Analfabetismo, andata e ritorno

Nonostante gli anni e l’esperienza, continuo a sorprendermi quando scopro che i mali evidenti di questo nostro disgraziato paese sono spesso lo specchio di un disagio (ma andrebbe più propriamente definito un "disastro") ben più profondo e nascosto. Un po’ come vedere solo la punta di un iceberg ed essere completamente ciechi rispetto alla montagna di ghiaccio sottostante.

Poi accade di scorgere il disegno complessivo, ed ecco che i vari pezzi del puzzle vanno al loro posto, scoprendo il mostro che minaccia di inghiottirci tutti. Ecco che le preoccupazioni si dimostrano fondate, che le "crepe" smettono di apparire come difetti superficiali, ma si manifestano come fratture profonde, che l’intero edificio/paese in cui siamo fiduciosamente cresciuti si mostra fatiscente e prossimo al collasso strutturale.

Quando accade ciò si comincia a fare l’inventario delle risposte sbagliate. Ad esempio alla domanda sul perché in Italia si legga così poco rispetto agli altri paesi la risposta che mi sono sempre dato è "perché siamo pigri". Sbagliato. Alla domanda sul perché abbiamo una larga fetta della classe politica ignorante, incompetente e ruffiana ho sempre risposto "è una scelta degli elettori farsi rappresentare dai propri simili". Sbagliato anche questo.

Eppure i segnali sono avvertibili da tutti, evidenti come markers tumorali. Può essere che in un paese in cui la scuola è disperatamente inadeguata si taglino ulteriormente i finanziamenti? Può essere che il quotidiano più venduto sia, ormai da decenni, "la gazzetta dello sport"? Può essere che gli errori di ortografia e sintassi si moltiplichino ovunque, mentre l’aumento dei livelli di scolarizzazione avrebbe dovuto causarne la progressiva scomparsa?

Non sarà che siamo vissuti per decenni in una bolla, in un sogno? Non sarà che abbiamo date per scontate troppe cose che scontate non erano affatto, come l’istruzione diffusa e la "scolarizzazione di massa"? Non sarà che, semplicemente, dobbiamo buttare alle ortiche l’idea che avevamo, e che abbiamo, del nostro "sistema paese"?

Ad esempio spiegherebbe qualcosa la tesi che metà della popolazione italiana sia poco più che analfabeta? Lo so, sembra un’esagerazione. Quando si pronuncia il termine "analfabetismo" viene in mente l’Africa, o in genere i paesi del terzo mondo: aree geografiche in cui l’assenza di risorse da investire nella scolarizzazione si coniuga con stili di vita orientati alla mera sussistenza, che non richiedono un bagaglio culturale evoluto.

Ma qualche giorno fa, stimolato da un commento in una discussione sul sistema scolastico, ho iniziato a frugare in rete per verificare la reale consistenza dell’analfabetismo "di ritorno" nel nostro paese, e non ho tardato a trovare questa conferenza di Tullio De Mauro del 2006. È stato un po’ come quando in un giallo, verso la fine del romanzo, si scopre chi è l’assassino.

Ne copio un estratto:

L’indagine Adult Literacy and Life Skills (ALL n.d.t.) è un’indagine osservativa condotta nel 2003-04 su un campione stratificato di popolazione dai 16 ai 65 anni in diversi paesi con 5 questionari progressivi, da uno assai elementare a uno piuttosto complesso (cut). L’indagine ci dice che nella comprensione dei testi in prosa il 46,1% della popolazione italiana si trova in condizione di illetteratismo, cioè non supera il livello 1, il 35,1% si ferma al livello 2; il livello 3 è raggiunto dal 16,5%; soltanto il 2,3% della popolazione giunge ai livelli 4 e 5, di piena "letteratezza".
Agli estremi della scala vediamo che sono circa 2 milioni, pari a circa il 5% della popolazione in età postscolastica, le persone non in grado nemmeno di leggere il primo questionario. E scopriamo che più del 30% di diplomati e più del 20% di laureati (dico laureati) si trovano ai livelli uno e due del questionario, tra gli analfabeti e semianalfabeti funzionali.
(cut) Il fatto è che abbiamo in Italia, tra persone analfabete primarie, incapaci affatto di leggere, e persone in grado soltanto di compitare e firmare, il 46, 1%, quasi la metà della popolazione, largamente al di sotto della soglia di alfabetizzazione funzionale fissata dall’UNESCO più di mezzo secolo fa.
Se si aggiunge a questa massa l’altro 35,1% della popolazione che si arresta al livello 2 (definito "a rischio di analfabetismo funzionale"), l’indagine ALL conclude che soltanto un po’ meno del 20% della popolazione è in condizione di mediocre o buon possesso delle capacità alfabetiche funzionali.

Cosa vuol dire 46% della popolazione "al di sotto della soglia di alfabetizzazione funzionale"? Molto semplicemente: nel migliore dei casi sanno leggere, ma in maniera molto rudimentale, fanno fatica a decifrare i testi scritti, ed ancor di più a comprenderli. Questo cambia completamente il quadro generale: moltissimi italiani non leggono i giornali perché non ne sono in grado, altro che pigrizia!

Gli "analfabeti" sono in realtà relativamente pochi, ma gli "illetterati" sono, al contrario, milioni. Tagliati fuori da qualsiasi possibilità di accedere a conoscenze scritte, ai libri, ai giornali, condannati ad una comprensione minima e parziale di ciò che accade nella nostra ormai complessissima realtà, con la televisione come unica fonte (pseudo)informativa.

Lo confesso, per me è un modo di vivere totalmente incomprensibile, eppure non ho motivo di dubitare della validità dello studio, che oltretutto disegna un quadro molto chiaro, coerente e devo dire agghiacciante della situazione attuale.

Abbiamo una classe politica impresentabile? Che problema c’è, dal momento che quasi metà dell’elettorato non è in grado di verificare la fondatezza delle affermazioni dei governanti? Che speranza può avere un paese che si affida ciecamente a quanto gli viene raccontato dalla televisione?

Quando la civiltà ellenica formulò il concetto di democrazia, di governo del popolo, aveva in mente un popolo attento, consapevole, orgoglioso di esercitare questo diritto. Ma oggi, in Italia, democrazia è un concetto svuotato di senso, svuotato dal fatto che il popolo che dovrebbe esercitare il governo della nazione è sempre più incapace anche solo di comprendere le scelte che di volta in volta vengono operate dalla classe politica cui delega il governo del paese.

Sembra un paradosso: siamo una delle nazioni più ricche del mondo, ma la nostra cultura è sempre più povera. Cosa ce ne faremo di ricchezze e risorse se non avremo l’intelligenza ed i saperi necessari a servircene? Ci aspetta un futuro di declino sempre più accelerato, perché la scelta tra Civiltà e Barbarie, mentre eravamo distratti da chissà cos’altro, è già stata fatta.

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3 thoughts on “Analfabetismo, andata e ritorno

  1. Ci stiamo interrogando e confrontando sull’argomento da giorni, ce ne chiediamo le ragioni e forse ci siamo anche proposti delle soluzioni, nel nostro piccolo. Partendo da questo assunto, leggendo questo tuo ultimo post e il linkato mi si è forse aperta una finestra, non so quanto possa essere giusta ma voglio sottoportela.
    La scuola e l’università italiana, negli ultimi vent’anni, sono stati una soluzione “facile” alla disoccupazione, vi sono stati parcheggiati all’interno milioni di individui che non potevano avere una collocazione nel mondo del lavoro, si è quindi passati alla destrutturazione del lavoro e l’Istituzione “Istruzione” è stata volutamente e scentementa lasciata andare in malora.
    La società ellenica giunse al concetto di “democrazia” sapendo bene che i pochi che avevano le conoscenze e le capacità di comprendere e ricordare, sarebbero stati meglio in grado di controllare la massa che si credeva “libera” e capace di decidere.
    La TV non ha fatto altro che allargare e approfondire il solco. L’essere abituati al concetto servito e predigerito, attraverso l’immagine e il sonoro, ci ha resi incapaci ci comprendere, di approfondire e di ricordare.
    La chiudo, sperando che il nuovo vento di cambiamento possa in qualche modo condizionare questo miope paese.
    M!!!

  2. Scusami, spero non me ne vorrai, ma mi viene troppo facile, e il mio stanco cervello non riesce più a censurare le dita che scorrono ormai senza freni sulla tastiera:

    46.1% è la stessa percentuale degli elettori della banda arcoriana.

    Casualità o , più probabilmente, correlazione altamente significativa ?(r= 1***)

  3. Forse è che ci siamo stancati di portare il peso della nostra italica genialità.Ma un conto è essere stupidi, un altro istupiditi.
    E’ ormai un quarto di secolo che il grande “Tivuniere” lavora per farsi un popolo a sua immagine e somiglianza.
    C’è quasi riuscito,è vero,ma come ammonisce il proverbio,chi troppo vuole nulla stringe.
    Noi Italiani ci rialziamo in genere,
    solo in seguito a una Caporetto.
    che per altri diventa invece una Waterloo.
    Forse questa crisi planetaria ci sarà propizia al massimo.
    Come si chiamerà il prossimo “Magnifico”? Lorenzo? Mustafà?
    Gaetano,Praneetha?
    o semplicemente Mario e Rossi pure?
    Da oggi, comunque, dopo il rinsavimento di trecento milioni
    di Americani(magari solo la metà)
    sono più fiducioso.
    Un caro saluto,Marco.

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