Ho perso un amico


Ci sono persone famose, che muoiono in maniera rumorosa, roboante, causando la superficiale commozione di tanti, che pure non li conoscevano. Altre che lasciano dietro di sé solo il dolore delle persone care, sparendo discretamente, sottovoce. Altri ancora si spengono in silenzio, senza disturbare, ma subito dopo decine, centinaia di individui, ai quattro angoli della nazione, si ritrovano un buco nell’anima, una piccola voragine personale che fino a pochi minuti prima nemmeno si rendevano conto fosse riempita da qualcosa.

Gigi Riccardi è riuscito ad essere questo per tantissime persone, come testimonia la pagina web apparsa solo poche ore fa sul sito della Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), e che dopo la notizia della sua morte ha immediatamente cominciato a riempirsi dei pensieri, dei ricordi, delle parole commosse di chi lo ha conosciuto ed ha condiviso il suo cammino di vita, le sue speranze, i suoi sogni.

Ci conoscevamo da non so più quanto tempo, almeno da metà degli anni ’90, lui Presidente della Fiab , io di volta in volta semplice iscritto, presidente della sezione romana, Consigliere Nazionale, quindi "Invitato Permanente" alle riunioni del CN ed alla fine nemmeno più quello. La mia parabola all’interno della Fiab è stata segnata da una passione molto intensa, che mi ha spesso portato in rotta di collisione con la gestione "soft" di Gigi.

Fu lui a chiedermi di "cercare un contatto" col mondo della Critical Mass, in occasione della prima "Ciemmona". Riccardi venne a Roma, ospite a casa mia, e partecipò a quel primo evento, tra l’ostilità del popolo della Massa Critica (ostilità nata in quel di Milano, e misteriosamente trasmessa al resto d’Italia). Gigi aveva la vista lunga, e colse l’importanza di quel fenomeno, ma il resto della Federazione, con una prospettiva a mio parere miope, non volle seguirlo sulla strada del dialogo, e lui accettò questa scelta.

Io invece rimasi affascinato dall’energia e dalle istanze libertarie di Critical Mass, che seppur in maniera spesso rudimentale esprimevano un forte slancio ideale, un coraggio ed una determinazione ad uscire dagli schemi che trovavo e trovo ammirevole. E su piccola scala ho vissuto un destino simile al suo: l’associazione Ruotalibera scelse di non "contaminarsi" con l’esperienza di Critical Mass. In seguito la mia scelta fu però di segno opposto, e dopo varie vicissitudini lasciai la guida dell’associazione all’attuale presidente e continuai da solo per la mia strada.

Il 2005 fu l’anno del Cicloraduno Fiab a Roma, probabilmente il momento di massima vicinanza tra me, Riccardi, Roma e la Fiab. Fu un grande successo (pur con qualche "ombra"), ma non valse a cucire i rapporti tra la Federazione nazionale e l’associazione romana.

Parallelamente ai grandi risultati locali avevo maturato un’insofferenza nei confronti della "flemmatica" dirigenza Fiab, non mancando occasione di spingerli ad osare maggiormente. L’esito fu di ritrovarmi fuori dal CN, all’assemblea di Mestre (con voci di corridoio che raccontavano di associazioni del nord "coalizzate" per opporsi ad una sorta di "deriva meridionale" della Federazione).

Fu Gigi a continuare a volermi nel CN, come Invitato Permanente, ma nel giro di poche riunioni, a fronte dell’assoluta incapacità a far accogliere le mie idee troppo "radicali" rassegnai le dimissioni. Penso che oltre a Gigi la cosa sia dispiaciuta a pochi altri. Ad ogni modo questo ha fatto sì che le nostre frequentazioni praticamente cessassero del tutto. Mi era stato accennato della sua malattia qualche tempo addietro, ma non credevo che il decorso sarebbe stato così rapido.

Mi resta, di Gigi, il ricordo di un sorriso sempre pronto, il suo vezzo per le citazioni in latino, il piacere del dialogo con un’intelligenza acuta, l’equilibrio col quale sapeva gestire una Federazione Nazionale fatta di tante teste, tutte brillanti ed ognuna che la pensava in maniera diversa. Fosse stato un pizzico meno conciliante, meno condiscendente, meno disposto ad accogliere le aspettative altrui, forse la Fiab avrebbe fatto qualche ulteriore passo avanti, ma non si può fare ad un uomo una colpa della sua "eccessiva umanità".

Negli anni della mia maturità, della passione politica, delle responsabilità di presidente di un’associazione di passa duecento iscritti, Gigi è stato per me una figura paterna, di quelle con cui ci si scontra negli anni caldi dell’adolescenza, ma a cui non si smette mai di voler bene.

Cosa sarà la Fiab senza Riccardi? È presto per dirlo, ma un enorme pezzo della sua anima ormai non c’è più, e tutti ce ne rendiamo dolorosamente conto. Addio Gigi, ci mancherai. Ci manchi già

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