I soli di Kabul

Ogni tanto, causa regali di amici e parenti, le mie letture deragliano dai binari usuali (fantascienza e saggistica in testa) per esplorare altri territori letterari. È questo il caso di "Mille splendidi soli", di Khaled Hosseini, che narra le tragiche vicende di due donne afghane, a cavallo degli sconvolgimenti subiti dal paese negli ultimi trent’anni.

Al di là della relativa piattezza della scrittura (il libro si lascia leggere, ma non è certo un’esperienza narrativa sconvolgente) la cosa che più mi ha colpito è l’affresco di un paese che va in pezzi, progressivamente, anno dopo anno, ripercorrendo vicende che da fuori abbiamo vissuto molto distrattamente, veicolate dalle cronache giornalistiche.

L’invasione sovietica, la resistenza dei capi tribali supportata dagli USA, la presa di Kabul, le lotte intestine, l’avvento dei talebani, l’intervento internazionale. Il libro si chiude con la speranza in una ricostruzione che però, di fatto, non è ancora avvenuta, anzi i presidi militari internazionali stanno perdendo terreno di fronte agli eserciti locali foraggiati dal traffico di droga.

L’Afghanistan è oggi un paese ostaggio di pressioni economiche e geopolitiche micidiali, una terra lacerata da volontà di dominio contrapposte, luogo di scontro di ideologie e filosofie inconciliabili, paradossalmente ricchissima per i criminali, che vi coltivano l’oppio, e poverissima in termini di agricoltura tradizionale.

In tutto questo strazio emerge la disastrosa condizione delle donne, che una lettura estremista del Corano vuole ridotte ad oggetti di proprietà dei maschi, siano essi mariti, padri, fratelli, sepolte vive perfino nei propri abiti, quei Burqa azzurri che le nascondono al mondo. Le donne afghane, e i bambini.

E noi, la nostra pretesa "superiore" cultura occidentale, tutte le nostre certezze? Da questo libro escono a pezzi. Non c’è cultura millenaria in grado di resistere ai cannoni, non c’è civiltà che non possa essere sovvertita dalla barbarie, né luogo sicuro al mondo. Abbiamo attraversato il più lungo periodo di pace degli ultimi secoli e l’abbondanza di risorse che lo ha alimentato si va esaurendo.

Nello scivolare lento ed inarrestabile dei personaggi di Hosseini nell’incubo della guerra civile si rispecchiano tutte le mie preoccupazioni sul momento storico attuale.

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3 thoughts on “I soli di Kabul

  1. Come non darti ragione. L’atra sera mi son vista PErsepolis, il film animato tratto dalla graphic della Satrapi. Bellissimo, mi pare abbia vinto l’oscar o il cesaz (e ha ragione). E anche qui, una dilaniante immagine di un paese improvvisamente piombato nell’oscurantismo. Marjane alla fine deve abbandonare il suo paese perchè ha perso la sua identità, lasciando i suoi parenti e sua nonna che non rivedrà più. “La libertà ha il suo prezzo” dice alla fine della grapich e del film, e dio sa quanto ha ragione, cavolo.

    Yod

  2. E’ triste e ti fa sentire impotente vedere tutti i giorni che il concetto di stato, nazione, popolo, semplicemente non esista e che buona parte del mondo in realtà sia territorio di nessuno, dove il concetto di diritto e umanità sono parole vuote senza alcun peso.
    La gente, le case, la vita non solo sono senza valore, ma addirittura di intralcio ai traffici di gente senza scrupoli.. e qui non mi riferisco ai soliti trafficanti o terroristi, ma alle nazioni “civili” che hanno tutti gli interessi a mantenere lo stato delle cose.
    Ma tanto che volete che sia.. molto più importante ed interessante quello che accade ala Fattoria.

    Anch’io mi sono ripromessa di vedermi Persepolis ma ancora non ho avuto occasione.

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