La memoria del presente

L'ispirazione per questo post mi è venuta da molti diversi stimoli giunti più o meno contemporaneamente, che si sono mescolati e quindi riorganizzati in un affresco più complesso. È un ragionamento "a largo spettro", per cui mettetevi comodi perché non sarò breve.

Mi ritrovo spesso a ragionare sulla portata rivoluzionaria di internet, ed ancora più spesso sulla difficoltà di comprendere le rivoluzioni "in corso d'opera". Per gente come me, cresciuta assorbendo cultura dalla carta stampata o rubacchiando pezzi di sapere "altro" dall'offerta televisiva, un medium sterminato ed inesauribile come la "rete delle reti" rappresenta ben più di quanto sia possibile gestire, anche solo sul piano concettuale.

L'unico termine di paragone che mi viene in mente (ma internet è già un nuovo "termine di paragone" a sé) è con le vecchie enciclopedie, nelle quali i nostri genitori investirono sudati risparmi per garantirci una riserva di "sapere" buona per tutte le eventualità. Per me e mia sorella era l'Enciclopedia Universale Rizzoli-Larousse, in quindici volumi, di cui ancora ricordo a memoria la scansione delle voci dei singoli tomi (A-arvi, arvo-bracci, bracco-chiano, chianti-cultur, ecc…).

A dieci anni la cosa che più mi affascinava erano i dinosauri. Consultavo gli imponenti volumi per comprendere il motivo per cui la Terra avesse ospitato un tempo simili bestioni ed oggi non se ne trovassero più (sperando, in cuor mio, che ne saltassero fuori un po', superstiti, in qualche landa ancora inesplorata). Sfogliando le pagine patinate mi cadeva l'occhio sulle biografie di illustri sconosciuti, personaggi di un qualche spicco appartenuti ad epoche passate, con accanto riproduzioni in bianco e nero di antichi ritratti ad olio delle dimensioni di un francobollo.

Non so se mio padre (una vita di lavori manuali), dopo averla acquistata a caro prezzo per noi figli, dall'alto del suo diploma di terza media l'abbia mai anche solo una volta sfogliata per sé. Non ricordo di averlo mai visto intento a consultarla. E d'altronde mio padre preferiva leggere fumetti, adorava l'epopea del far west ed i film "di cowboys", come un vecchio ragazzo di campagna trapiantato in una città grigia, meccanica, ammaliante, caotica ed incomprensibile.

Fatto sta che conservo dentro di me il ricordo di quest'opera immane e ciclopica come una delle poche certezze della mia infanzia. Un pozzo di conoscenze astratte, sconfinato e polveroso, il cui solo peso curvava gli scaffali della libreria, Quello era il "sapere", e io non ne avrei mai posseduto più che una minima parte.

A tutt'oggi quell'opera monumentale giace, come una balena spiaggiata, in una libreria a casa dei miei genitori. Non serve più. Se ho bisogno di una qualsiasi informazione vado a cercarla in Internet, diventata ormai l'enciclopedia universale più capillare ed immediatamente accessibile mai posseduta dall'Umanità. Ma tuttavia quanto diversa dai libroni in carta patinata…

La cifra principale della differenza sta nella contemporaneità. Mentre l'antica enciclopedia cartacea era una forma di conservazione della memoria del passato, compilata da eruditi professori depositari del sapere dei secoli, l'enciclopedia moderna, Wikipedia, è frutto di un lavoro collaborativo svolto da milioni di persone, e riesce ad essere immediata e tempestiva: la memoria del presente.

Il fatto è che non ci siamo abituati. Per noi cresciuti con l'idea di un'enciclopedia aggiornata, quando andava bene, ai fatti di dieci, quindici anni prima (per cui scovare citato qualche personaggio contemporaneo era una curiosità fonte di divertimento), un'enciclopedia aggiornata in tempo reale diventa un concetto su cui la mente già fa presa a fatica.

E arriviamo a Billy Bragg, semisconosciuto (qui da noi) cantautore inglese degli anni '80, musicista atipico e personaggio di culto, da me perso e quindi ritrovato innumerevoli volte nel corso degli ultimi vent'anni. Pochi giorni fa, discutendo su un forum, mi serviva come citazione il titolo di un suo disco cui sono particolarmente affezionato, e come "arricchimento", per chi avesse voluto approfondire il tema, ho fatto una rapida ricerca su Google per trovare un link a qualcuno che ne avesse già parlato.

Detto fatto, capito sul blog TalkIsCheap (che, nonostante il nome, è italianissimo ed anche molto interessante) e ci trovo uno splendido post, che mi riporta indietro di vent'anni, all'audiocassetta registrata da un commilitone accompagnata dalla pagina strappata della recensione di "Mucchio Selvaggio", ad un paio di concerti estivi di lontane feste dell'Unità, a quel ragazzo inglese dal grande naso e dal grandissimo cuore capace di cantare per ore su un palco da solo, voce e chitarra elettrica, raccontando storie politiche e personali, di amore, lotta e libertà.

Commosso, scrivo un commento al post, ma non mi basta. Allora cerco un video su YouTube e lo trovo: il video di "Levi Stubb's Tears" (che all'epoca in Italia non era nemmeno mai arrivato).
 

Aggiungo il link al commento, ma ci sono altri video… E quindi sorge la domanda: che fine ha fatto Billy Bragg? L'ultimo suo concerto lo vidi diverse estati fa a Roma, Villa Ada, molti anni di più sul groppone, la stessa graffiante ironia, un po' di disillusione, le corde vocali strapazzate per decenni che faticavano ad arrivare fino alla fine del concerto.

Scavo un po' di più su YouTube ed esce fuori il Billy Bragg di oggi, ormai cinquantenne, il viso segnato da molte birre di troppo, l'ispirazione musicale decisamente zoppicante. Guardo quel viso e mi vedo anch'io così, invecchiato, disilluso, molti ricordi dentro la testa, gli anni forse migliori già dietro le spalle.

E colto da subitanea illuminazione lo cerco su Wikipedia (la versione inglese) ed ecco lì tutta la sua storia, l'enciclopedia compilata in tempo reale, forse da lui stesso, o da qualche dipendente della sua casa discografica, mi racconta tutta la sua vita fino a pochi mesi fa. Billy Bragg. Sull'enciclopedia.

Scavo ancora, una sua canzone fu portata al successo da Kirsty MacColl, ne so qualcosa, la vidi cantare e ballare in un leggendario concerto dei Pogues a Roma, nell'88, sapevo che era rimasta uccisa in un incidente in mare. Un click ed esce fuori tutta la storia, scomparsa a poco più di trent'anni per salvare il figlio da un motoscafo che incrociava in acque ad esso vietate. Il figlio salvo, lei morta sul colpo.

La voglio rivedere, vado di nuovo su Youtube ed eccola lì, a cantare "Fairytale of New York" nell'88, con Shane McGowan, un valzer struggente e commovente.

E Shane McGowan e la sua cirrosi epatica? Ancora Wikipedia: una storia maledetta di alcoolismo ed autodistruzione, ma fin qui ce l'ha fatta. Ora è irriconoscibile, la voce già all'epoca non splendida, ma dura e graffiante, ridotta ad un roco borbottio fuori tempo, ed anche i Pogues superstiti sembrano ormai dei vecchietti. Che tristezza.

È troppo, tutto insieme. C'era un tempo in cui i miti della gioventù, se persi per strada, svanivano semplicemente, lasciando solo il ricordo della loro grandezza. Ora non è più possibile. I fans li inseguono e raccontano cosa gli è successo, o loro stessi continuano a suonare, magari in bettole inqualificabili, e registrazioni pirata fanno il giro del mondo.

È una gran cosa, in teoria, poter disporre di tutta questa informazione. In pratica, molte cose avremmo forse preferito non saperle. Quando l'informazione era centellinata non ne avevamo mai abbastanza, ora che è pervasiva, simultanea ed a qualunque livello di competenza (le vite private degli artisti non sono esattamente una priorità culturale) rischia di farci male.

O forse siamo solo noi, nati nel mondo delle idee su carta, a non disporre ancora dei giusti anticorpi per gestire e metabolizzare la mole sconvolgente di conoscenze che le tecnologie informatiche ci mettono a disposizione. Senza filtri.

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3 thoughts on “La memoria del presente

  1. l’eccesso di informazione sta diventando scarsità della stessa.
    Ci sono degli innegabili vantaggi misti ad annegabili percorsi.
    Impareremo ad usare la mole di informazioni, a gestirle e nuovi motori di ricerca renderanno più agevole e selettiva la possibilità di accedere alla conoscenza.
    M!!!

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