Una vita invasa dal divino

“Divine Invasioni – La vita di Philip K. Dick”, di Lawrence Sutin, è un libro che mi ha tenuto occupato negli ultimi mesi. La mia prima incursione nel settore delle biografie avviene quasi per caso, l’estate scorsa, nel corso di uno scambio di libri (book sharing) avvenuto nell’ambito dei Ciclopicnic al Pincio, e la devo a Fabio (che bizzarramente afferma di aver acquistato questo libro per farlo leggere a me…!). Chi fu, dunque, Philip K. Dick? Sicuramente uno dei più geniali ed immaginifici scrittori del secolo scorso, rimasto relegato per tutta la vita nel ‘sottogenere’ fantascientifico nonostante le, sempre frustrate, ambizioni di scrittore ‘mainstream’. Un sognatore di Universi, uno ‘scrutatore nel buio’, un esploratore di incubi, un naufrago delle meta-realtà.

Il mastodontico lavoro di ricostruzione di Sutin ci regala il ritratto affettuoso e disarmante di un’intelligenza onnivora prigioniera degli eventi, primo fra tutti la perdita della sorella Jane, avvenuta a pochi mesi di vita (evento che, strano a dirsi, segnò dolorosamente l’intera sua esistenza). Una mente lucidissima, una fantasia vulcanica frenata da insicurezze e paranoie, dipendente dagli psicofarmaci e completamente canalizzata nel gesto compulsivo di fissare idee mediante parole su carta. La maggior parte della sua vita consistette in interminabili sedute alla macchina da scrivere, fino a notte fonda, in uno studiolo angusto ingombro di libri.

Dal punto di vista del lavoro biografico, assolutamente capillare, ho trovato bizzarro ed indiscreto entrare così a fondo nella vita, negli affetti, nelle emozioni di un’altra persona (non credo che mi piacerebbe se dovesse accadere a me, ma fortunatamente penso di non correre rischi in tal senso). Tuttavia trattandosi di un personaggio a suo modo così eccezionale questa lettura analitica non manca di offrire numerosi spunti di riflessione.

In particolare colpisce l’ultimo periodo della sua vita, dall’inizio degli anni ’70 fino alla sua morte, segnato da ‘visioni divine’ ed esperienze ‘ultraterrene’ che tuttavia mai accettò fino in fondo. Come un mistico segnato dallo scetticismo scientifico, Dick continuò ripetutamente ed affannosamente a mettere in discussione le sue esperienze soprannaturali, senza però mai riuscire a decidersi per un’interpretazione piuttosto che per l’altra. Di questo riempì le circa ottomila pagine di un lavoro maniacale, tuttora inedito (direi inevitabilmente…) che intitolò a propria ‘Esegesi’.

Sutin si spinge al punto di offrirci una chiave di lettura medica a tali fenomeni inesplicabili, chiamando in causa l’epilessia del lobo temporale: una patologia cerebrale che, a differenza dell’epilessia ‘classica’, produce allucinazioni, perdita del senso di realtà e percezioni alterate. Spiegazione razionale a suo modo affascinante, ma ormai indimostrabile: come già detto lo scrittore morì per le conseguenze di una serie di attacchi cardiaci all’inizio dell’82.

Dick, quindi, come un profeta visionario della Bibbia nato fuori tempo ed ‘in terra ostile’, cercò di scendere a patti con le sue esperienze mistiche, e visse senza risparmio le sue due tensioni contrapposte: da un lato verso il divino, e dall’altro verso il raziocinio. Consumò con curiosità onnivora testi scientifici e trattati di filologia e mistica alla ricerca di una spiegazione definitiva che non arrivò mai.

Ma non è così essenziale definire quali cause, reali od immaginarie, produssero ciò che sperimentò, quanto cosa riuscì a trarne: decine di romanzi e racconti in cui la Realtà stessa viene credibilmente rimessa in discussione, ed i cui protagonisti (come in fondo fu per Dick, per un lungo arco della sua esistenza) vivono esperienze sconvolgenti, tali da incrinare la fiducia nella concretezza stessa dell’Universo.

Leggendo le sue opere ci immedesimiamo nelle spiazzanti situazioni vissute dai protagonisti, e nel loro perdere progressivamente fiducia nelle proprie percezioni, e finalmente nella concretezza ed attendibilità dell’Universo che li circonda, parallelamente rimettiamo in discussione anche le nostre certezze. Non un fabbricante di sogni futuristici, bensì un formidabile e lucido seminatore di dubbi scagliato all’attacco della nostra percezione della Realtà.

5 thoughts on “Una vita invasa dal divino

  1. Ciao Marco, grazie per questo articolo! Questo libro sarebbe anche importante per me. È un grande, P. Dick. Ho anche letto che scrive Eric Davis su http://www.techgnosis.com – suo servizio si chiama “Technomancer”, sulla colonna sinistra. D. era uno scrittore molto produttivo, c’era molto materiale dentro di lui, lasciava entrare molto e ne creava qualcos’altro, dal caos al caos … e i messaggi, chiaro, non è divertente sentirsi un po’ controllato, osservato, non sentirsi indipendente; ma chi sa da dove viene l’ispirazione, dal subliminal self (Myers), da uno strato sottosotto o da un’entità che si chiama Varis? Si tratta soltanto di poter vivere con questo. Affascinante. Devo leggere Dick. Ciao Manfred.

  2. Ciao Manfred
    Ho perso il conto di quanti libri suoi ho già letto (sicuramente più di 30) e nonostante questo mi sembra sempre che ce ne siano ancora almeno altrettanti. Al momento ne ho un paio già acquistati da parecchio che aspettano solo il loro turno…
    Il prossimo potrebbe essere “In senso inverso” (ma prima ho deciso di metter mano a Safran Foer: “Molto forte, incredibilmente vicino”)

    E ce ne sono diversi che voglio rileggere, primo tra tutti “Palmer Eldritch”

  3. credo che non leggerò niente di questo tizio. (stavolta non mi freghi)
    non mi piace nessuna letteratura che inizia per esse: fantasia, fiabe, fantascienza. Le biografie, invece, mi incuriosiscono e appassionano.

    Molto forte incredibilmente vicino (da leggere solo per il  titolo, che merita) è quello del bambino rimasto orfano perchè il padre è morto l'undici settembre?
    ti era poi piaciuto? a me la figura del bambino tanto, meno certe situazioni assurde nelle quali lo metteva l'autore (torniamo al rifiuto della effe)
    Ciao

  4. Ciao Siilvia
    Dick ha scritto anche romanzi non fantascientifici, ma all'epoca gli furono tutti rifiutati.
    "Confessioni di un artista di merda", "L'uomo dai denti tutti uguali", "In terra ostile", sono tutti romanzi "mainstream", senza venature fantascientifiche.
    Romanzi psicologici discretamente pesanti…
    Uno dei suoi capolavori, "Un Oscuro Scrutare" (ci hanno tratto anche un film in semi-animazione, con Keanu Reeves) ha solo delle coloriture fantascientifiche di secondaria importanza, incentrato com'è sulle dinamiche della dipendenza da sostanze psicotrope.
    Dato che stai lottando con Infinite Jest ti consiglio, dopo quello, diverse letture di "alleggerimento".
    P. K. Dick va comunque assunto "a piccole dosi".

  5. Pingback: L’umanità disintegrata | Mammifero Bipede

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