A Pianello

Pianello di Cagli

Per quanto sia vissuto lontano da qui per la maggior parte della mia vita, un grosso pezzo del mio cuore è saldamente abbarbicato a questo paesino delle Marche, incastrato in mezzo alle montagne, prigioniero in una bolla di tempo che tuttavia lo preserva dagli effetti più nefasti della modernità.

A guardar bene il "nuovo" c’è tutto, le antenne paraboliche della tv satellitare, le playstation, gli schermi widescreen nei bar, i cellulari dell’ultima generazione, ma le persone vivono tutte queste cose con un plateale distacco emotivo, sanno che le cose importanti della vita sono altre, per esempio che per incontrare un amico e parlarci non serve il telefono, basta uscire di casa. Hanno una rete relazionale che li protegge (anche se per certi versi finisce col legarli un po’ troppo).

È qui che i miei genitori mi portavano da bambino per le vacanze estive, e mi lasciavano libero di esplorare, dall’alba al tramonto. Coi miei cugini, più o meno coetanei, costruivamo capanne di frasche, pescavamo trote a mani nude nel torrente, scalavamo a piedi le collinette dei dintorni, andavamo in bicicletta.

Qui non riesco praticamente a fare un passo senza che mi sovvenga un qualche ricordo legato a ciò che vedo intorno a me, costringendomi a confrontare quanto tutto sia cambiato, pur restando sostanzialmente uguale. Ricordi non databili, come ciò che appartiene ad una gioventù troppo lontana ed ormai perduta.

La casa in cui ora soggiorno non è più quella in cui passai le vacanze dell’infanzia, e le tormentate estati dell’adolescenza. È una casa che, per esplicito desiderio di tutti noi, mio padre si decise ad acquistare in quelli che, ormai sappiamo, erano i suoi ultimi anni di vita. Una casa che tutta la mia famiglia contribuì a ristrutturare, con lavoro, tempo ed idee, e che ora è un tranquillo rifugio in cui fuggire dagli stress della vita e, seppur per brevissimi periodi, ritrovare un tempo ed un ritmo più umani.

Una casa in cui, spero tra pochi anni, i figli miei e di Emanuela potranno passare estati felici e spensierate, come furono le mie. Vivere a contatto con la natura, fare il bagno nel fiume, guardare di notte il cielo stellato, riscoprire le proprie radici e sperimentare tutte quelle esperienze che l’abitare in città inevitabilmente negherà loro.

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3 thoughts on “A Pianello

  1. Pingback: La pioggia e il tempo | Mammifero Bipede

  2. Ho un amico caro trasferitosi a Cagli di recente.
    Un motivo in più per andarlo a trovare. 🙂
    Ho lo stesso ancoraggio emotivo per un piccolo paesino nelle Alpi Retiche al confine tra Trentino ed Alto Adige. Anni felici di infanzia, e adolescenza,.Poi qualche lustro di sospensione che era diventato troppo selvatico per le mie ambizioni casinar-postadolescenziali. E ora è più bello che mai. E ci torno d’estate a ritrovare il mio ideali di antimodernità, e natura integra purtroppo talvolta stuprato dalla fregola sviluppista e modernista dei locali che a volte paiono non solo indifferenti ma astiosi ed intolleranti al paradiso piccolo in cui vivono e che cercano di degradare in ogni modo con non pochi scempi.

    • Una cosa che ho capito nel viaggio in bici in Albania è che ognuno desidera quello che non ha: chi ha l’inferno desidera il paradiso, chi ha il paradiso desidera (spesso) l’inferno, perché tutto prima o poi viene a noia, anche le cose più belle. Sulla salvaguardia della natura, l’enorme ricchezza che ci è piovuta tra capo e collo negli ultimi sessant’anni ci ha totalmente deresponsabilizzati rispetto alle conseguenze a lungo termine delle nostre azioni. All’improvviso è diventato importante solo l’immediato, il contingente, l’ora e subito, intere generazioni sono cresciute con questi imperativi.

      D’altro canto, però, è ovvio come la prospettiva di un residente sia diversa da quella di un cittadino che ricerchi l’evasione momentanea, la breve vacanza ricreativa. Anni fa pedalavo con alcuni amici, in mountain bike, in una valle d’Abruzzo dalla bellezza mozzafiato. Ad un fontanile la nostra guida approcciò un pastore locale, quasi a fare un complimento, con la frase: “certo che questi posti sono davvero fantastici!”
      La risposta del pastore fu sintetica e lapidaria, una lezione di vita.
      Disse: “Sì… si ce devi sta’ nu jorne!” (sì, se ci stai un giorno solo!)
      Evidentemente aveva ragione, nessuno di noi avrebbe fatto a cambio con lui, rinunciando alla comoda ed interessante vita della città per la bellissima e selvaggia montagna.

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