La notte dei Morlock

A circa un decennio dall’acquisto (eh, sì, ho troppi libri ammucchiati in attesa di lettura, e da ormai troppo tempo) sono finalmente riuscito a leggere questo romanzo "pastiche" di Jeter, pubblicato da Urania nel ’99.

K. W. Jeter è uno degli autori fondamentali dell’ultimo trentennio, lo scopersi con "Telemorte" nel lontano ’86. Romanzo a più livelli, complesso, difficile. Seguii il bizzarro "L’addio orizzontale" e l’altrettanto allucinato "Madlands: terre impossibili", narrazioni in cui la realtà viene frantumata e ridefinita, partorisce incubi temporali, regredisce a precedenti stati di esistenza.

Ma il suo capolavoro, "Dr. Adder", scritto nel 1974, ha dovuto attendere quasi un decennio prima di trovare una casa editrice disposta a pubblicarlo. "Dr. Adder" è narrazione di un mondo in cui mutilazioni e perversioni sessuali sono il capolinea finale del Sogno Americano. Lettura che lascia segni profondi in chi la affronta.

"La notte dei Morlock", se fosse stato scritto oggi, potrebbe essere tranquillamente classificato come un’opera minore. Prende il via come una sorta di seguito della "Macchina del tempo" di H. G. Wells e subito parte per la tangente, introducendo elementi fantasy della saga di Artù ed Excalibur, un racconto improbabile ed affascinante ispirato all’epoca vittoriana.

"Opera minore", ho scritto, se non fosse per la data di pubblicazione: 1979. Vent’anni prima del suo arrivo in Italia. Trent’anni da oggi. Preceduto nelle librerie e nelle mie letture da molte opere sue discendenti e di gran lunga successive.

Anno di nascita che ne fa, al contrario, il capostipite di un intero sotto-genere letterario, frequentato da autori del calibro di William Gibson, Bruce Sterling, James P. Blaylock, Paul di Filippo, solo per citarne alcuni, e che risponde all’appellativo di "Steampunk". Molti avranno anche visto la trasposizione cinematografica del fumetto "League of Extraordinary Gentlemen" di Alan Moore.

Insomma, distrattamente mi sono ritrovato a leggere un piccolo "mattone fondamentale" dell’immaginario contemporaneo, scoprendone solo a posteriori collocazione temporale ed importanza. Bizzarro.

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