Uomo fuori tempo

Questo lungo ponte del primo maggio l’ho passato in parte con degli amici, a Fondi, in parte con Emanuela, in Toscana. Da un lato sentivamo entrambi la necessità di un po’ di relax, dall’altro la scelta di rinunciare all’auto per spostarci in bici, unita ad alcuni altri fattori contingenti, ha reso il tutto più faticoso e stressante di quanto auspicato.

Tornare in Val d’Orcia dopo più di dieci anni è stato, a suo modo, un gesto difficile. Troppo bello il ricordo di quest’angolo di mondo, troppo il degrado cresciuto ovunque. Il timore di ritrovare anche qui le deturpanti villette a schiera apparse in ogni dove me ne aveva tenuto lontano per molto tempo. Oltretutto le notizie su Monticchiello non erano rassicuranti.

Invece, dopo diversi chilometri decisamente poco piacevoli tra Chiusi e Chianciano Terme, immersi nel viavai automotoristico dei turisti "del ponte", l’affaccio sulla valle mi ha un po’ rincuorato: le dolci colline coperte di grano e ulivi, punteggiate di casali, sono ancora lì, e Pienza continua ad affacciarsi su uno degli angoli più verdi d’Italia.

Certo, nonostante il patrocinio dell’Unesco, molte cose sono cambiate. Praticamente la totalità dei casali è stata convertita in agriturismo, e l’andirivieni di vacanzieri, in questi giorni, era continuo. Pienza è diventata una delle ormai tante "città museo", con le stradine intasate di turisti e piena di botteghe di souvenir senz’anima. Una sorte probabilmente non fra le peggiori, ma ugualmente poco desiderabile.

E già questo è un punto su cui soffermarsi a riflettere: uno dei maggiori richiami turistici è oggi la visita alle soluzioni urbanistiche del 1400, rispetto alle quali gli standard moderni gridano vendetta al cielo. Invece di città, piazze, spazi pubblici e privati sapientemente intersecantisi abbiamo oggi quartieri dormitorio, villini unifamiliari, centri commerciali ed immensi stradoni perennemente intasati di traffico. Esattamente il contrario di quello che vorrebbe il semplice buonsenso.

Domenica sera, rientrati a casa, la puntata di Report su Rai3 ha, per così dire, "chiuso il cerchio", mostrando senza veli (ad elezioni ormai perse), le vergogne degli ultimi quindici anni di amministrazioni di centro-sinistra a Roma. L’agro romano regalato all’ingordigia di pochi palazzinari, sterminate periferie prive di collegamenti e servizi essenziali, un disastro urbanistico annunciato e scientemente realizzato.

Queste "nuove centralità" sono una bomba innescata, che probabilmente ci scoppierà in mano nei prossimi anni, decine di migliaia di persone sono state illuse dalla bolla immobiliare, hanno acquistato case prive di collegamenti e trasporto pubblico, si sono condannate da sé a code interminabili in automobile, ore di vita bruciate e frustranti, col prezzo della benzina in costante aumento.

Le banlieu parigine dovrebbero averci insegnato che tutto questo disagio, presto o tardi, in qualche maniera finirà con l’esplodere. Le colpe dei padri, da che mondo è mondo, ricadranno sui figli.

Nel frattempo, chi può, se ne va in vacanza in Toscana, ammira senza comprenderla la qualità della vita altrui e non ha, probabilmente, le risorse culturali per fare un banalissimo collegamento tra l’urbanistica "spontanea" fatta di case che, in passato, venivano costruite per sé e per i propri figli e la follia speculativa che li rinchiude quotidianamente in assurdi palazzoni di cemento armato, o in villini lussuosamente isolati dal mondo.

Quanto a me, osservo tutto questo e mi sento sempre più estraneo, come un lemming che provi a muoversi controcorrente ma ugualmente trascinato avanti dagli altri nella collettiva corsa suicida(*). Stavolta, nel percorrere in bici strade letteralmente infestate dalle automobili e motociclette di un popolo stolidamente vacanziero, mi sono sentito profondamente a disagio. Ho colto l’assoluta inutilità del mio oppormi agli eventi.

Sono ormai un uomo fuori dal mio tempo, di cui non condivido i sogni grossolani, i sentimenti stereotipati, le aspirazioni vuote e banali. La mia unica speranza consiste nel continuare a trovare spazi "altri" in cui collocarmi, esistere e resistere, dimensioni distinte da questo ormai insostenibile "tempo presente".

Che poi, a guardarmi indietro, in fondo è quello che ho sempre fatto. Ciò che cambia, con gli anni, sono solo la consapevolezza e la disillusione.

(*) P.s.: anche questa storia dei lemmings che si suicidano in massa era inventata, ma una metafora migliore non mi viene, sebbene il passato dell’umanità sia in fondo pieno di scelte folli e suicide.

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6 thoughts on “Uomo fuori tempo

  1. Ciao Marco! Hai analizzato bene tutto questo. Andare in bici un Martedì normale come l’ho fatto oggi, senza problemi. Ma fine settimana, anch’io mi chiedo: Che vogliono? Che cercono? In macchina con la nonna sulla montagna, bere un caffè, ritornare … che senso ha? si può chiacchierare tranquillamente a casa. Ma come ha detto Adorno: Con la macchina uno può raggiungere posti che uno non dovrebbe visitare se l’ambiente dove uno vive fosse bello e piacevole. (O: con le macchine della croce rossa si può salvare persone che non si sarebbero ferite se non ci fosse la macchina.) Strano, anch’io vedo che mi distacco sempre di più di questo mondo. Non sopporto più le riviste, non posso leggerle, la tivu fa schifo, meglio trovare “spazi altri”, ma i spazi sono qui, da noi non è così pazzesco, si può vivere in pace, e sono ancora ottimista: La foresta nera sopravivvera! Ciao Manfred.

  2. non mi fa piacere sapere che ci sono persone che la vedono come me, questo vuol dire che siamo in diversi a renderci conto che “il sistema” non funziona. Ci bombardano con la frustrazione da stasi del PIL, ci spingono a far girare l’economia, ma che senso ha essere costretti ad uscire di casa, sbattersi nel traffico, lavorare come deficienti, andare sempre di corsa e non avere il tempo per vedere un amico. A che cosa mi serve un telefonino, un videofonino, un tvfonino, se non posso disporre del mio tempo, per parlare con un amico, per vedere un amico, peggio ancora per isolarmi a guardare la tv? Tutto ciò è un non senso, non abbiamo bisogno di spazi altri, abbiamo bisogno di noi stessi, dei nostri simili, di poter vivere a ritmi umani e sociali.
    Mia moglie è stata costretta a lavorare a “parcoleonardo” per due anni, fortunatamente ha potuto cambiare lavoro; per due anni sono andoato a riprenderla la sera per poter stare assieme e mi chiedevo cosa cazzo ci andasse a fare quella moltitudine di persone a spendere dei soldi che non hanno, perchè la domenica, invece di andare a sperperare denaro, non se vanno in giro per la città, non se ne stanno tranquilli a casa invece di correre nel Nulla (volutamente N) attratti come falene dalla luce a fare la stessa fine. Ho visto persone firmare fogli di carta simili a nodi al collo per acquistare dei cazzo di televisori piatti, senza considerare che si rendono schiavi.
    Secondo me tutto questo è mancanza di Cultura, come lo è stare in macchina per brevi spostamenti, il buttare via la vita per vedere se l’autofeticcio fa per davvero i 200 da contachilometri.
    La smetto sperando che molti aprano gli occhi, magari aiutati dalla Crisi petrolifera e dal rincaro dei prezzi e capiscano che LA VITA E’ ALTRO.
    Abbiamo bisogno degli altri, non solo di spazi altri.
    M!!!

  3. A me invece fa piacere trovare persone che condividono certe riflessioni… cmq. rispondere punto su punto porterebbe ad una discussione infinita, mi limiterò all’ultima frase: “Abbiamo bisogno degli altri, non solo di spazi altri”.

    Abbiamo bisogno degli altri solo nella misura in cui frequentarli ci “arricchisce” umanamente. Purtroppo frequentare solo persone omologate ed indottrinate al consumo acritico può danneggiarci (o al contrario aiutare loro, ma è raro che accada…). Io non mi autoesilio dal mondo, ma ho bisogno, spesso e volentieri, di “spazi altri” proprio per poter ragionare a mente lucida ed elaborare le infinite pressioni che subisco dal mondo.

    Parlando di socialità e “spazi altri” non posso esimermi dall’invitarti stasera, o uno qualunque dei prossimi mercoledì, al Pincio, per il Ciclopicnic:
    http://cicloappuntamenti.forumfree.net/?t=27695386

  4. A me invece fa piacere trovare persone che condividono certe riflessioni… cmq. rispondere punto su punto porterebbe ad una discussione infinita, mi limiterò all’ultima frase: “Abbiamo bisogno degli altri, non solo di spazi altri”.

    Abbiamo bisogno degli altri solo nella misura in cui frequentarli ci “arricchisce” umanamente. Purtroppo frequentare solo persone omologate ed indottrinate al consumo acritico può danneggiarci (o al contrario aiutare loro, ma è raro che accada…). Io non mi autoesilio dal mondo, ma ho bisogno, spesso e volentieri, di “spazi altri” proprio per poter ragionare a mente lucida ed elaborare le infinite pressioni che subisco dal mondo.

    Parlando di socialità e “spazi altri” non posso esimermi dall’invitarti stasera, o uno qualunque dei prossimi mercoledì, al Pincio, per il Ciclopicnic:
    http://cicloappuntamenti.forumfree.net/?t=27695386

  5. fa piacere anche a me ma, solo in parte, nel senso che sono contento che ci siano persone altre come te e altri che sono convinto conosciamo, ciò che mi rattrista è che queste considerazioni non siano condivise dai più, per il bene dei più e non solo di noi altri.
    Questa sera mi avrebbe fatto piacere e ci avevo pensato ma, ho altri a cena, sarà per uno dei prossimi mercoledì…
    M!!!

  6. … il titolo è veramente bello: Uomo fuori tempo. Man out of time. E la foto ha qualcosa di “spaced out”. Ciao Manfred.

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