Abbiamo camminato sulla Terra come giganti

A volte torno a visitare il “Mammifero” solo per rendermi conto che sono giorni che non inserisco nulla. Poi faccio mente locale e realizzo il motivo di questa “assenza”: stanno accadendo troppe cose contemporaneamente.

La scorsa settimana è scoppiato il bubbone del “Bicycle Mobility Forum” e la gente che partecipa ed anima la CriticalMass romana è salita sulle barricate ottenendo, mercoledì, un incontro con la Città dell’Altra Economia che ha praticamente rimesso in discussione le date, la natura ed anche la collocazione fisica dell’evento.

Ravvedimento tardivo, ma necessario. Ora seguiranno ulteriori passi a garanzia del massimo allargamento e della massima partecipazione e condivisione con tutta la comunità dei ciclisti romani.

Ieri sera abbiamo raccolto le energie per andare a vedere uno spettacolo teatrale al Piccolo Re di Roma: “L’età dell’ansia”, tratto da W. H. Auden per la regia di Gianluca Bondi. Sarà che è stato nostro insegnante e regista, ma ormai io e Manu ci ritroviamo istintivamente sulla sua stessa lunghezza d’onda, e non possiamo che rimanere affascinati dal suo stile visionario ed onirico, e dall’uso che riesce a fare anche di un piccolo palcoscenico.

Spettacolo straniante ma miracolosamente coinvolgente, con un equilibrio magistrale di testo, gestualità e situazione scenica, racconta una non-storia, attraverso frammenti del romanzo di Auden, restituendo un affresco sulla condizione umana, i suoi drammi e la sua disperata ricerca della felicità. Un lavoro che meriterebbe ben altro successo e ben altra attenzione che la manciata di spettatori di ieri sera… ma purtroppo, come dice Manu, le cose migliori sono per pochi.

Altrettanto pochi erano stamattina all’appuntamento con CicloKidz, nel parco della Caffarella. Nonostante le numerose telefonate, i contatti personali e le assicurazioni di partecipazione, sembra che l’umanità sia stata, in questa settimana, flagellata dalle piaghe bibliche, sicché uno dopo l’altro tutti gli entusiasti sostenitori dell’iniziativa, adducendo motivazioni incontestabili, sono evaporati.

Questo fatto mi ha lasciato un amaro in bocca che invece non voleva proprio “evaporare”. Tra ieri sera e stamattina ho rimuginato sul paradosso in cui tutti mi dicono: “iniziativa geniale, entusiasmante, da portare avanti!”, e nessuno si fa poi carico di essere presente di persona. Un po’ come dire: progetto bellissimo, ma fatelo senza di me.

Poi siamo partiti, e i bambini (tre!) mi hanno ripagato di tutta la fatica nel perorare la causa, hanno esplorato il parco con occhi sgranati, consapevoli dell’avventura cui stavano partecipando, hanno spinto le biciclettine sulle salite e si sono arrampicati sull’antica cisterna, che ho raccontato loro essere un castello.

I loro sorrisi hanno sciolto il mio malumore, ma non la rabbia per tutti quei genitori, zii, parenti ed amici che ad altrettanti bambini hanno negato quest’esperienza. CicloKidz proseguirà, ma per adesso io e Sergio ci prendiamo una pausa di riflessione, e magari i bambini li portiamo a pedalare lo stesso, senza necessariamente perseverare nell’estenuante ed infruttuoso tentativo di coinvolgere altra gente.

Mi sento di condividere con Gianluca Bondi questo destino infausto, spendere sforzi generosi ed inesausti per raccogliere solo le briciole, aggravato nel mio caso dal disastro che a lungo andare produco nel campo dei rapporti umani. Sembrerà paradossale, ma uno dei pensieri fissi della settimana è stato domandarmi come mai dalle persone riesco a tirar fuori il peggio. Un “peggio” che vorrebbe restarsene lì acquattato, nascosto, senza fare troppi danni, e che invece io stano fuori a produrre disastri.

La fotografia del momento attuale si può riassumere nelle due righe di un pensiero che formulai diversi anni fa, di fronte all’ennesimo disarmante sfacelo:

“Abbiamo camminato sulla Terra come Giganti
lasciando dietro di noi solo macerie”

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10 thoughts on “Abbiamo camminato sulla Terra come giganti

  1. Ciao Marco! Ritornato dalla Spagna, mi trovo leggendo le tue esperienze amari. Poco da aggiungere – la gente è pigra, non ha tempo e non è in grado di sopportare contraddizioni. Tutti vogliono sentire che hanno ragione; non accettano un punto di vista diverso. Viene punito poi il messaggero invece che viene preso l’opportunità di imparare, di discutere. Ogni giorno dobbiamo imparare qualcosa! Anch’io nel passato mi ho chiesto perché una persona simpatica come me spesso si trovava isolato; sarà che ho detto che penso veramente senza rendermi conto quant’è pericoloso.

    Continuate con i kidz! E poi: Auden! Indimenticabile il resoconto del premio Nobel (1987) Joseph Brodsky (amante d’Italia) che sempre ammirava Auden. Ha interpretato la sua grande poesia “1. september 1939” (100 righe) su 25 pagine. Grande poesia! “All I have is a voice / to undo this unfold lie … And the lie of Authority / whose buildings grape the sky. – Defenceless under the night / Our world in stupor lies.” L’interpretazione si trova nel libro di Brodsky “Al di là di Bisanzio”. Tanti saluti ciao Manfred.

  2. Ciao Manfred, bentornato!
    i Kidz continueranno, nonostante la mia tendenza al pessimismo… sono troppo testardo (accoppiata micidiale).
    Grazie per la segnalazione su Auden, non sapevo fosse anche un poeta. Mi sono fatto una velocissima ricerca in internet ed ho trovato la poesia che mi segnalavi, ora la leggo e ci ragiono su… sembra molto bella.

  3. Caro Marco,
    anche io vorrei venire tanto ai ciclokidz con la mia pupa. Ma mi rendo conto che
    1) La ho con me un fine settimana sì e uno no, e inizia alle 9,30
    2) Lei ha tre anni e mezzo e va su brevissimi tratti pavimentati senza salite o discese su bici-triciclo senza catena; quindi è ancora (spero x poco) da seggiolino
    3) Quando ciclokidz era in coincidenza, faceva molto freddo e mi ci sarebbe voluta un’ora, anche prendendo il treno, per arrivare sulla Casilina: pupa congelata?
    4) dei due weekend rimanenti, uno lavoro;
    5) capita spesso malattia dell’una o dell’altro…o della bici!
    6) tesi in consegna
    7) imprevisti familiari che nell’ultimo anno sono stati molti

    Direi sistema di equazioni a campi di soluzione molto ristretti. Tieni conto che mi sembrava un po’ “fuori luogo” venire senza pupa, un po’ come uscire con una comitiva di coppie senza portarsi la fidanzata. Però la tua idea delle entry level può funzionare, o magari no. Ricordati che è inverno, si fa un sacco di fatica a seminare ma poi alla fine si dovrebbe raccogliere.
    Per parte mia ho in testa un giretto al nuovo pratone delle Valli, che non sarà bello come la caffarella ma ha 1) molti giochi 2) la stazione vicino 3) Affitto bici ma il non aver più da molto tempo organizzato uscite in bici e le equazioni a variabili a volte incontrollabili di cui sopra mi fanno temere di assumermi questa responsabilità, specie quando ci sono bimbi di mezzo
    Stefano

  4. Ciao Stefano
    Cominciamo dalla fine: la responsabilità non sarebbe tua, ma degli adulti che accompagnano i bimbi, l’unica cosa che deve curare l’accompagnatore è non scegliere strade pericolose. Poi, direi, pian piano si sta formando un gruppo “di supporto”. Bisogna solo aver pazienza (molta più di quella che ho io…) e andare avanti.
    Spererei di confermare l’iniziativa col bioparco, domenica 2, o magari farla slittare più avanti.
    Ciao

  5. Appena tornato da quel di napoli, per caso vedo cicloappuntamenti e la gita in zona via Benigni. Per fare prima lascio il commento qua invece che sul forum; non sarebbe meglio come zona la mia di proposta, partendo dalla Stazione Nomentana, dove volendo c’è un grande parcheggio, oppure comunque c’è un nolo bici a via Conca D’Oro, etc? Lasciare la macchina al parcheggio di via Cicogna non è consigliabilissimo, e il paesaggio francamente non è stupendo nella zona di via Benigni: insediamenti non ce ne sono, ma cmq ci sono capannoni, etc.
    Consiglio di parcheggiare invece, se proprio si vuole mantenere zona ed itinerario, alla “Casa del Fiume”, sulla curva di viale Kant, che è anche centro visite di RomaNatura gestito da insieme per l’aniene e che può offrire comunque ad inizio e fine un punto d’appoggio, ristoro, dei bagni, informazioni; ci sono mostre tematiche sull’aniene etc.
    L’unico problema è che per entrarci bisogna percorrere via Bertero e prendere la stradina con la sbarra bianco rossa sul piazzale prima di reimmettersi su viale Kant. Fammi sapere, sabato ho la bimba e forse sono della partita….previsioni del tempo buone!

  6. Ciao Stefano
    Considerando che non ci sarà probabilmente una folla oceanica (il progetto deve ancora maturare) direi per stavolta di lasciare l’appuntamento così com’è, anche considerando che è già stato cambiato una volta…
    Percorriamolo, “collaudiamolo”, e magari cerchiamo di immaginare come riproporlo a più persone. Ci farà molto comodo la tua presenza, dal momento che né io né Sergio (il proponente) conosciamo benissimo il parco.
    Ci vediamo sabato!

  7. Salvo catastrofi, o mi troverò (con pupa su seggiolino) al parcheggio di via Cicogna o vi reincrocio durante l’itinerario…Nel primo caso, se volete, vi faccio strada fino alla Casa del Fiume, dove il parcheggo è più sicuro e l’ambiente più gradevole
    Stefano

  8. ciao marco ho letto ora come ogni tanto faccio viaggiando senza ruote per internet qualche riga del tuo spazio. le tue parole mi colpiscono molto e mi avrebbe fatto piacere abbracciarti così come mi viene da fare a me quando non so esprimere in altro modo il comprendere e il sentirmi compreso, anche per esserci stato quando hai voluto e a tuo modo, tu, tu e manu col vostro sguardo sempre attento presente e ricco. grazie anche per quello che chiami “il peggio”, io sono un fanatico dei fiori che crescono in quel campo. grazie un saluto, gianluca

  9. Ciao Gianluca
    Hai assistito ad uno dei miei periodici sprofondare nel pessimismo più nero. Poi mi fermo un attimo, cerco di guardare meglio, mi accorgo che le cose non sono esattamente come le descrivo, che hanno anche dei lati chiari, oltre a quelli oscuri.
    Il guaio di chi, come me e te, cerca di fare troppe cose, è perdersi dei pezzi lungo la strada.
    A volte ci si guarda indietro e la massa di “macerie” abbandonate appare preponderante rispetto a ciò che abbiamo costruito, ma sovente è solo un problema di prospettiva.
    Cambiare le vite degli altri è un mestiere che non da un ritorno immediato, in alcuni casi non lo da mai.
    Cambiarle in peggio, a proprio beneficio, a volte funziona, ma spesso anche no.
    Abbiamo in comune una cosa: seminiamo campi in cui, quando va bene, cresce la felicità degli altri, più che la propria.
    Ma anche questo è qualcosa che riempie il cuore, se non lo stomaco.
    In genere preferisco stare con persone che hanno un cuore affamato, e ad evitare quelli/e con uno stomaco insaziabile.
    Un abbraccio forte, e sicuramente a presto.

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