Gift Economy Life

La prima volta che ho sentito parlare di "gift economy", o "economia del dono", è stato in ambito informatico, in riferimento al movimento "open source". Il sistema operativo Linux, al giro di boa dei suoi primi dieci anni di vita, si stava allora proiettando al di fuori dell’ambito ristretto degli addetti ai lavori per approdare nei personal computers dei semplici "smanettoni".

Erano anni in cui sembrava che la rivoluzione del "software libero", col suo portato di generosa condivisione delle conoscenze, dovesse stravolgere il mondo dell’informatica da un momento all’altro. Era un’aspettativa ingenua, non teneva conto dell’effettivo potere delle grosse corporations, pronte a difendere con le unghie e coi denti gli enormi margini di profitto consentiti dalle leggi internazionali sui brevetti.

Il movimento "open source" lanciava una sfida al tempo stesso tecnica e filosofica, partendo dal presupposto che una condivisione gratuita delle proprie conoscenze avrebbe portato benefici a tutti. Il software infatti, situazione mai prima verificatasi nella storia dell’umanità, è uno strumento indefinitamente copiabile e distribuibile a costi pressoché nulli.

In un’economia tradizionale è logico attendersi che ognuno/a tenderà a farsi pagare per il lavoro svolto, quindi un programmatore che sviluppi una porzione di codice (una serie di istruzioni in grado di far compiere delle operazioni ad un calcolatore) lo farà solo in cambio di una remunerazione. L’idea alla base della "gift economy" è che si possa sostituire alla remunerazione "in denaro" una remunerazione "in natura", e che il lavoro donato alla collettività possa tornare indietro in termini di strumenti più evoluti a disposizione di tutti.

Le nozioni di "codice aperto" e "software libero" hanno rappresentato per me la naturale evoluzione di quelle idee comunemente dette "di sinistra", la cooperazione contrapposta alla competizione, la solidarietà preferita al profitto, la crescita comune, anziché del singolo a scapito di altri.

Allo stato attuale la "guerra del software" è ancora in pieno svolgimento. Molti strumenti "aperti", in testa a tutti il browser Firefox della "Mozilla foundation" e la suite da ufficio OpenOffice, si sono affermati come prodotti maturi e multi-piattaforma, ed equipaggiano ormai una buona percentuale di computers personali ed aziendali. E non va dimenticata l’enciclopedia collaborativa Wikipedia, tempestivamente aggiornata ed ormai punto di riferimento di milioni di persone.

Ma in fondo "gift economy" è anche condividere le proprie passioni con gli altri invece di farne un solitario passatempo, mettere a disposizione la propria esperienza, le proprie doti e capacità, affinché tutti ne possano trarre giovamento. Non ultimi noi stessi.

È quello che cerco di realizzare da anni nel mio tempo libero, attraverso la bicicletta, i telescopi, le foto, il computer, i libri, gli strumenti che quotidianamente mi consentono di "uscire da me stesso", di "divergere da me" o, detto in una sola parola: "divertirmi". Il divertimento, il "divergere da sé", è qualcosa di cui tutti hanno bisogno, e ricercano, ma molto spesso trovano solo "prodotti" da acquistare a caro prezzo, e non di rado scadenti.

La retribuzione della "gift economy emotiva" è emotiva essa stessa: un sorriso, una risata di gusto, uno sguardo complice, solidarietà nelle difficoltà, disponibilità a mettersi in gioco con lo stesso meccanismo. E funziona.

Oggi ho realizzato che a giorni, il 21 di questo mese, "festeggerò" diciott’anni da guida di escursioni in bicicletta. Un’attività strettamente volontaria, che non mi ha fruttato un euro, ma in compenso mi ha regalato la gran parte dei migliori amici che ho, e molti tra i più bei ricordi di questi anni.

Ritaglio dal calendario di Ruotalibera dell’anno 1990.


Quando riusciremo a dare al denaro la posizione marginale che gli spetta, fra le priorità della vita, vivremo tutti di gran lunga molto meglio.

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8 thoughts on “Gift Economy Life

  1. Beh, simile sì ma non proprio lo stesso, a meno che tu non ti senta nei panni del “datore di lavoro” del papa, la cui Parola è stata indicata da Benedetto XVI come l’unico “Bene” solido sulla terra, a differenza dei beni di consumo e del denaro che ieri c’erano e oggi non ci sono più!
    Diciamo che la tua parola è profonda e, ti auguro, durevole.

  2. RE GSA:
    mi spieghi meglio cosa significa “GSA al contrario”? basta che mi dica il punto di partenza e il senso di giro (orario o antiorario);

    Se capisco bene, stavolta l’iniziativa non è libera ma fa parte del catalogo di RL, vero? quindi la partecipazione è legata all’associazione a RL. E quindi (prometto, è l’ultimo quindi!) tu sei tornato a vivere la tua “vecchia” creatura, anche se solo come guida?

    magociclo

  3. Ciao Magociclo
    Se segui il link che ho messo alla frase “siamo andati a provarlo l’altro ieri” (mi rendo conto che si vede poco… sorry) arriverai al forum di Cicloappuntamenti con tutta la discussione e la descrizione del percorso.
    Cmq. si parte da Piramide e si gira in senso orario.

    Quanto al “vivere la mia vecchia creatura”… direi proprio di no.
    Un anno fa circa, alla stesura del calendario, pensai che proporre il GSA con Ruotalibera poteva essere un buon sistema per farlo conoscere a più persone, tutto qui.

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