La fantascienza non esiste

Visto che impiego una quota marginale ma significativa del mio tempo a leggere narrativa, prevalentemente fantascientifica, ed una parte ancor più significativa a scrivere sul web, accade sempre più spesso che mi vengano sottoposti lavori letterari per riaverne un “parere competente”. L’ultimo in ordine di tempo è un imponente romanzo di fantascienza, opera di un amico di vecchia data, del quale ho potuto leggere due sinossi ed alcuni capitoli sparsi. Il parere richiesto verteva sull’attendibilità scientifica dei fatti narrati.

Questo mi ha portato a ragionare sull’effettiva attendibilità, o esigenza di attendibilità della fantascienza attualmente in circolazione. Non è una novità, ho già affrontato altre volte il tema del precoce “invecchiamento” di questo genere narrativo, ma stavolta la conclusione a cui sono giunto ha stupito anche me. Nella pratica quello che abitualmente chiamiamo “fantascienza” semplicemente non lo è, e quella che si poteva definire tale è di fatto pressoché estinta.

Penso di non poter portare avanti quest’analisi senza partire con un po’ di paletti, dunque: cos’è la fantascienza, come nasce, come si evolve? La fantascienza (dall’inglese “science fiction”) nasce agli inizi del secolo scorso quando la narrativa d’intrattenimento (“fiction”) inizia a sfruttare le enormi promesse derivanti dalle incalzanti scoperte scientifiche dell’epoca per speculare sul futuro. Qualcuno, qui in Italia, coniò il termine più calzante di “narrativa d’anticipazione”.

Erano anni in cui le scoperte in ambito scientifico si susseguivano una dopo l’altra, demolendo credenze ed abitudini consolidate. Nel giro di pochi anni erano apparsi il cinema, le automobili, gli aeroplani, i raggi X, le trasmissioni radio, i grattacieli, i sommergibili. Non c’era ambito dell’attività umana che non subisse trasformazioni epocali, e pareva davvero che la conquista dello spazio sarebbe avvenuta a breve. Questo determinava tra la gente curiosità, entusiasmi, e la nascita di nuove paure e preoccupazioni (armi prima inimmaginabili, mostruosità, invasioni aliene), che la narrativa popolare si occupò di provare ad elaborare.

La fantascienza nacque perciò come evoluzione della narrativa fantastica in chiave scientifica, provvedendo a “vestire” di verosimiglianza vicende che nei secoli precedenti avevano vissuto di magia e della scarsa conoscenza del mondo. Pur senza mai scalzare del tutto il racconto fantastico “classico” (che di lì a poco sarebbe stato ribattezzato “fantasy”), galeoni e caravelle si trasformarono in astronavi, maghi e stregoni in scienziati buoni o malvagi, i sortilegi divennero “raggi della morte”, teletrasporto, superpoteri ed altre meraviglie plausibili (o quasi) sul piano scientifico.

All’inizio il rapporto parve idilliaco, ed infatti si parla ancora di “anni d’oro” della fantascienza per intendere il periodo a cavallo degli anni ’30-’40, poi ci furono la seconda guerra mondiale, la bomba atomica, la guerra fredda e le sue ricadute sull’immaginario collettivo, prima fra tutte la psicosi degli “U.F.O.”. La fantascienza in quel periodo approdò al cinema come “format” d’intrattenimento, conquistando terreno di pari passo col progredire degli “effetti speciali”, e guadagnandosi uno spazio di primo piano presso il grande pubblico.

Nel frattempo, tuttavia, il rapporto con la scienza stava mutando. Nel corso degli anni le strabilianti promesse su cui si era tanto fantasticato non erano state mantenute. La conoscenza scientifica cominciava a mostrare il rovescio della medaglia. L’energia nucleare era stata sì imbrigliata, ma a prezzo della produzione di scorie radioattive pressoché impossibili da smaltire in sicurezza. L’uomo aveva finalmente camminato sulla Luna, ma con costi e difficoltà terrificanti ed all’epoca ancora non ben compresi. L’umanità continuava a farsi guerre una dopo l’altra.

Di più, quasi paradossalmente i margini immaginativi aperti dalle scoperte scientifiche ad inizio secolo si andavano progressivamente richiudendo. L’astronomia aveva donato all’umanità la visione di un universo popolato da miliardi di pianeti, ma la teoria della relatività di Einstein dimostrava l’impossibilità pratica di raggiungerli. Eravamo (siamo) prigionieri di un singolo mondo, dalle risorse limitate ed in via di esaurimento, niente astronavi, niente conquista delle stelle, niente contatti con altre civiltà, piuttosto un futuro prevedibile di declino industriale e sociale, carestie, guerre.

Sul finire degli anni ’60, per il filone della “verosimiglianza”, fiorì la cosiddetta “scuola catastrofista” inglese, il cui esponente più noto è probabilmente J. G. Ballard, cui dobbiamo alcuni dei più convincenti incubi sul futuro che ci attende. Fiorì la “fantascienza sociologica” ma, per contro, furono anche gli anni della saga televisiva di Star Trek che, in barba alla verosimiglianza scientifica, faceva viaggiare per il cosmo astronavi immense spinte da motori “a curvatura”, alimentati da “cristalli di dilitio”.

Il punto è che il bisogno di sognare è connaturato alla nostra specie, e prevale sugli obblighi e le ristrettezze del mondo reale, per non dire che ne è da essi alimentato. Se la scienza ci dice che una cosa “allo stato attuale delle conoscenze” non è realizzabile, non è un problema, si “immagina” una condizione futura in cui sia realizzabile.

Se non è possibile viaggiare nello spazio a velocità uguale o superiore a quella della luce (quattro anni e mezzo di viaggio per raggiungere la stella più vicina, e una quantità di energia da impiegare che si approssima asintoticamente all’infinito), la cosa si risolve “curvando lo spazio”. Qualsiasi fisico sogghignerà ed affermerà che “non si può fare” (tranne, forse, Stephen Hawking), ma non è un problema che riguardi lo scrittore o il lettore.

Di fatto, una volta circumnavigato, mappato ed analizzato ogni singolo metro quadro del pianeta si è di fatto impediti dal narrare racconti di viaggi avventurosi ed incontri con creature fantastiche, com’era consuetudine fino ad un paio di secoli fa, ma i limiti raggiunti dell’esperienza umana non possono impedire che la fantasia si liberi a briglie sciolte, come faceva prima che questi limiti fossero noti.

La moderna “space opera” non fa che riscoprire il senso di fantastico che stava alla base dell’immaginifico viaggio di Ulisse nell’Odissea di Omero. I moderni alieni sono figli del ciclope Polifemo, delle Sirene, del Minotauro. La fantasia continua a galoppare lontano dai territori del reale, e spesso incurante di questi, per raccontare la natura umana in chiave di metafora.

Ma questo pone una questione importante: fino a che punto ci si può spingere senza tradire la vocazione del genere di narrare vicende coerenti con le conoscenze scientifiche dell’epoca? Il viaggio di Ulisse descritto da Dante nel ventiseiesimo canto dell’Inferno è, a tutti gli effetti, narrativa fantascientifica, perché basata sulle conoscenze astronomiche dell’epoca. Il “Frankenstein” di Mary Shelley è anch’esso “narrativa di anticipazione”, perché scritto in un’epoca in cui resuscitare i cadaveri con l’elettricità appariva plausibile.

Au contraire, Superman non è tecnicamente fantascienza, in quanto i suoi “super-poteri” non hanno una spiegazione scientifica, anzi sono decisamente implausibili, ma servono unicamente a far galoppare il nostro senso del fantastico. In realtà quello dei super-eroi è un po’ un capitolo a sé stante, in cui l’irruzione di “novità scientifiche”, verosimili o meno, non viene messa a disposizione dell’umanità (come nella narrativa fantascientifica, per studiarne gli effetti, sulla società) ma resa disponibile a singoli individui per inscenare relazioni meramente conflittuali.

Un ulteriore colpo di grazia alla verosimiglianza degli impianti fantascientifici è venuto dal cinema, che di recente prova addirittura a riscrivere la realtà con le nuove tecnologie di animazione virtuale. Nei decenni scorsi si è assistito ad un susseguirsi di innovazioni sceniche che hanno trovato immediata applicazione ai film in commercio. Ad oggi gli effetti speciali vengono perfino prima delle trame: se c’è l’effetto adatto il film si può realizzare, altrimenti si aspetta.

Il risultato sono pellicole come il “Godzilla“, di Roland Emmerich, la cui trama si potrebbe riassumere in: “un lucertolone gigante scorrazza per New York abbattendo grattacieli e violando tutte le leggi della fisica e della biologia”. Una creatura vivente, anche ammesso che riesca a crescere a quelle dimensioni, non potrebbe nemmeno uscire dall’acqua, figuriamoci camminare o mettersi a correre… (per ulteriori approfondimenti vi rimando ad un divertentissimo ed ormai celeberrimo articolo disponibile in rete: “The biology of B-movie monsters” di Michael C. LaBarbera) eppure, nella grossolana percezione del pubblico, anche quello è “fantascienza”.

Arrivati a questo punto non si può che convenire sul fatto che la stragrande maggioranza di quello che viene definito narrativa fantascientifica andrebbe più pragmaticamente classificato come “fantasy pseudoscientifica”, appellandosi non tanto ad una dimostrata verosimiglianza con le conoscenze attuali, quanto ad una pretesa “non inverosimiglianza” con quanto si sa.

Arthur Clarke ebbe a dire che “ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”, e su questo si può convenire, ma non vale la tesi opposta, ovvero che “ogni forma immaginabile di magia possa verosimilmente essere riprodotta con una tecnologia sufficientemente avanzata”, che, all’apparenza, è esattamente quanto sembrano ritenere la maggior parte degli scrittori e sceneggiatori odierni in ambito fantascientifico.

Tradimento del genere o necessario adattamento per non soccombere? Non saprei. Resta il fatto che la fantascienza del terzo millennio ha cessato di credere nelle potenzialità speculative della mente umana sul proprio futuro e sulle questioni etiche e morali prodotte dall’innovazione scientifica, rifugiandosi in un empireo di fantasie rutilanti quanto gratuite ed inverosimili. E questo, duole dirlo, suona un po’ come una resa.

13 thoughts on “La fantascienza non esiste

  1. Avendo respirato fantascienza e astronavi sin da bambino (mio padre era Cesare Falessi) non posso sottrarmi alla sfida.

    La fantascienza si è ridimensionata perchè le sue tecnologie principali, ovvero i viaggi spaziali, non hanno mantenuto le promesse, il regalarci mondi nuovi.

    Invece abbiamo avuto evoluzioni tecnologiche in settori insospettabili: l’elettronica e, soprattutto, la biologia. Il nuovo scrittore di fantascienza percorrerebbe i labirinti della bilogia e della genetica.

    Quali sogni ci porta il mondo nuovo: l’unico che potrebbe essere raggiuntao è una vita molto molto lunga, quasi eterna, almeno dal punto di vista psicologico, spinta fino ai limiti della sopportazione psicologica…

    E come diverrebbe l’idea della morte? E questa lunga vita ci renderebbe migliori o peggiori?

    E potremmo ricreare le donne che abbiamo amato dal DNA dei loro capelli?

    Lug il Marziano (non a caso)

  2. Ciao Marco! Sí, strano, il materiale c’è, la teoria quantistica, i mondi nel computer, mille teorie … ma nei libri e nei film tutti vogliono solamente combattere invece di inventare qualcosa di nuovo e d’inquietante. “Matrix” prometteva bene, ma la letteratura SF io non conosco. Per questo c’è il tuo blog.
    A proposito, ho un angolo sul ciclismo, ho scritto qualcosa su Critical Mass con la solita foto del CM intergalattica con te e Manu, Elio, Gianni ed Elena.

    http://www.cycling4fans.de/index.php?id=4511

    Ciao saluti Manfred.

  3. @ Lug
    Ogni tanto considero quello che stiamo facendo a questo, di mondo, e mi consolo un po’ del fatto che non ne abbiamo raggiunti altri…
    Nel post avevo intenzione di accennare all’ultima “corrente” della fantascienza, il Cyberpunk, nato sull’onda delle innovazioni informatiche (ma si parla ormai di quasi trent’anni fa!).
    Il tema di una possibile “vita eterna” mi ricorda diversi romanzi, forse quello più interessante è dell’inglese Bob Shaw: “Un milione di domani”.
    “Ricreare le donne che abbiamo amato”? Mia moglie direbbe che è una fantasia tipicamente maschile.🙂

    @ Manfred
    Ho provato a far tradurre i tuoi articoli da Google, ma ne esce fuori una roba illeggibile… Dovrei provare a farli tradurre dal tedesco all’inglese, chissà…

    @ Tic
    Bello anche il tuo sul teatro. Non l’ho ancora commentato, ma da “praticante” quoto quello che scrivi, il teatro italiano si è ridotto a vernacolo e vecchi tromboni.:-/

  4. Pingback: Darwin, i tetrapodi e i fauni | Mammifero Bipede

  5. credo che la resa sia in parte solo percepita, a causa della scarsa considerazione del genere nel nostro paese. c’è dell’ottima science fiction in giro, che rimane hard science fiction senza per questo essere fantascienza difficile (ma il gioco di parole rende bene solo in inglese), e che spesso viene ignorata dagli editori nostrani. a pelle, senza ragionarci troppo su, mi viene in mente Terra di David Brin, come esempio più o meno recente e tradotto da noi di quella che è un’evoluzione della fantascienza nonostante, o forse proprio a partire da, i limiti fisici.
    fermo restando che preferisco di gran lunga l’etichetta di “narrativa di immaginazione” per tutto quello che racchiude SF fantasy o fantasy pseudoscientifico, e che l’etichetta conti comunque meno della visione del mondo che una storia porta con sé.
    curioso sentir trattare di fantascienza su un blog che seguo spesso per altri motivi, comunque. e piacevole.

    • Non c’è solo Brin, di cui ho letto molto, per non dire tutto quello che è stato pubblicato da noi. Di Iain M. Banks (altro autore grandissimo) si trova in giro poco o nulla dopo la chiusura delle collane “Cosmo Oro” e Cosmo argento” dell’editrice Nord.

      Cmq. se l’argomento ti interessa questo blog ha un’intera “categoria” dedicata alla fantascienza (intesa in senso esteso, non solo narrativa…)

      • Mi interessa decisamente, e ho visto la sezione, quasi per caso, dopo essermi accorto che l’articolo che avevo commentato era del 2009🙂
        per qualche arcano motivo, probabilmente perché c’era un pingback sul tuo ultimo (che è in attesa di lettura) mi è comparso l’articolo qui sopra nel feedreader, come se fosse stato appena pubblicato, e ho scoperto la sezione. con piacere, ché avrò da leggere un po’.
        è che il blog l’ho inserito sotto la categoria “bici”, ma mi sembrava di leggere un articolo da un altro dei blog che seguo (http://ilfuturotornato.com/)
        Iain M. Banks è lì che attende da un po’, e per mille motivi è sempre rimasto indietro rispetto a altro (troppi libri, troppo poco tempo). Brin mi ha piacevolmente stupito con una SF scientificamente solida dopo che per diverso tempo, causa anche la sensazione che descrivi nell’articolo e complice la scarsa disponibilità in Italia di qualcosa che non sia young adult impacchettato sotto forma di letteratura di genere (horror, SF, fantasy). Per quello mi pareva un buon piccolo controaltare esemplare rispetto a una sensazione diffusa, in parte condivisa anche da me, di nonesistenza della SF
        Per citare uno dei primi articoli del blog che ti ho linkato, alla fine “la fantascienza sta benissimo, e vi saluta tutti”.

      • Bello il blog che mi hai linkato (peccato che devo ancora trovarmi un feedreader on-line dopo la notizia che Google ha deciso di sopprimere il proprio).
        Banks è molto diverso da Brin. La sua è Hard-SF ma proiettata enormemente avanti nel tempo. A me piacque moltissimo “L’impero di Azad” (The player of games), ma tutto il “ciclo della Cultura” è affascinante.
        Il mio problema è di natura culturale: a sedici anni ingoiavo di tutto di più, crescendo comincio ad essere di gusti difficili, discrimino la cattiva scrittura, le trame grossolane, gli effettacci, la struttura a “romanzo chiuso” (inizio, centro e roboante finale). Sono passato attraverso le opere di scrittori che mi hanno formato (ultimamente David Foster Wallace, che a mio parere sta allo scrittore medio di SF come l’Everest sta ai Colli Albani).
        Ciononostante resto affezionato a questo genere, anche se spesso mi delude… altri in grado di sorprendermi e farmi fantasticare non ne ho trovati.

  6. è buffo: a me è successo il contrario.
    sarà il diminuire del tempo, sarà che ho bisogno sempre più spesso di leggerezza, ma sono sempre meno pretenzioso nei confronti delle storie che leggo. da pochi, impegnativi e dannatamente pesanti mi sto trovando bene con i molti, sempre più vari, e sempre più strani che – complici un paio di blogger spacciatori ufficiali di narrativa (perlopiù fantastica) – mi stanno capitando per le mani ultimamente.
    notizia tragica che apprendo ora da te, quella di google reader. mi tocca muovermi in cerca di un’alternativa.

    • Io ho cominciato a leggere SF da adolescente (parliamo degli anni ’70) ed ho letteralmente casa piena di Urania, Millemondi, Cosmo Oro e Argento, a centinaia (non ho buttato nulla, solo a volte libri prestati non sono più tornati, e se erano importanti li ho ricomprati).
      Avere degli “spacciatori” credo aiuti molto, consentendo di evitare “romanzetti spazzatura” che, in un genere popolare come questo, abbondano. Un po’ ti invidio.

      Quanto al Feed Reader ho già provveduto alla migrazione a “The Old Reader” (http://theoldreader.com/) che ricalca molto il prodotto di Google. Anche il trasferimento di tutti i feed, cartelle comprese, con un minimo di istruzioni trovate in rete è relativamente semplice.😉

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