Macerie

Un paio di giorni fa buona parte del centro Italia si è svegliata intorno alle tre di notte, con la casa scossa da un  terremoto che, come si è scoperto poco più tardi, stava devastando l’Abruzzo, causando centinaia di morti. In realtà addossare le responsabilità agli eventi naturali è un po’ uno sport nazionale. Buona parte del nostro paese è a rischio sismico, ma si preferisce far finta di niente finché non ci scappa il morto, o le centinaia di morti. Poi giù lacrime di coccodrillo, promesse di "interventi per la messa in sicurezza", parole, parole, parole. Ma dalla classe politica mai un "mea culpa" mai un’ammissione di responsabilità. Piuttosto sempre, ostinatamente, il tentativo di addossare le colpe ad altri, alla controparte politica, ai propri predecessori, in un perenne scaricabarile che si potrebbe definire indecente, se parlare di "decenza" in questo paese avesse ancora un qualche significato.

Proviamo a fare un esercizio, molto teorico, di "responsabilizzazione collettiva": se la casa dove vivo crolla con chi me la devo prendere? Intanto, se è casa mia (ed ammesso di essere sopravvissuto al crollo), me la devo prendere con me stesso perché ho scelto di vivere in un edificio a rischio. Se è una casa vecchia sono responsabile di non averla resa sicura. Se la casa è nuova me la devo prendere col fabbricante dell’edificio, che ha costruito un oggetto mortale o per propria incapacità ("qualità" che in Italia molto spesso apre la strada ad una rapida carriera), o per dolo criminale, ignorando le normative vigenti (altra sicura strada di affermazione sociale). Se sto in affitto o in una casa non mia posso prendermela col proprietario, sempre che io stesso non l’abbia scelta fatiscente per risparmiare sull’affitto. Da ultimo tirerei in ballo tutto il baraccone politico-amministrativo, (ir)responsabile dell’emissione delle normative (farraginose), dei controlli (spesso inesistenti, non di rado "taroccati") e delle sanzioni civili e penali (solitamente intempestive ed inefficaci). A ciò aggiungerei che i nostri rappresentanti politici ce li scegliamo noi, il che ci riporta dritti dritti al primo punto.

E quindi di che stupirci, turbarci, indignarci? Delle nostre scelte, del nostro "stile di vita"? Il fatto è che la sceneggiata è già descritta e prevedibile fin nei minimi dettagli: finché non capita una tragedia nessuno/a muove un dito, subito dopo tutti a piangere, per poi immediatamente "rimuovere" e via di nuovo come prima. Gli italiani sono fatti così. I giapponesi no, tanto per fare un esempio, ed infatti le loro case non crollano nonostante siano sottoposte ad eventi sismici ben più frequenti ed intensi dei nostri. Ma voglio andare oltre, perché il tragico e ridicolo "stracciarsi di vesti" che va in scena in questi giorni per il terremoto si può trasferire pari pari in qualunque altro ambito in cui l’organizzazione sociale dovrebbe farsi carico di prevenire le tragedie.

Prendiamo il caso dell’incidentalità stradale, tema che da ciclista vivo quotidianamente sulla mia pelle. Periodicamente assistiamo a (finte) lamentazioni mediatiche sulle "vittime del weekend", sulle "stragi del sabato sera", sull’escalation della pirateria stradale. Abbiamo migliaia di morti l’anno, perlopiù innocenti falciati dal cretino di turno comodamente assiso sul suo carrarmato urbano, non di rado alla guida sotto l’effetto di alcool o stupefacenti. In pratica il bilancio di una guerra a bassa intensità. Ma si fa qualcosa? No, ovviamente. Nemmeno come singoli individui siamo in grado di moderare il nostro stile di guida, di attenerci a quelle regole minime di buonsenso che pure nessuno si dà pena di far rispettare.

Le strade italiane sono ormai una sorta di "far west" dove dare libero sfogo alle proprie frustrazioni, rischiare la vita propria ed altrui, godere di una minima parvenza di coraggio, libertà e sprezzo del pericolo. Una valvola di sfogo micidiale cui nessun governo ha voluto fin qui porre il minimo argine, nel consenso tacito, o nell’indifferenza, dei più. E considerazioni del tutto analoghe si potrebbero fare per quanto riguarda l’incidentalità sui posti di lavoro, il consumo di alcool e droghe, la violenza negli stadi, la gestione criminale dei rifiuti tossici, la malasanità, il dissesto ambientale e via elencando. Non c’è praticamente ambito del vivere civile in cui il nostro paese non si distingua in negativo per lassismo, menefreghismo, cattiva gestione, speculazioni e puro e semplice cinismo.

Ogni volta che sembra di aver toccato il fondo si scopre che c’è ancora un ulteriore sottofondo, ancora più buio, orribile e disperato, e per non farsi mancare niente ci si tuffa entusiasti. Questo è lo stato in cui continuo a vivere, domandandomi pressoché ogni giorno se ha senso continuare a lottare per un paese migliore, una società più giusta, o non sia davvero la fuga l’unica reale alternativa.  So anche che questo ennesimo inutile lamento non servirà a null’altro se non a rubarvi il tempo che avete speso a leggerlo, ma avevo bisogno di tiralo fuori, non foss’altro per ribadire che questo modo di speculare, anche solo moralmente, sulle disgrazie altrui non mi appartiene e non mi apparterrà mai.

P.s.: oggi volevo scrivere di tutt’altro, ragionare di futuro, di speranze, di possibilità. Ma il terremoto sembra essersi portato via l’ultima briciola del mio già risicato ottimismo, e la necessità di vomitare fuori tutto il senso di schifo che sto provando in questi giorni ha prevalso. Mi dispiace. Magari a breve ci riproverò.

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5 thoughts on “Macerie

  1. Mi piace assai questa analisi, finalmente la presa di coscienza che non è solo la natura brutta e cattiva. Di recente un mio amico su feisbuc ha postato un link al fatto che l’ospedale crollato era stato realizzato dall’Impregilo, impresa che ha al suo attivo un sacco di malefatte, casini, fallimenti, crolli, etc etc e che nonostante tutto, guarda caso, continua a lavorare. Stesso discorso (quasi) per le stragi sulle strade: che senso ha fare auto che possono arrivare fino ai 300 all’ora che poi il limite è di 120 massimo? Dove cacchio vai a 300 all’ora? Perchè non mi fanno un’auto che al massimo va a cento e mi costa di meno? Ma forse la potenza di poter fare bruuum! bruum! è più attraente di qualsiasi cosa…

    Yod

  2. Sì e, aggiungerei, il tintinnio dei soldi facili rende sordi molto spesso al richiamo della legge.
    Tra poco si scopriranno i nomi (speriamo)di chi ha costruito cosa e in che modo, e ci sarà un rimpallo di accuse e di responsabilità; di qui la bufera e poi, com’è tipico del nostro spaghetti style, la nebbia polverosa coprirà tutto.

  3. Caro MarcoPie ieri non riuscivo a postare (malefiche linee!) e oggi ancora riflettevo sulle tue parole.
    E’ un ragionamento che non vale solo per il terremoto, ma per la vita tutta e i suoi aspetti quotidiani.
    Mi sono così ritrovata a riflettere che quello che accomuna l’imprenditore che costruisce con materiali scadenti, il cittadino che compra a occhi chiusi (pur sapendo il più delle volte) o a non interessarsi della messa in sicurezza della propria abitazione, non é solo una questione di soldi, ma un fregarsene collettivo delle conseguenze anche se certe.
    In quanti ogni giorno fanno spallucce pur sapendo che il loro comportamento non solo é sanzionabile, ma anche pericoloso?
    Si può partire da fatti grossi come i terremoti o i fatti della Tyssen per scendere giù, giù fino a sciocchezze come buttare una cartaccia in terra.
    Cos’é che porta un adulto, che dovrebbe essere responsabile e cosciente a comportarsi come un bambino dell’asilo?
    Ecco qui la mia riflessione ha preso una brutta piega.
    I nostri concittadini si comportano ESATTAMENTE come bambini dell’asilo: senza riflettere sulle conseguenze delle loro azioni, come i bambini in cui il senso delle regole non é ancora netto e acquisito, come i bambini a cui puoi spiegare tutte queste cose ma che dopo pochi minuti hanno già dimenticato perché vivono in un eterno presente fatto solo di gioco e divertimento, dove ognuno é il centro del proprio universo.
    Per questo genitori ed educatori, con santa pazienza, molte ripetizioni e spesso con punizioni insegnano al bambino cosa é giusto e cosa é sbagliato, qual’é la conseguenza delle loro azioni, che ad ogni azione corrisponde una reazione….
    Ecco, mi sono detta, la ns società é rimasta allo stadio infantile!
    Siamo una società egocentrica e senza capacità/volontà di guardare al futuro prossimo, alla conseguenza delle ns azioni.
    Siamo una società capace di creare gioiellini ipertecnologici, macchine che sfrecciano anche a 300 km/h per il brivido del piacere istantaneo, senza subire il peso di riflessioni tipo: ma se mi schianto a 300 km/h mi farò male? Ammazzerò qualcuno?
    Siamo una società dove non esistono “genitori” o “educatori” (vedi istituzioni / politici) che si prendano cura di noi indicandoci la giusta strada, mostrandoci e facendoci riflettere, sanzionandoci, punendoci, educandoci…
    Scrivendo queste parole mi rendo conto che stiamo vivendo veramente nel mondo dei balocchi di Pinocchio e Lucignolo é a capo del Governo! Ma chi vogliamo biasimare se proprio come Pinocchio, siamo stati noi a seguirlo nelle sue mascalzonate e ad appoggiarlo?
    Purtroppo di una cosa sono sicura: non ci sarà una Fata Turchia o un Geppetto a tirarci fuori dai guai.

  4. La “Fata Turchia”, se non la fanno entrare in Europa, difficilmente potrà aiutarci (ma ho più di qualche dubbio anche nel caso ce la faranno entrare…).

    🙂

    Scusa Mamaa, ho sentito il bisogno di sdrammatizzare un po’. Altrove ho definito il berlusconismo una sorta di “sballo” generalizzato, ma il tuo paragone con Pinocchio è ancora più calzante.
    Attendiamo dunque rassegnati il finale della storia, dal momento che Collodi ce l’ha raccontato già (e senza intervento salvifico della fatina).

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