dal bar o dalla fontana del paese, luoghi di aggregazione autentica e naturale che le nostre città e il dissennato ritmo di vita hanno perso, per riscoprire poi che siamo animali sociali e che di quei luoghi abbiamo bisogno, seppure virtualmente.
    Personalmente resto dell’idea e combatto al fine di incontrarlo realmente “il mio amico”.
    M!!!

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