Conto alla rovescia

Conto alla Rovescia

Uno dei tanti motivi che mi hanno condotto a Pianello nei giorni tra il capodanno e l’epifania era il concerto previsto per la sera del 4 gennaio al teatro comunale di Cagli, la serata di tributo a Fabrizio de André proposta da una band che risponde al nome di “Conto alla Rovescia”. Se questo nome non vi dice nulla non c’è da preoccuparsi, il motivo di fondamentale interesse, per me, è che vi suonano due miei cugini e diversi altri amici di sempre.

La storia potrebbe essere quella di mille altre piccole band di provincia, prima l’adolescenza passata a strimpellare chitarre negli scantinati, quindi il momento della scelta di strumenti e ruoli: chitarra solista, basso, batteria; poi gli anni della maturità, il lavoro, i figli, gli impegni, ma sempre con quella voglia di suonare che sta lì acquattata.

Ora, dopo aver suonicchiato per diletto per più di vent’anni, dopo concerti alle sagre del paese (Pianello è celebre per la “Sagra della Lumaca”) o sui palchetti delle “Feste dell’Unità”, è finalmente venuto il momento della verità: per la prima volta un vero teatro (offerto dal Comune), ed un vero pubblico pagante. Un pubblico “amico”, ovviamente, ma la differenza, sul piano emotivo, non è poi tanta.

Al di là degli affetti e della simpatia è stato davvero un bel concerto, con un gruppo di base affiatato e “session men” di prim’ordine: fisarmonica, sax e violinista in testa. Ottima musica e decisamente ben eseguita, il che mi ha spinto ad una prima riflessione molto grossolana.

Il fatto è che abbiamo tutti un po’ perso l’abitudine ad ascoltare concerti dal vivo, da un lato per i costi ormai esorbitanti, dall’altro per il livello qualitativo medio delle “novità” non sempre entusiasmante. L’aumentata qualità e diffusione degli impianti di riproduzione (dall’Hi-Fi casalingo all’iPod) fa il resto. E tuttavia ci sono dei “classici” anche nella musica pop contemporanea che meriterebbero una seconda chance.

Riascoltare dal vivo, da una “cover band”, brani del concerto di De André con la PFM è ancora oggi, a trent’anni di distanza dall’uscita dell’album, emozionante. È grande musica, e se ben suonata arriva dritta al cuore. E l’emozione dell’esecuzione dal vivo è ben altra cosa anche rispetto al più perfetto degli impianti Hi-Fi, pur con tutte le imprecisioni tecniche del caso.

In fondo, pensavo, non è poi concettualmente troppo diverso dall’ascoltare un’orchestra classica che esegue una sinfonia o un concerto. A modo loro anche i Wiener Philharmoniker non sono altro che una “cover band”, no?

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2 thoughts on “Conto alla rovescia

  1. proprio ieri mattina riascoltavo creuza de ma, che immensa fonte di bellezza! sempre nuovo

    grande musica e poesia

    c’è un gruppo emergente i “verso est” che a proposito di musica dal vivo varrebbe la pena di andare a sentire..appena si esibiscono..

    dacu

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