Killer Panda

panda

Durante le feste di Natale capita anche ai “non genitori” di passare diverso tempo con bambini più o meno grandi, nipoti o figli di amici, ed è quasi inevitabile condividere con loro parte del tempo dedicato alla “baby sitter elettronica”: la televisione.

L’intrattenimento principe, in questi casi, sono i film di animazione, dagli antichi “cartoni” ai più recenti prodotti digitali. Ed è in questo contesto che mi sono imbattuto, direi inevitabilmente, in “Kung Fu Panda“, della DreamWorks.

Già da diversi anni i film di animazione vengono strutturati su più livelli, in modo da creare storie che risultino interessanti sia per i bambini sia per gli adulti. Ma in questo caso l’operazione si fa ancora più complessa, perché il film prova a gettare un ponte tra la cultura occidentale e quella orientale, col fine non ultimo di conquistare un mercato ormai altamente appetibile com’è quello cinese.

La storia in sé è a dir poco rudimentale, ed appare un classico cliché da manga giapponese. Il panda goloso e pasticcione viene designato “guerriero dragone”, e dovrà combattere un fortissimo avversario, quando anche i più grandi campioni del kung fu saranno stati sconfitti. Ci riuscirà dopo aver compreso la sua vera forza, e l’ineluttabilità del suo destino.

Questo fumettone buffo ed ottimista precipita in un finale agghiacciante, quando il cattivo ormai sconfitto viene completamente annientato con una tecnica spietatamente inverosimile alla “Ken il Guerriero“. Nessuna redenzione per i malvagi, nessuna pietà per i vinti. Un messaggio che ho trovato assolutamente negativo.

Ecco qua: pensiamo di portare i nostri bambini a vedere un innocuo film di animazione, e questo gli inculca l’idea che gli avversari vadano sterminati allegramente, senza pensarci su due volte. Turbato, ho cercato di sdipanare la matassa delle ulteriori possibili chiavi di lettura.

Ho provato a mettermi nei panni di un cinese. Il film racconta di come la tradizione millenaria sia destinata a cedere il passo di fronte ad un nuovo campione, sgraziato e vorace, rapidissimo ad assumere modi e forme del passato ed a reinterpretarli a proprio uso e vantaggio. Uhm! Probabilmente un marxista ortodosso non esiterebbe a definirla “un’apologia del capitalismo”.

E di fondo, anche se elaborata, sublimata, enfatizzata, esasperata fino a renderla quasi irriconoscibile, l’impianto portante di tutta la vicenda restano lo scontro fisico, il combattimento, la violenza. Vogliamo davvero crescere i nostri figli con la convinzione che l’unica cosa bella e nobile della vita sia la sopraffazione degli avversari?

Sarà anche vero che ormai la produzione giapponese ha saturato il mercato dell’intrattenimento con saghe guerriere basate sul conflitto e lo scontro (di singoli, di popoli, di interi pianeti) e che dai Pokemon in poi ormai combattono anche gli orsacchiotti di peluche, ma basta. La speranza è che questa sovraesposizione alla violenza simbolica generi forme di repulsione per quella concreta, ma resta un’ipotesi tutta da dimostrare.

In ultima analisi, non lo ritengo un film da lasciar assimilare in modo acritico. Se mai mi capiterà di accompagnare dei bambini a vederlo mi sentirò in dovere di intavolare con loro una discussione critica. E di demolirglielo (poverini, che triste destino gli toccherà). Oppure farò loro vedere “Ratatouille“, che mi sembra proporre una visione più eticamente condivisibile dei rapporti umani e delle conseguenze del nostro agire.

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17 thoughts on “Killer Panda

  1. Fagli vedere Wall-E http://trovacinema.repubblica.it/film/locandina/Wall-E/335144
    ne vale realmente la pena e li si che con i piccoli potresti aprire discussioni serie e gagliarde, sono piccoli, mica scemi, se li guidi si interessano ai grandi temi molto più degli adulti.
    Io sono uscito dal cinema commosso e rattristato per come abbiamo ridotto il nostro mondo.
    Se ricordi ti dissi che la TV arrivò in casa nostra nel 1982, a quell’epoca c’era una trasmissione non so su quale emittente ne altro che se non erro si chiamava “La grande pallina blu”, me la ricordo ancore con gioia, era un contenitore per bambini, senza un vero presentatore e che oltre ai cartoni aminati dava notizie sul Mondo e le genti che lo abitano.
    M!!!

  2. Ahi Ahi Ahi, MB. Mi sfidi su terreno a me congeniale, manga, anime e cartoni animati in genere.
    Dunque. Prima cosa: Kung Fu Panda non è piaciuto nemmeno a me. Faceva ridere i polli come trama e anche come gag. Niente di che.
    Sull’ideologia che lo muoveva: penso che ti abbia colpito in quanto, secondo me, fuori contesto. Mi spiego: io sono nata e cresciuta con i cartoni animati giappo, che includono Ken il Guerriero (di cui sono grande fan) con fiumi di sangue e crudelissime vendette. L’uomo Tigre con fiumi di sangue e crudelissime vendette. Mimì Ayuara (nella pallavolo, assoluta rinuncia di tutto in virtù di un ideale, con crudelissime sedute di allenamento che comportavano bagher con le catene ai polsi e la palla medica). Eppure la mia salute mentale, et voilà, non ne ha risentito manco un po’. E neppure quella di mia sorella (anche se su questo a dire il vero qualche dubbio mi viene).
    La cosa che maggioremente ha invece scosso la mia sanità mentale? Robe tipo i Teletubbies, idiozie mentecatte color pastello. Non li farei vedere a un mio futuro pargolo manco morto. E invece li propinerei senza problema il buon Ken.
    Riflettiamoci su: ha fatto più danni, ai nostri pargoli, l’ideologia giapponese che quando sbagli (o perdi) la paghi, o l’ideologia cattolica che tanto anche se sbagli basta pentirsi all’ultimo e liberi tutti?
    E’ per questo che (francamente) strangolerei con piacere il 90% dei bambini italiani mentre non ho problemi con quelli tedeschi e italiani?
    Qualche anno fa ero in vacanza on the road in Toscana. Mi trovo a visitare la città ideale di Buzzi e nel mio stesso gruppo c’è un bambino italiano e uno straniero (non so se tedesco o danese). Bene, il bambino straniero, che pure non capiva una parola, è stato zitto tutto il tempo. Quello italiano ha rotto i coglioni dall’inizio alla fine (“Mamma, sono stanco!” “Mamma, andiamo a casa!”).
    Bene, forse anche inculcata dall’idealogia giappo che mi sarei stata ore tenendo secchi di acqua in mano (punizione comune nelle scuole, a quanto vedo negli anime) io da piccola MAI mi sarei permessa di fare una cosa del genere con i miei genitori. Altrimenti, come si dice da noi, “pinze pel cul”.
    Yod

  3. Forse quindi quello che tanto ti ha colpito è stato vedere una classica mentalità da manga giappo in un cartone americano.

    (mi scuso per gli errori di stampa del messaggio prima)

  4. Appunto:
    E’ per questo che (francamente) strangolerei con piacere il 90% dei bambini italiani mentre non ho problemi con quelli tedeschi e italiani?
    Intendevo tedeschi e francesi, of course.

  5. No, Yod, non si tratta della “classica mentalità da manga giappo”, mi sembra piuttosto una logica da filmaccio “ammazzatutto” americano trasferita in un prodotto per bambini.
    E la stessa vicenda che in un prodotto con Stallone, Seagal, Chuck Norris o chi vuoi tu potrebbe anche farmi sorridere per la sua esagerazione, perché rivolta ad un pubblico che si presume adulto, quindi con una minima dose di autoironia, in questo caso mi pare del tutto fuori luogo.
    Perché il Panda uccide un avversario ormai sconfitto ed inerme col sorriso sulle labbra.

    Per contro i giapponesi hanno in questa materia una tradizione ormai sconfinata, ed è difficile che commettano errori di questo tipo.
    L’Uomo Tigre, per dire, lo seguivo anch’io (occasionalmente), e l’unica puntata in cui ha ammazzato qualcuno, che io ricordi, è stato per legittima difesa, nei confronti di due avversari che stavano cercando di uccidere lui, slealmente. In pratica non aveva scelta.

    Diciamo che, giunti al duello finale, l’eroe in condizioni di superiorità offre sempre al suo avversario la possibilità di una resa onorevole, e lo uccide solo se vi è costretto. Sono forme relazionali tipiche di animali sociali, come l’uomo. Lo spiega bene Konrad Lorenz ne “L’anello di Re Salomone”: tutte le specie che hanno connotazioni sociali, come vivere in branco, presentano in caso di conflitto comportamenti codificati che sanciscono la resa, e l’accettazione della sconfitta.
    Questo perché il perdente possa continuare a far parte del branco, in una posizione gerarchicamente definita, ed il branco non debba indebolirsi per aver perso un elemento.

    In sostanza questo cartone esalta un’etica ancora più rudimentale di quella istintiva delle mute di cani, qualcosa grossomodo al livello dei rettili. Che è anche il punto verso cui precipita la società americana (su quella cinese non mi esprimo, ed in ogni caso sono due paesi dove esiste e viene praticata la pena di morte).

    Sull’educazione dei bambini, o meglio dei genitori (il problema è lì), ti consiglio di vederti qualche puntata di “SOS Tata”, su La7. Ne parlavo QUI

  6. Mmmmh…. capisco il tuo punto di vista, ma non riesco comunque a ritenere il tutto così grave. Se andiamo a vedere nel dettaglio, credo che i bambini siano molto più crudeli di quanto noi crediamo già per loro natura. E quindi l’idea di distruggere un tizio già perdente sia in un certo senso insito. Io ne ho subite di soperchierie a scuola per cui c’ho una certa esperienza in merito.
    Qualche anno fa andava alla grande (credo vada ancora) un cartone di nome Dragonball. I protagonisti erano due: Goku e Vegeta. Il primo lasciava sempre vivi i suoi nemici, non uccideva se non costretto. Il secondo era spietatissimo e, pur essendo leale, se un nemico con lui perdeva era morto. Il personaggio principale tra i due era Goku, ma quando è stato fatto un sondaggio tra i piccoli telespettatori, Vegeta è risultato quello più amato…
    Yod

  7. Vegeda il più amato??! Ma dai?! Non ci posso credere!!
    Al massimo Vegekuo (o come cavolo si fondono quei due nomi…), che anche il mio pargolo apprezza, anche se predilige decisamente Goku Super Sayan III livello!!!
    Ken il guerriero (ADOOORO) naturalmente ancora non gliel’ho fatto vedere, aspetto la maggiore età, forse anche i 21….
    😉

    Mamaa

    P.S.: anch’io ho visto KungFu Panda (banale ma i bambini ridevano a crepapelle) e francamente preferisco quel film a uno Steven Segal che prima massacra di botte il bullo del bar, gli spacca letteralmente la faccia con sangue che cola e poi tranquillo e sereno gli dice “Dovresti ringraziarmi, ti ho messo sulla buona strada se vuoi cambiare. Che Dio sia con te…”
    Ho vomitato.
    Bhé a ‘sto punto mi tengo stretti i film con Jakie Chan!

  8. @Mamaa: non solo, io ho stampata in testa una scena in cui lo stesso cattivo ringraziava Steven Segal per averlo ammazzato di botte! Imbarazzante.
    Per quanto riguarda Dragonball, tra i bambini (!!) che preferivano Vegeta a Goku c’ero anch’io. E una certa sorella. Goku SuperSayan di III livello.. mah… mi lascia un po’ perplessa….

  9. Beh, Jackie Chan è un mito indiscusso, non foss’altro perché non usa controfigure. Seagal è… il peggio che ancora si possa trasmettere in televisione in fascia protetta (protetta? See, vabbé…).

    Sul fatto che i bambini ridessero, è ovvio, ma intanto gli si passa il messaggio che il “panda buono” alla fine ammazza il gatto cattivo e sono tutti contenti. Poi il bimbo cresce con un “orientamento etico” inconsistente, va in giro con gli amici a disegnare svastiche e sprangare gli extracomunitari, e i genitori non si spiegano il perché (magari non succederà al tuo, ma a tanti altri purtroppo sì…).

    Ora la pianto, sennò entro nei panni del moralista che non mi calzano proprio…
    😦

  10. Su, su, Pierfra, sei il solito pessimista vedo tutto nero!
    Al mio pargolo di Kung Fu Panda é rimasta impressa più di tutti la scenda quando vola con la sedia e i fuochi d’artificio e quando gli ho chiesto se il cattivo era morto, mi ha risposto di no (francamente anch’io penso sia ancora vivo, forse un po’ acciaccato…).
    Credo che tutto dipenda da chi vede il film e/o con chi vede il film e poi che messaggio se ne vuol trarre.
    Il mio parere é sempre stato che non é il mezzo in sé (televisione, radio, giornali, così come auto o altre tecnologie), ma l’uso che ne facciamo.
    Se lascio mio figlio solo davanti alla tv creerò un mostro, se invece la guardo con lui, magari anche cose tremende, ma la commento con lui, ponendo i giusti accenti su cosa é giusto e cosa sbagliato o anche esagerato, allora avrò sviluppato il suo senso critico.
    Non possiamo pretendere di crescere i ns figli solo con bei cartoni e messaggi positivi, bisogna mostrargli anche quello che c’é di brutto e di sbagliato perché possano riconoscerlo quando lo incontreranno.
    Adoro vedere la tele col mio pargolo, ci sono sempre un sacco di spunti per parlare e confrontarsi, ma la cosa ancora più bella é quando finito il cartone ce ne andiamo a letto a leggere un bel libro!

    @Yod
    Non conosci Goku Super Sayan III livello!! Non va mica bene!
    😉

    Mamaa

  11. Come non lo conosco! Se non mi sbaglio (non voglio consuitare google) è quello con la coda e i capelli neri? O con i capelli biondi più lunghi?
    La mia memoria latita….
    😉
    Yod

    P.s. Per quanto riguarda il discorso tv sono d’accordo con te. Mi ricordo che da bambina guardavo i cartoni animati, ma ho un netto ricordo di una volta in cui tra bambine ci siamo date i personaggi da interpretare nel gioco, e io avevo scelto “Minerva”. In quel periodo stavo leggendomi l’Ililade (naturalmente ridotta per ragazzi).
    Sguardi stupefatti delle varie Creamy.

  12. quoto totalmente Yod.
    Aggiungo che le fiabe, prima che le stuprassero, erano ricche di violenza, e spesso il “nemico” veniva ucciso, talvolta anche barbaramente.
    Il messaggio è molto più diretto, e nulla ha a che vedere con la violenza: per liberare la principessa, per far vincere il bene, devi uccidere il drago, vincere il male.

    Sono cose tipo Dragon Ball o i pokemon, dove ci dev’essere sempre una sdrammatizzazione, che hanno cresciuto una generazione senza valori.

    UgaSofT

  13. @ Mamaa
    Sul fatto di vedere le cose insieme e discuterle mi trovi pienamente d’accordo, era anche la mia conclusione. Il guaio è che non tutti lo fanno, e che molti bamabini sono lasciati soli a cercare di decifrare i messaggi insensati e contraddittori che la nostra società dei consumi gli inculca. Ho letto da qualche parte che c’è una correlazione diretta tra la quantità di televisione che i ragazzi “assumono” e la propensione ad adeguarsi alle mode e alla violenza.

    @ Yod
    Simpatico l’aneddoto. Le tue amiche erano già inserite nei loro ruoli borghesi, mentre tu ti proiettavi direttamente verso la divinità. E’ una bella metafora del potere della cultura. L’orizzonte delle nostre ambizioni è limitato da ciò che conosciamo.

    @UgaSofT
    Non possiamo fare un paragone diretto tra fiabe e “anime”: troppo diversi i contesti di fondo e le ragion d’essere. Ma lo spunto è interessante e sto già masticando un po’ di idee, magari ci scriverò su qualcosa.

  14. Sì, beh, forse con il senno di poi è simpatico. Peccato che ciò mi abbia causato anni di ostracismo a scuola e non solo.
    Yod

  15. La grande pallina blu me la ricordo anch’io era bellissima, c’erano molti filmati di bambini dal mondo, ispirava ai valori dell’amicizia e della fratellanza e aveva uno stacchetto musicale bellissimo che mi piacerebbe tanto risentire…

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