I dinosauri comunisti e il declino dell’immaginario

Dopo un periodo non felice per le mie frequentazioni di narrativa fantascientifica (recente la delusione di un maestro come Silverberg, col mediocre “L’arca delle stelle”), questo “La fortezza dei cosmonauti” di Ken MacLeod mi ha piacevolmente riconciliato col genere.

Niente di che gridare al miracolo, si intende, ma comunque una bella storia, compatta, essenziale, con personaggi accattivanti e situazioni non platealmente implausibili. Privo, soprattutto, delle scivolate “pseudo cinematografiche” che purtroppo abbondano nella narrativa contemporanea, non solo fantascientifica.

La “scuola scozzese”, che ha in Iain M. Banks un formidabile capostipite, pare voler riservare ancora diverse sorprese, e McLeod è una di queste. In particolare stupisce positivamente lo schieramento nettamente “a sinistra” di questo autore, e la civiltà equa, solidale ed ambientalista dei suoi “sauri sapiens”.

Ma, per un buon romanzo che arriva in edicola, c’è il pianto totale degli scaffali delle librerie. Proprio sabato ho avuto l’occasione di fare un salto in centro, in una delle più grosse e fornite rivendite di libri di Roma, solo per constatare l’avanzato stato di sofferenza del genere.

Strano destino quello della fantascienza: platealmente “mainstream” come formato d’intrattenimento per cinema e televisione, ed al contrario snobbato e ghettizzato come genere  letterario, al punto che non ci sono editori che investano su una sua permanenza negli scaffali. Si preferisce invece pubblicare un periodico da edicola, le cui copie in eccesso finiscono al macero e spariscono dalla circolazione.

Mi sono già interrogato in passato sui possibili perché, e continuo a farlo. Per molti versi il futuro è già qui: negli anni ’60 si leggevano racconti sui computers, oggi che i computers li abbiamo in casa evidentemente preferiamo usarli al leggerli nei racconti. Il futuro tecnologico è ormai talmente entrato nel presente che la narrativa “avveniristica” fatica ad essere più sorprendente della realtà.

Ma il futuro sociale ha invece subito un destino opposto. Il ventesimo secolo è stato un periodo di grandi slanci utopici, se vogliamo anche disastrosi nei loro effetti pratici, ma si è concluso con un madornale appiattimento su un’unica ideologia, quella del “mercato”, e per anni si è avuta la sensazione della “fine del tempo”, tanto che ci siamo disabituati anche solo a prendere in considerazione la possibilità di radicali mutamenti nelle nostre strutture politiche e sociali.

Ma ora il cambiamento bussa alle porte, sotto forma di una crisi economica ed ambientale segnata dall’orizzonte del progressivo esaurimento delle risorse, dalla forzata contrazione dei consumi, dallo scontro di ideologie religiose, economiche e sociali, e non solo non c’è più un genere letterario in grado di aiutarci ad elaborare il cambiamento, ma neppure un interesse diffuso nella comprensione del cambiamento stesso.

I “sauri ambientalisti” di MacLeod potrebbero, nel loro piccolo, contribuire a mostrarci nuovi modi di organizzare le nostre società, o quantomeno fornire delle chiavi di lettura alternative al pensiero dominante, ma ecco, sono già spariti dalle edicole, e difficilmente li ritroveremo nelle librerie.

Mentre la narrativa “classica” funziona perfettamente per leggere il presente ed il passato, la fantascienza è l’unico genere letterario in grado di produrre un sano esercizio immaginativo, di farci fare viaggi estremi con la fantasia pur restando svegli e vigili. A differenza del “fantasy” non ci chiede di credere in situazioni razionalmente inverosimili, ma si sforza invece di proiettare quello che sappiamo un passo più in là di dove siamo ora, di immaginare un futuro.

È questo che non siamo più in grado, non dico di fare, ma nemmeno di desiderare? Siamo  a tal punto appiattiti sul presente? Abbiamo così tanta paura di quello che potrebbe succederci? Abbiamo deciso perfino di smettere di desiderare qualcosa di diverso?

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20 thoughts on “I dinosauri comunisti e il declino dell’immaginario

  1. A Sawyer non ho mai perdonato “Mutazione pericolosa” (Frameshift), per il finale fondamentalmente “creazionista”.

    Per questo ho scelto deliberatamente di perdermi il libro che menzioni… ed il seguito, che è attualmente in edicola.

  2. Non può essere perchè la fantascienza di oggi ha perso il suo essere una “previsione del futuro” di domani e diventa invece puro intrattenimento?
    Non sono una grande amante del genere, ammetto, quindi forse dirò qualche cavolata. Ma penso a Rapporto di minoranza, e come ha saputo intuire l’ossessione per la sicurezza di questi ultimi anni. Oppure a uno dei miei testi preferiti, Il sole nudo, che parla di persone con la fobia del contatto umano che si parlano solo tramite ologrammi.
    La fantascienza di robottoni stile transformer eccetera non mi dice un cavolo, francamente, e non nego di volerla relegare in qualche scaffalotto polveroso.
    Yod

    Ps. per curiosità: che ne diresti di un romanzo che ha come trama una vicenda ambientata in un mondo in cui l’umanità ormai vive esclusivamente nel sottosuolo in enormi centri commerciali (iperoutlet) e non ne esce mai, tanto da non ricordarsi come è il mondo esterno?

  3. @ yod
    Ps. per curiosità: che ne diresti di un romanzo che ha come trama una vicenda ambientata in un mondo in cui l’umanità ormai vive esclusivamente nel sottosuolo in enormi centri commerciali (iperoutlet) e non ne esce mai, tanto da non ricordarsi come è il mondo esterno?

    Beh, praticamente è Trantor, il pianeta centrale dell’Impero Galattico che va a pezzi nel “Crollo della Galassia Centrale” di Asimov, probabilmente uno dei “lasciti” più importanti del “Buon Dottore”.

    Trantor è un pianeta coperto da uno “strato” di 40km di edifici, in cui gli abitanti vivono perennemente in stanze e corridoi illuminati da luce artificiale.

    All’età di cinque anni ogni abitante viene portato “fuori”, sul tetto, ed urlano tutti di terrore alla vista del cielo azzurro.
    🙂

  4. E comunque sui centri commerciali ha già detto tutto George Romero in “Zombi”, non c’è da aggiungere altro.

    P.s.: gira voce che trarranno un film dalla “trilogia galattica”, mi aspetto che sarà orribile come tutti gli altri tratti da Asimov (“L’uomo bicentenario”, “Io, robot”…).

    P.s.: a tutti i costi trova “Cybergolem” di Marge Pearcy e leggitelo. In Italia l’ha pubblicato anni fa Eleuthera.

  5. “A tutti i costi trova “Cybergolem” di Marge Pearcy e leggitelo. In Italia l’ha pubblicato anni fa Eleuthera”.
    Sarà fatto.

    Per i film di Asimov non saprei dirti, ho letto di lui solo Il Sole nudo, come detto. Io Robot non mi dispiaceva, ma è vero che non posso fare confronti scritto-film…
    Yod

  6. Ecco, “Io, robot” è il perfetto esempio di film che non ha nulla a che vedere con il lavoro letterario originario. Nulla tranne le due uniche idee originali su cui si “appoggia” e su cui appiccica una trama da “space western” totalmente inverosimile, oltreché, IMHO, del tutto inutile.

    Il libro da cui è “molto liberamente tratto” è un’antologia di racconti la cui protagonista è una donna, Susan Calvin, esperta in “comportamenti e psicologia robotica”. Sono racconti scritti e pubblicati tra il 1940 e il 1950 (puoi pensare a cosa accadeva nello stesso periodo in Europa, per renderti conto di quanto sono ortmai “antichi”), e secondo me, a leggerli adesso, la “polvere” del tempo rischia di essere soverchiante rispetto alle idee che vi sono contenute. Questo per dire che non si può quasi più leggerli come “fantascienza”… eh, sì, anche la fantascienza invecchia. Il futuro non è più quello di una volta!

    Btw, se ti è piaciuto “Il sole nudo” prova a leggerti il suo ideale “gemello”, ovvero “Abissi d’acciaio”, che invece dei mondi semideserti dei super-ricchi si svolge, con gli stessi protagonisti, sulla terra sovrappopolata.
    Dico “prova” perché avendolo letto qualche decennio fa, ad oggi non riesco neppure a rammentare di cosa trattasse… sob!

    Meno male che c’è wikipedia:http://it.wikipedia.org/wiki/Io,_Robot_(Asimov)

  7. so di essere scontato, ma visto che è stato nominato “rapporto di minoranza”, tiro in ballo il buon philip k. dick (ci fosse il barone farebbe ironia sulla traduzione italiana del cognome). non so se lo hai letto yod (al mammifero bipede neanche chiedo :)), ma se ti piace il suo modo di trattare i temi beh, buttati su qualche bel classicone come “la svastica sul sole” o “ubik” (a molti non piace, secondo me è DIVINO, in tutti i sensi).

    di ballard già si parlò, se non sbaglio.

    l’infido bizantino

  8. Le trasposizioni cinematografiche di Dick mi sembrano tutte abbastanza improbabili, fatte salve “Blade Runner”, che più che la trasposizione di un singolo romanzo è un lavoro di ricostruzione della “summa” dell’immaginario dickiano, ed “Un Oscuro Scrutare”, su cui non posso dir nulla perché ancora non l’ho visto…
    Per iniziare direi sicuramente il già citato “La svastica sul sole” (ripubblicato da Fanucci come “L’uomo nell’alto castello”), lo stesso “Un oscuro scrutare”, “Noi marziani”, “Ubik”, “Le tre stimmate di Palmer Eldritch”, “L’occhio nel cielo”, ma non disdegnerei i lavori “non fantascientifici”, praticamente tutti pubblicati postumi, da “Confessioni di un artista di merda” a “L’uomo dai denti tutti uguali” a “In terra ostile”. E comunque anche nelle opere “minori” non mancano piccole perle di “lucido delirio”.
    Io ormai di Dick ho letto quasi tutto, e quello che ancora manca cerco di centellinarlo. Ogni tanto decido: “adesso mi ci vuole un Philip K. Dick”, ed è molto più semplice che non anni fa, quando le sue opere erano letteralmente introvabili.

  9. Di Dick (per favore, va bene il blog di Tic ma qui evitiamo… siamo seri una volta tanto) mi capitò in mano anni fa “Scorrete lacrime, disse il poliziotto” , che ha un titolo la cui bellezza non si può trasporre a parole. Mi era piaciuto assai, poi sono stata fagocitata dalla letteature nordeuropea…
    Yod

    Ma se ho promesso a MB che leggerò, leggerò…
    E di svastica sul sole si parlava qualche sera fa amabilmente con il signor Luciano.. a ‘sto punto devo proprio leggerlo.

  10. Era un po’ di anni che non riuscivo più a leggere qualcosa di genere fantascientifico che mi convincesse.
    Finchè non mi è capitato tra le mani, in uno dei miei sabati pomeriggi passati a girovagare in libreria, un libro della Einaudi, dal titolo piuttosto accattivante: “L’elenco telefonico di Atlantide”, di tale Tullio Avoledo, bancario friulano prestato alla narrativa.
    E ho letto uno dei più bei libri di fantascienza che mi siano mai capitati. Con una particolarità che lo distingue da tutti gli altri: non è affatto un libro di fantascienza. Almeno, non lo è per circa 496 pagine su 500. Lo diventa nelle ultime, geniali, spettacolari quattro…
    Da allora sono diventato un fan di questo bancario visionario, e in un anno ho letto tutto quello che ha scritto (ben sette libri in cinque anni), anche se l’elenco telefonico, che è il suo primo, rimane il migliore in assoluto.
    C’è una sola cosa che non sopporto di Avoledo: mi sta plagiando!
    E sì, perchè si dà il caso che sia anch’io uno scrittore dilettante, e molte delle mie migliori idee me le ritrovo, puntualmente, in qualche suo libro. E sempre dopo averle avute… un po’ come quel film in cui Lando Buzzanca, musicista senza troppa gloria, ha un colpo di genio, e compone “La Gazza Ladra”, senza che averla mai sentita prima…
    Comunque consiglio a tutti di leggere qualcosa di Avoledo, oltretutto è anche molto divertente.
    Gianni

    P.S.: a proposito, sto per finire “Il Corridoio del Tempo”. Più che un romanzo, è stata un’esperienza che è andata molto oltre quello che mi aspettassi. Provare a scrivere un libro è davvero un viaggio introspettivo che farebbe bene a tutti.

  11. Aahaha! Pensa la curiosità: io ho letto Avoledo e non mi è piaciuto per niente. Anche per il finale: l’ho trovato scopiazzato da MaAtrix. Pensa la diversità dei gusti…
    Yod

  12. Non so, non ho visto Matrix, non posso giudicare l’eventuale scopiazzamento. Ma mi sembra comunque normale che un autore, soprattutto se esordiente, attinga idee, spunti e stili da altre fonti, elaborandole in un suo stile, che diventa perciò unico.
    Avoledo ha il merito di scrivere di fantascienza senza sparare effetti speciali e battaglie tra astronavi aliene; in questo, è lontano anni luce da un film come Matrix.
    Che poi sia ripetitivo, vabbè, è un altro discorso. Ma anche i Pink Floyd non scherzavano, in questo! 😉

  13. Condivido l’amore per Dick. Così come la delusione per Sawyer (mi entusiasmò solo con KILLER ON LINE). Però però…c’è in giro gente come Di Filippo, Sterling, Chiang, Avoledo che è davvero brava. O (andando un po’ più indietro) Gene Wolfe (mai letto il suo ciclo del Nuovo Sole?)?

  14. Di Filippo è un genio assoluto.
    Sterling ha scritto cose geniali, ma ultimamente ha perso qualche colpo (vediti mia recensione di Artificial Kid, dovrebbe essere dalle parti di ottobre/novembre 2007).
    Chiang mi manca del tutto, suggerimenti per cosa recuperare?
    Wolfe pure mi manca, ma almeno ne ho sentito molto parlare, e prima o poi recupererò.

    Al momento ho in programma un Evangelisti ed un paio di Gaiman (uno subito, e l’altro più in là).

    P.s.: non dimentichiamo le donne, Ursula K. Le Guin in testa, e a seguire Sheri S. Tepper, Connie Willis, e una menzione d’onore per Stanislaw Lem e gli Strugatsky.

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