L’Evoluzïon Stellare

Correva l’anno 1997, internet era là da venire non solo per me ma per la maggior parte dei miei conoscenti, l’escursionismo in bici non aveva ancora iniziato ad assorbire molto del mio tempo infrasettimanale ed avevo appena scoperto le meraviglie della computergrafica grazie ad una suite di disegno ed impaginazione per pc, Corel Draw (versione 5.0!). All’epoca l’Associazione Romana Astrofili, un piccolo gruppo di appassionati di astronomia di cui facevo (più o meno) parte, ebbe la brillante idea di dotarsi di un “giornalino”, cui fu dato il nome di “Perigeo“.

Visto il primo numero e constatata l’impostazione grafica inesistente e l’aspetto eccessivamente “amatoriale” (brutto, diciamola tutta, ma più che brutto orribile), mi resi disponibile per un restyling grafico, ma la proposta non raccolse la necessaria attenzione.

A dirla tutta l’iniziativa del “bollettino” era nata da un piccolo gruppo all’interno dell’associazione, nel disinteresse più o meno palese degli organi direttivi, della serie “se vi va fatelo, ma non aspettatevi da noi grande supporto”, quindi il rifiuto alla mia proposta fu più una questione di “il giocattolo è nostro e ci giochiamo noi” che una articolata e motivata scelta editoriale.

Fatto sta che la cosa mi seccò alquanto, che avevo voglia di impratichirmi con il programma di grafica, che la mia creatività viveva un buon periodo e che in qualche modo dovevo “fargliela pagare” un po’ a tutti. Da questo “cattivo proposito” nacque “Periastro, il Contro Bollettastro delle Frange Dissidenti”.

Nato originariamente come numero unico, con pseudo-articoli ironici e sarcastici che prendevano in giro i tic ed i luoghi comuni degli astrofili e dell’associazione stessa, ebbe un tale successo che mi indusse a produrne diversi altri, sempre di cinque o sei pagine in formato A4, con cadenza bimestrale, per quasi un paio d’anni. Oltretutto, discutendo di “creatività”, Periastro era un oggetto muta-forma: ogni numero era una creatura a sé, la grafica ed i contenuti ne risultavano stravolti. Il secondo numero, per dire, titolava:

PERIASTRUM
Novellario de li facti accadenti at cura de le Fronde Dissenzienti
in seno at lo Sodalizio Romano Miratori de lo Nocturno Cielo”

…e con un “motto” sopra la testata recitante: “Magno est lo sforzo et di fremente speme s’adorna il cor fintanto che non splode”. Tutti gli articoli erano in un italiano arcaico e rappresentavano un’associazione astrofili del 1500 o giù di lì. Insomma, ci siamo capiti.

Al quinto numero, con l’ennesima capriola, Periastro uscì come “Rivista bimestrale di poesia”, ed ospitava nella “sezione classica” un esperimento delirante: descrivere le tematiche dell’astrofisica contemporanea col linguaggio di un Ludovico Ariosto (n.b.: nella “sezione contemporanea” c’era un pezzo Rap).

Ancora oggi lo trovo folle, come concezione e realizzazione. Eccolo qui, con tanto di note “esplicative”.

L’Evoluzïon Stellare
di Ermete Ermetico

Cantami, o diva, de l’astri fulgenti
Nascita et morte, et come Lattea Via,
In notte buia, quasi per magia,
S’adorni di tal gemme rilucenti.

At parer de li dotti et li sapienti
Poscia che di Gran Squasso (1) fu creata
La materia in le stelle fu forgiata
Prìa di formar criature intelligenti.

Cantar io vo’ l’historia de tal fatti
Di modo che sia claro in ogne dove
Cos’han da dire queste scientie nove
Et noi non si sia presi per de’ matti.

Erra in lo voto ispazio tetro nembo
De gas composto, et pulveri sottili
Et con li suoi compagni, in lunghi fili
Di spiral trama (2) forma estremo lembo.

Quiescente tale obscura nube pare
Infin che suo equilibrio non si perde (3).
Poscia in vortice (4) ratto si rapprende
Fintanto che la stella non compare.

Suo calor, per cagion di compressione (5),
ogni cosa comune sopravanza,
Sale in lo centro, aumenta con costanza
Raggiunge infin lo punto de fusione (6).

Quivi li nucli atomici snudati (7)
Scagliati l’un ver l’altro crudamente
S’uniscono all’istante et in un niente
Raggi possenti (8) vengon liberati.

Ribolle lo grand’astro et il lucore
Con soffio imman (9) le polveri allontana
Non appaia, in tal caso, cosa strana
Lo repentin mutar luce et colore (10).

Poscia che lo residuo gas disparso
Sia del nascente impeto focoso,
Raro sarà certun grumo roccioso (11)
Rotolante d’intorno et pur non arso.

Ma se mondo non cotto e non gelato
Appare et acque liquide possieda (12),
Chi può dire che là Vita non creda
Di sbocciar come fiore in mezzo al prato?

Mondi sian questi di gran varietate,
Come lo nostro e pur più molto ancora,
Ricchissimi di fauna et pur di flora
Cangiante ne l’inverno in de l’estate.

A scaldarli son astri non varianti (13)
Che per enorme tempo, regolari,
Producon lume et  caldo, non avari
Di ciò che ci rallegra tutti quanti.

Per le picciole stelle il Fato è questo:
Pur ardendo con somma economia,
Idrogen s’esaurisce tuttavia,
Et spegnesi lo nucleo, et tutto il resto.

Ma di certo est assai diversa sorte
Per quello che reguarda astri giganti,
Bizzarro è ciò che accade at le brillanti
Stelle, prìa che si dica che son morte.

Mentr’eoni trascorron lentamente
Et lo idrogen man mano se consuma
È stella, che parecchio assai riluma,
Destinata a perir violentemente.

Ecco perciò, a idrogen già consunto,
Lo nucleo collassar di modo brusco (14),
Finch’ elio il faccia splendere corrusco (15)
A rigonfiar l’esterno at novo punto.

La stella cresce at forma smisurata (16),
In quest’estrema fase di sua vita.
Per li contigui mondi è ormai finita
Lor sostanza vien tosto evaporata (17).

Per picciol brano (18) di suo tempo immane
Colossale vermiglio astro risplende,
Ma in lo suo centro, che vieppiù rapprende (19)
Gravità fa bruciar ciò che rimane.

Giunge alfin punto che, ferro prodotto,
Energia di fusion più non si espelle (20).
Crolla lo nucleo ardente et di sua pelle
Vien nebulosa fatta, in un sol botto (21).

Per millenni ulterior lo gas rilume
Spandendosi in lo spazio buio et voto
Fuggendo et vorticando in folle moto
Lo nulla empiendo infin d’esili brume (22).

Et in lo centro de la pira immane
Corpo se crea denso da far paura (23),
Et in ragion d’infima sua misura
Cagion sarà di molte cose strane.

Sia di niutroni picciol palla (24) fatta
Pur d’un intiero Sol massa recante,
Di radiazioni faro vorticante (25)
Spedita, tale e qual trottola matta,

Sia nero corpo, di luce prigione (26)
Buco di massa enorme nello spazio.
Di materia che inghiotta fa gran strazio (27),
Anco lo tempo torce (28), et fa impressione.

Corpi son questi tutti assai bislacchi
Ché di segreti l’Universo è pieno.
Ma d’indagarli non può farsi a meno
Sebben si sia già vecchi e pien d’acciacchi (29).

  1. Gran Squasso: Si fa riferimento alla teoria del Big Bang.
  2. Spiral trama: Le regioni di formazione stellare, visibili come nubi oscure, prevalgono nelle braccia delle galassie di tipo “a spirale“.
  3. Non si perde: Perturbazioni esterne provocano il collasso della nube di gas.
  4. In Vortice: Il momento angolare complessivo della nube viene conservato.
  5. Cagion di compressione: La diminuzione del volume causa l’innalzamento della temperatura di milioni di gradi.
  6. Punto de fusione: Si parla ovviamente di fusione termonucleare.
  7. Nucli atomici snudati: I nuclei degli atomi allo stato ionizzato, ovvero privati della “nube” di elettroni che normalmente li circonda.
  8. Raggi possenti: Il processo di fusione nucleare comporta l’emissione di energia sotto forma di fotoni altamente energetici, ovvero radiazione “gamma”.
  9. Soffio imman: La fase iniziale della vita di una stella è caratterizzata dallo stadio detto “T Tauri”, con fluttuazioni di luminosità e temperatura ed intenso “vento stellare”, ovvero irraggiamento di particelle elettricamente cariche.
  10. Mutar luce et colore: vedi al punto 9.
  11. Grumo roccioso: Il disperdersi della nube di gas evidenzia l’eventuale presenza di pianeti solidi.
  12. Acque liquide possieda: La presenza di H2O allo stato liquido viene ritenuta una delle condizioni essenziali per l’insorgere della vita.
  13. Non varianti: Di luminosità costante, altro requisito essenziale allo sviluppo di forme di vita basate sui composti del carbonio.
  14. Di modo brusco: In assenza della pressione di radiazione a controbilanciare l’attrazione gravitazionale il nucleo della stella si contrae rapidamente.
  15. Corrusco: Si tratta della fase detta di “Gigante rossa”.
  16. Forma smisurata: Gli strati esterni della stella si espandono e si raffreddano.
  17. Evaporata: I pianeti interni sono inglobati dagli strati esterni della stella.
  18. Picciol brano: La fase di “Gigante rossa” occupa un periodo relativamente breve nella vita di una stella, pochi milioni di anni.
  19. Rapprende: Mentre si fondono gli elementi via via più pesanti il nucleo della stella  si contrae ulteriormente.
  20. Non si espelle: Non si può ricavare energia dalla fusione di nuclei atomici più pesanti del ferro, una volta raggiunto questo punto l’emissione si arresta.
  21. In un sol botto: Il nucleo collassa e la stella esplode come una “Supernova”.
  22. Esili brume: Il residuo dell’esplosione è una nebulosa di gas in espansione a velocità elevatissime, che continuano ad emettere luce.
  23. Denso da far paura: Non essendo più equilibrata dalla pressione di radiazione la gravità spinge la materia a collassare fino a densità inimmaginabili.
  24. Picciol palla: Il diametro di una stella di neutroni è di pochi chilometri.
  25. Faro vorticante: La velocità di rotazione elevatissima, dovuta alla conservazione della quantità di moto, e l’intenso campo magnetico producono l’emissione di radiazione di sincrotrone in tutto lo spettro di frequenze, dalle onde radio ai raggi X,  pulsante con periodicità dell’ordine di frazioni di secondo.
  26. Di luce prigione: Il buco nero è tale in quanto la sua attrazione gravitazionale è talmente intensa da  trattenere anche la luce.
  27. Fa gran strazio: La materia che precipita in un buco nero attraverso il disco di accrescimento subisce sollecitazioni superiori perfino a quelle presenti all’interno delle stelle.
  28. Lo tempo torce: Come suggerito dalla teoria della relatività generale, all’approssimarsi alla superficie dell’orizzonte degli eventi di un buco nero, lo scorrere del tempo rallenta progressivamente, fino a fermarsi.
  29. Pien d’acciacchi: L’autore non cessa di autocommiserarsi inutilmente.
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