La solitudine del blogger (#2)

Lo so, è un titolo ridicolo, ma un tema su cui ho ragionato molto negli ultimi tempi è proprio la solitudine, la mia. Tecnicamente non sono solo, ho accanto una moglie adorabile (anche se mi fa spesso arrabbiare), parenti che mi abitano vicini e frequento con continuità, amici che vedo e con cui sono in contatto epistolare quotidiano (o dovrei dire e-pistolare, visto che si svolge  esclusivamente via e-mail), insomma una rete relazionale ampia e diffusa.

E tuttavia qualcosa mi manca. Già, probabilmente mi manca… tutto il resto. Di fatto ho grosse difficoltà nel proiettare di fronte a me una visione ottimista del futuro. L’idea che “domani” starò un po’ meglio di quanto non stia oggi, o che ciò varrà per quelli che verranno dopo di me, o a dirla tutta che il mondo sarà, fra qualche anno, o decennio, un luogo più bello ed interessante di quanto non sia ora.

Questo, sicuramente, dipende dalle cose che trovo interessanti. Mi piace stare all’aperto, ammirare la natura nelle sue infinite forme, correre in bicicletta, vivere la mia componente ‘animale’ nei suoi bisogni basici: il cibo, il movimento, la compagnia, il riposo.

Al contrario, non mi piace particolarmente l’intrattenimento preconfezionato, non amo la televisione, rifuggo le attività che mi riducono al ruolo di spettatore passivo, detesto viaggiare inscatolato in un’automobile, trovo sgraziate e sommamente deturpanti le costruzioni moderne erette in contesti naturali.

Risulta tuttavia evidente, anche all’occhio più distratto, che in barba ai miei desideri il resto del mondo si muove invece proprio in queste ultime direzioni: intrattenimento passivo diffuso, cementificazione, omologazione culturale, distruzione dell’ambiente. C’è davvero poco di che essere ottimisti.

Da questo nasce il mio senso di solitudine: dall’essere circondato da ogni lato da persone che non riesco più a riconoscere come ‘miei simili’. La sensibilità ambientalista mi rende alieno al mondo contemporaneo, circondato da un’umanità ormai incomprensibile.

E non basta avere amici, anche tanti, che condividano questa ‘diversità’. Non bastano poche persone ragionevoli con cui relazionarsi occasionalmente o con continuità. Il senso di estraneità ed emarginazione resta forte, e invade con insistenza ogni minimo gesto.

Anche il puro e semplice tentativo di raccontarsi in un blog, e nel contempo di raccontare il mondo che cambia.

8 thoughts on “La solitudine del blogger (#2)

  1. Caro mio; la stai vedendo un po’ troppo nero, animo e buon senso, inutile sentirsi un disadattato e mettersi in un angolo, fai quello che hai sempre fatto, partecipa.
    Si profila un fine settimana lungo e di bel tempo, camminare, correre e pedalare, tutto pronto e a disposizione, ungi la catena e vai…
    Stanno in fiore le zagare e i campi di crocifere sono tutti gialli, il resto scoprilo e poi torna a raccontarcelo.
    M!!!

  2. Scivolando verso la depressione, il giro di boa dei quarant’anni, la scrollata all’albero dei sogni, la ricerca spirituale, i figli.

    Questi tuoi post ispirano riflessioni molto personali, inadatte al web.
    La visitina settimanale al tuo blog è sempre interessante!
    ciao!

  3. Per riprendere il commento precedente, io ho appena doppiato la boa dei 50 e non credo che le tue riflessioni siano di tipo generazionale. Credo anzi che siano le riflessioni di un uomo che vive pienamente il suo tempo (in senso cronologico e storico)e che non ci sta a vedere “l’umanità” correre verso il baratro. A (magra) consolazione ti riporto un commento che ho trovato nel mio blog, ad un mio post molto amaro sull’elezione del nuovo sindaco a roma:
    “Sembra impossibile che si concretizzino situazioni simili a quella di cui parli, ma non è così. Oltre 2000 anni fa il salmista scriveva, in chiusura del salmo 11 (12): ” Mentre gli empi si aggirano intorno, emergono i peggiori tra gli uomini.” Naturalmente sono solo parole del salmista che consegna la sua riflessione agli uomini di ogni tempo,forse anche del nostro tempo, visto che succede.”

    Ecco, già 2000 anni fa qualcuno rilevava la tristezza del tempo. Eppure l’Uomo ha trovato la stretta strada per venirne fuori. Impegnamoci anche noi a cercare questa strada stretta, e se non ce la facciamo, aiutiamo quelli che hanno più forza, abilità o solo fortuna di noi.

    Ciao
    magociclo

  4. Caro Marco! Dev’essere anche la tua situazione, vivendo a Roma. Sei sempre circondato da persone, è molto difficile fuggire. Mi ricordo, a Roma almeno una volta nel giorno mi sono arrabbiato, benché sono normalmente pacifico. Invece qui, nella Svizzera, nella Foresta nera, niente si muove. È tranquillo. È facile di vivere solo con i pensieri, con i libri, parlare con nessuno; non penso al futuro, davanti a me la piccola montagna nella foresta nera e le grande montagne qui, mondo mistico. Come detto – difficile quando uno esce di casa, e c’è tutto questo casino di una grande città. Ma io non so se ti piacerebbe vivere nella campagna … Saluti Manfred.

  5. Beh, a quanto pare questa riflessione ha toccato delle corde “calde”. Questo weekend l’ho passato fuori Roma, sono tornato dopo una decina d’anni in Val d’Orcia, e c’è di buono che la Val d’Orcia c’è ancora, a differenza della campagna romana. Poi, ieri sera, tornato a casa, la puntata di Report sulla cementificazione delle periferie mi ha dato un’altra poderosa mazzata.

    @ Magociclo
    Se dopo duemila anni abbiamo gli stessi problemi, come si fa a dire che “abbiamo trovato la strada per venirne fuori”? L’animo umano, in duemila anni, è cambiato di pochissimo, ma nel frattempo la nostra capacità distruttiva è aumentata in maniera esponenziale.

    @ Manfred
    Goditi la foresta nera, finché c’è. Prima o poi le orde dei barbari, o le conseguenze del loro agire (surriscaldamento globale) la ridurrano ad un deserto di sassi, com’è già buona parte del pianeta.

    Scusate il pessimismo, ma ho la netta sensazione che il semplice buonsenso in questo paese (pianeta?) non abbia più alcuna rappresentanza politica. E non da qualche giorno, ma da decenni, se non secoli.

  6. Pierfrancè, non ci cadere, è facile dire la Val d’Orcia è come dovrebbe essere, la campagna romana è scoparsa, gli Agri romani sono 15 volte tanto, non è per contraddirti ma per cercare di tirarti su il morale, ce ne sta ancora di campagna pedociclabile.
    La puntata di report mi ha smosso poco perchè sono cose che già conosco, le urlo da tempo e mi dicono che sono un rompipalle ma, non mi stanco di gridarle.
    Spero di camminare presto assieme o se preferisci fare qualche giro di pedale.
    M!!!

  7. @ M.
    Lo so che la campagna romana è vasta, ma quella che più interessa me, e chi vive e va in bici a Roma, quella a ridosso del GRA, “se la so’ magnata”.
    Sono contento che ne sopravviva, a qualche decina di chilometri dalla città, ma per me resta raggiungibile solo col treno, e allora tanto vale andare fino in Abruzzo.
    Cmq. sarà materia del prossimo post, per cui non mi dilungo oltre.

  8. l’Abruzzo lo conosco benissimo, ci ho lavorato per tre anni girandone in lungo e in largo le campagne di tutte le provincie, in special modo quelle nella fascia tra i monti e il mare, il resto l’ho conosciuto perchè sono uno che adora camminare, correre, pedalare, arrampicare, scalare, l’aria aperta in generale.
    Ultimamente vivendo a Roma sto però riscoprendo la zona che mi circonda, ti devo dire che in fin dei conti è meno compromessa di quanto si pensi, di sicuro la zona a ridosso del GRA è più o meno scomparsa, ma non tutta, se però ti sposti con il treno, a pochissimi minuti puoi trovare dei posti molto gradevoli, in particolare tra Aurelia, Braccianese e Cassia, ci sono ancora bele estensioni con belle aziende agricole e spazi verdi. Negli ultimi anni gli agricoltori stanno riducendo l’intensità delle colture a vantaggio dell’estensivizzazione, ci sono capi al pascolo e anche un po’ di macchia, non ci crederai, in parte protetta.
    Non disperiamo e cerchiamo di godercela.
    CIAO MIKY!!!

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