Il fotoreportage

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Tornati a casa in questo inizio d’autunno, prima di iniziare la stesura delle "cronache africane", il pensiero vola al giorno fatidico… anche per segnalare che il fotografo semi-ufficiale, il nostro caro amico Andrea di Rho, ha organizzato e messo on-line le foto più belle per tutti/e quelli/e che avessero voglia di guardarle.

A seconda delle dimensioni del monitor del vostro computer potete scegliere tra la versione "small" (per monitor medio piccoli) e quella "big" (per monitor più grandi).

Non è il "classico" album di matrimonio, con le foto stampate in grande formato, ma forse anche per questo rimane più fruibile e da più persone, e rende abbastanza l’idea di una giornata allegra e scanzonata, con momenti fortemente emozionanti ma anche, nel complesso, leggera, gioiosa e un po’ dissacrante.

Dalla stiratura mattutina della camicia, alla pantomima serale in cui ci hanno coinvolto i nostri folli amici (da notare Federico con la cravatta fatta con un foglio di giornale!), passando per la cerimonia, le "foto di rito" al parco degli Acquedotti ed il pranzo all’agriturismo, è ben rappresentata l’intera giornata.

Buona visione!

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About Africa

Questo viaggio di nozze si avvia alla conclusione, domani pomeriggio saliremo sull’aereo che ci riporterà a casa, e tuttavia è difficile fare un sunto delle mille impressioni che ne ho avuto.È la prima volta che mi avventuro fuori dall’Europa, e sebbene il Sudafrica sia un paese fortemente “occidentalizzato” (in particolar modo la zona intorno a Cape Town), pure resta in mille modi e maniere un pezzo di Africa, continente unico, sconfinato, estremo ed irriducibile alle nostre usuali categorie di pensiero.

In queste due settimane abbiamo osservato balene, pinguini, babbuini ai lati delle strade, e zebre, gnu, rinoceronti e giraffe al pascolo nelle riserve, ibis, foche, gazzelle, iguane… abbiamo visitato il Capo di Buona Speranza, la regione semidesertica del “Klein Karoo” e quella desertica del “Central Karoo”, la via dei vini… abbiamo aperto gli occhi sulle incredibili meraviglie del cielo stellato dell’emisfero sud, osservato le “Nubi di Magellano”, il mare di stelle intorno ad “Eta Carinae”, l’immenso ammasso globulare “47 Tucanae”… e non ci siamo risparmiati neppure la memoria dell’apartheid, che ha lasciato strascichi devastanti per molti anni a venire, visitando l’isola prigione di Robben Island, e le “township”, dove milioni di persone di colore conducono ancora oggi una vita molto al di sotto degli standard che in Europa definiremmo civili.

Cosa mi resterà, negli anni, di tutto ciò? Poco… tanto… ancora non lo so, ma sento già che il famoso “mal d’Africa” potrebbe aver fatto un’altra vittima.

Camps Bay Oasis, october 20

Cicci's at Lion's Head

Dopo l’Albania in bicicletta, parimenti il Sudafrica sarà abbastanza difficile da raccontare. Camps Bay, dove alloggiamo nella guest-house di un conoscente, è la spiaggia più gettonata del Sudafrica, meta di turisti bianchi e molto danarosi. La penisola del Capo di Buona Speranza è divisa a metà tra parchi naturali e villaggi a vocazione turistica, come un pezzo di Europa trapiantato di peso nella punta più meridionale dell’Africa.

Ad oggi, dopo un paio di giorni di “ambientamento”, abbiamo già all’attivo l’acquario dei “Due Oceani” di Cape Town, l’avvistamento delle balene nella baia di Hout Bay, i pinguini nella spiaggia di Boulder, una colonia di foche su uno scoglio lungo la strada per Cape Point, il Capo di Buona Speranza con i babbuini selvatici, il giardino botanico Kirstenbosch Garden ed una passeggiata/scalata che ci ha portato in cima al “Lion’s Head”, un picco che sovrasta Cape Town.

Un’Africa molto europea, ma in cui è tuttavia ancora percepibile la forza selvaggia della natura, nelle scogliere protese sul mare come nella flora rigogliosa ed abbondante. Certo qui è molto difficile pensare che l’operato dell’uomo possa danneggiare seriamente il mondo in cui abitiamo, ma nonostante questo la sensibilità ambientale è elevatissima, e non c’è spazio educativo e/o didattico che manchi di riferimenti al surriscaldamento globale, alla perdita di biodiversità, ai rischi che la natura corre a causa dell’operato dissennato dell’uomo.

Domattina ci aspetta una sveglia all’alba per il safari fotografico, passeremo la notte in mezzo alla riserva, e conto di riuscire a fare qualche semi-decente osservazione astronomica del cielo dell’emisfero sud (nonostante la luna e la stagione sbagliata). Sarà un tuffo nell’Africa più vera e meno occidentalizzata… ovviamente cocktails permettendo. A presto.

Oggi sposi

Marry.JPGCom’è il matrimonio? La cerimonia, intendo… beh, strana, inattesa. Sicuramente non qualcosa a cui si possa essere in qualche modo preparati. Per quanto io e Manu potessimo sforzarci di viverla nel modo più naturale e meno ‘artificioso’ possibile alla fine ne siamo stati piacevolmente travolti.

È stato un matrimonio abbastanza fuori dagli schemi. La sera prima, intorno alle nove, sono piombati a casa nostra Andrea e Silvia con loro figlia undicenne Flavia, amici di vecchia data abitanti in quel di Rho. Siamo andati tutti a cena in un ristorantino cinese vicino casa ed abbiamo fatto mezzanotte tra rifare i letti e sistemarli nelle stanze.

La mattina ci siamo alzati con comodo, e mentre Manu era ‘al trucco’ ne ho approfittato per stirare la camicia nuova di pacca, mentre cominciavano ad arrivare i primi parenti. Verso le dieci e mezza siamo scesi, e tutti a piedi abbiamo raggiunto la chiesa, tra gli sguardi un po’ spiazzati dei tuscolanensi.

Il momento che più mi ha impressionato è stato attraversare la navata verso l’altare, con gli occhi di tutti puntati addosso. Davvero è molto diverso dall’essere a teatro, quei ‘tutti’ non sono degli sconosciuti, sono facce note, parenti, amici, un pezzo importante, forse il più importante, di tutta la tua vita fin qui. Persone care che si aspettano qualcosa da te… strano a dirsi, si aspettano che tu sia felice. Capirlo è uno shock.

E va di pari passo al rendersi conto che veramente si tratta di un momento di passaggio, una ‘resa dei conti’, un cortocircuito, con me e Manu al centro, di tutto quello che siamo stati ed abbiamo fatto fin qui. Conti le facce note, quelli che ci sono, quelli che non ci sono, quelli che hai voluto accanto a te e quelli che non hai voluto, o quelli che avresti voluto ma magari non ci sono più.

Capito questo non c’è da fare altro che lasciarsi andare, entrare in sintonia con il gruppo” come ci insegnava Gianluca Bondi, fare ‘la zattera’, equilibrare, ‘occupare lo spazio’ quand’è il momento, lasciarlo ad altri mantenendo attenzione e partecipazione.

Neppure è stato un rito ‘classico’. Da non credente ho scelto di non recitare alcune formule, ed al momento della comunione di Manu mi sono fatto da parte, ma continuando a guardare lei come per condividere, in tacita accettazione, questa cosa sua che a me non appartiene.

Anche qui ho compreso che nulla è indolore, che le scelte operate perché ci rappresentino possono addolorare gli altri, ma anche che sono il passaggio necessario per una reciproca accettazione, trovare lo stretto percorso in mezzo alle reciproche diversità… cedere in parte a quello che sono gli altri, e contemporaneamente pretendere di essere accolti per quello che siamo.

Alla fine si è risolto in una bella giornata di festa per tutti, con un clima da sagra paesana del passato, un agriturismo nel verde dove i bambini hanno potuto giocare e scorrazzare nei prati anziché stare a soffrire costretti ai tavoli ed i genitori che anche loro hanno potuto rilassarsi. Il tempo ci ha dato una mano, solo poche gocce d’acqua a metà pomeriggio. Poi, per il taglio della torta, ci hanno raggiunto altri amici, del teatro, ciclisti, vecchie frequentazioni, e con loro abbiamo tirato a sera, tra scherzi e risate.

Alla fine, guardando indietro, possiamo ritenerci soddisfatti. Organizzare una festa che fosse realmente tale per tante persone così diverse fra loro non era semplice. Secondo il parere di molti sembrerebbe che ci siamo riusciti, ma ovviamente il merito va, per la maggior parte, a tutte le splendide persone che hanno partecipato. Grazie a tutti, ci si vede presto.

Il Grande Evento incombe

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Mi sarebbe piaciuto poter scrivere tante altre cose sul blog, in questi ultimi giorni, ma non ce n’è stato il tempo. Al consueto delirio di cose da fare (tanto per dirne una ieri ero in scena al teatro Piccolo Re di Roma con un monologo ed una piéce teatrale…) si sono aggiunte le mille piccole e grandi incombenze dovute all’organizzazione del matrimonio. Qualcuno/a già lo sapeva, gli altri li informo ora: sabato mattina io ed Emanuela (la "piccola mammiferaia") ci sposiamo.

Sarà una cerimonia discreta, alle 11.00 presso la chiesa parrocchiale, con un rito "quasi misto" (dal momento che io sono dichiaratamente ateo, ma per la chiesa  risulto battezzato…), e poi si festeggerà in un agriturismo presso Genzano. Seguiranno due settimane in Sudafrica, tra pinguini, balene, deserti e chissà che altro, sotto le stelle dell’emisfero sud.

Questo post è per salutare temporaneamente tutti i miei affezionati lettori, ormai diverse decine, che per qualche incomprensibile motivo continuano a trovare degno d’interesse quello che scrivo qui.  Le "trasmissioni" riprenderanno appena possibile.
A presto.

Torniamo a parlare di bici e ragazzi

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Nei giorni scorsi, tra una Ciemme e un’inaugurazione, ho continuato a lavorare sull’idea di organizzare passeggiate per adulti e ragazzi nei parchi romani. Stamattina ho "partorito" il logo che vedete qui sopra: Ciclokidz. Se il nome non vi entusiasma non preoccupatevi, probabilmente avete buon gusto, è stato pensato per piacere ai bambini.

L’idea è di proporre delle passeggiate domenicali di un paio d’ore nei numerosi parchi cittadini, inizialmente con cadenza mensile, ma con la possibilità di estendere le iniziative ad altre domeniche/parchi, grazie al coinvolgimento attivo dei partecipanti.

Le finalità sono molteplici. Vorremmo far scoprire innanzitutto la bellezza dell’andare in bicicletta, sia ai ragazzi che ai loro genitori (i primi, in genere, hanno meno riserve in merito). Poi ci piacerebbe far apprezzare un modo di stare insieme ai propri figli/nipoti diverso dal solito, in cui scoperta, insegnamento ed affetto viaggino di pari passo. Vorremmo far conoscere la bellezza dei parchi romani, troppo spesso sconosciuti perfino a chi ci abita accanto. Non da ultimo vorremmo avere la pretesa di insegnare ai partecipanti a "fare da sé", ovvero proporre in proprio iniziative analoghe per coinvolgere sempre più persone.

Al momento ho adesioni sufficienti a coprire gli appuntamenti mensili per tutto il 2008, ci sono singoli ciclisti volenterosi, "capitani di lungo corso" e da ieri l’associazione Ruotalibera, che si è offerta di partecipare con una serie di iniziative. Dal punto di vista organizzativo tengo molto a mantenere il massimo di trasversalità, perché questa idea diventi patrimonio comune del maggior numero di persone possibili.

Gli impegni personali delle prossime settimane mi obbligheranno ad una pausa da metà ottobre ai primi di novembre. Spero, nel frattempo, di riuscire a stendere un manifesto d’intenti, completare un calendario di massima, ottenere l’ok dai diretti interessati ed eventualmente rastrellare ulteriori disponibilità per le iniziative. Appena ci saranno novità vi aggiornerò sugli sviluppi.

Alle volte tocca a noi

La vita, ogni tanto, ci spiazza. Imprevedibilmente ci si trova a dover esser da guide ad altri, a prendere decisioni per loro. E magari neppure ci si rende pienamente conto di quello che sta accadendo. A me è successo venerdì sera di dover gestire una situazione inattesa, al termine di una Critical Mass conclusasi in un posto imprevisto, in un modo imprevisto.

In breve la situazione: una neonata associazione romana (neonata come associazione, perché i partecipanti non son certo "nuovi") organizza la serata di inaugurazione della nuova sede, ristrutturata con grande impegno e fatica nei mesi scorsi, in coincidenza col termine della "Massa Critica". Se non che, dopo la solita oretta e mezza di pedalata, ci si ritrova fermi in quel di Porta Maggiore, senza un’idea precisa di cosa fare. Un gruppo preannuncia che se ne andrà via, altra gente che non sa che pesci prendere, c’è chi è perplesso, chi titubante, e io mi rendo conto che nessuno (!) dell’associazione suddetta è presente per "trascinare" i ciclisti alla festa.

Siccome, pur con mille distinguo, non mi piace vedere il lavoro delle persone sprecato, decido di cercare di coinvolgere tutti quelli che posso, mi muovo, convinco, spingo, insisto, fomento, finché, prima che il gruppo si polverizzi da sé per l’eccessiva attesa, parto… con uno sparuto drappello alle calcagna. Tempo di fare cento metri fino al semaforo successivo, mi giro, e vedo che un gruppo ben più folto ha deciso di seguirci, è quello che speravo.

A quel punto devo decidere il percorso, scegliere le strade più dirette e con meno dislivelli, l’ispirazione mi soccorre, suggerendo il passaggio per Piazza Vittorio. È un percorso che solitamente faccio all’inverso, ma si rivela la scelta giusta: poco traffico, dislivello minimo, liscio come l’olio. Alcune decine di metri alle mie spalle una quarantina di ciclisti seguono alla luce dei fari e dei lampioni.

Io mi muovo davanti agli altri, a volte molto più avanti, faccio tesoro dell’esperienza con Ruotalibera per cercare di gestire un gruppo di persone disabituate ad essere gestite (ma fortunatamente abituatissime ad autogestirsi). L’ultimo tratto dobbiamo imboccarlo contromano, temo il peggio, ma l’esperienza del fare Massa Critica aiuta a venirne fuori, e finalmente li traghetto di fronte all’entrata della festa.

Che sarebbe successo, mi sono chiesto, se non ci fossi stato io? Qualcuno/a se ne sarebbe andato per conto proprio, altri avrebbero fatto dei gruppetti, alcuni, pur volendo andare all’inaugurazione, non avrebbero saputo trovare la via. E invece poi la festa è stata molto apprezzata da tutti, la nuova sede tirata a lucido ed accogliente, e le chiacchiere vivaci si sono protratte fino a notte fonda. C’è stato persino chi mi ha ringraziato per aver insistito a che venisse.

Ma non vorrei che questo venisse letto come un post autoelogiativo, quello che mi premeva evidenziare è che tutti, nel proprio piccolo, possiamo a volte fare la differenza, dare il nostro contributo, usare le nostre capacità per qualcosa di utile. L’importante, quando questo avviene, è non tirarsi indietro, non aver timore della responsabilità. In molti casi ne vale davvero la pena.