Elbasan – Tirana

18 agosto
Abbandoniamo Elbasan senza rimpianti, alla spicciolata, dopo aver consumato una abbondante colazione ad un prezzo assurdo. Già sappiamo che ci aspetta una salita, ma non ancora che sarà una vera e propria "tappa di montagna".

IMG_2568.JPG

La strada sale, scoprendo sotto di noi la valle di Elbasan. Foschia e un po’ di fumo offuscano la visione degli impianti industriali ormai semiabbandonati.

IMG_2575.JPG

Appoggiato al muraglione, un vecchio e grossolano mosaico non manca di ricordarci la passata dittatura, prigioniera essa stessa di una visione del mondo retorica e militarista.

IMG_2574.JPG

Che fare di questi reperti, di queste "memorie" che nessuno, qui, vuol conservare, di questi ricordi di cui tutti, se potessero, si sbarazzerebbero volentieri? Non lo so neppure io. Per ora restano dove sono, finché qualcuno non troverà la voglia di spendere soldi ed energie per toglierli di mezzo.

Forse fra non molto ci incolleranno sopra un manifesto murale della Coca-Cola o della Mercedes, o qualche altra pubblicità. Nuovi miti, nuova retorica, nuovi "prodotti" (soprattutto immateriali) da vendere. Nel frattempo, un tornante dopo l’altro, la strada si avvita su per la montagna.

IMG_2585.JPG

A i due lati, spesso e volentieri, troviamo persone che vendono frutta ed ortaggi. Chi in minuscoli baracchini composti da un tavolo improvvisato (ad esempio una vecchia porta messa in orizzontale) ed una specie di tetto sopra la testa, buono solo per ripararsi dal sole, chi semplicemente allineando la mercanzia lungo la strada. Ora che siamo "in quota" e già ne abbiamo contati più di una decina, ma molto altri ne vedremo più avanti.

IMG_2593.JPG

Capiamo che questo è ben più che un modo per "arrotondare", si tratta della forma di sostentamento di questa gente, che abita in paesini tagliati fuori non solo dalle grosse vie di transito, ma anche da quelle minori. Molti sono saliti fino alla strada a dorso di mulo, su strade non carrozzabili, e sono qui a vendere, o perlomeno a provare a vendere, le cose che hanno coltivato.

Arrivati in cima la vista è spettacolare, calanchi argillosi a perdita d’occhio, non dissimili da qualche zona dell’Italia particolarmente nascosta, come ad esempio la Serra di Burano, nelle Marche.

IMG_2605.JPG

Sembra uno valico, ma non lo è, la strada resta in quota, e tra continui saliscendi, più sali che scendi, si snoda per qualche chilometro ancora, finché, giunti al valico, ci fermiamo prima ad un chiosco per una bottiglia d’acqua fresca, poi direttamente al ristorante con terrazza panoramica.

C’è un "Oggetto Ciclabile non Identificato" parcheggiato davanti. È un pazzesco "tandem-recumbent": una bici sdraiata a due posti, di proprietà di due giovani tedeschi che stanno attraversando i Balcani.

IMG_2616.JPG

Scambiamo con loro due chiacchiere, nel frattempo Adriano ha attaccato bottone con un baffuto funzionario UE, tedesco, che si lascia andare ad una lunga ed appassionata dissertazione sull’Albania.

IMG_2617.JPG

Difficile condensare in poco tempo una chiacchierata di forse un’ora, cercherò di riassumerne i punti salienti. L’Albania non ha, al momento, un’economia di un qualsiasi tipo. L’agricoltura non è meccanizzata, l’industria è da rottamare, l’unica cosa che fa girare soldi sono le rimesse degli emigranti, un fiume di soldi che viene inghiottito senza generare ricchezza, dal momento che l’unica cosa che viene costruita in quantità sono case. Il turismo si sta sviluppando, ma è un turismo che non riesce ad invogliare i paesi ricchi. Gli unici turisti che vengono in Albania sono gli albanesi emigrati ed i kossovari, che parlano albanese ma non hanno il mare. Un turismo povero e distruttivo, senza una cultura ambientale alle spalle in grado di valorizzare i tratti pregevoli di costa ma anzi pronto a deturparli con alberghi e villette. Il paese non ha infrastrutture viarie in grado di attrarre le industrie occidentali, il costo della vita è ancora basso al punto da invogliare ad investire alcune piccole imprese, ma se il tenore di vita dovesse salire le stesse piccole imprese sposterebbero le lavorazioni altrove. Alla mia domanda di quali fossero le sue previsioni per il futuro dell’Albania ha alzato le braccia… neppure lui ne ha un’idea.

Mentre Giovanni ed Anna Rita scelgono di immettersi nel calderone estivo e scendere a Tirana, portandosi appresso Angelo e Mimmo, il resto del gruppo si concede un pranzo sulla fresca e ventilata terrazza. Poi anche noi ci buttiamo giù a capofitto per la lunga discesa che ci porterà alla capitale.

IMG_2621.JPG

L’arrivo a Tirana è più lungo del previsto, la strada scende e risale diverse volte. Per fortuna l’ultimissimo tratto, più trafficato, lo percorriamo in discesa, ed arriviamo alla centralissima piazza Skanderbeg in breve tempo.

IMG_2628.JPG

Il centro di Tirana è abbastanza curato, perlomeno rispetto al resto del paese, dà un senso di modernità, anche se è evidentemente lo specchio di un paese che sta uscendo da una pluridecennale crisi economica, umana e sociale, che ha lasciato segni un po’ dappertutto.

IMG_2630.JPG

I giovani vestono all’ultima moda, soprattutto griffes italiane (D&G "taroccati" in testa), gli anziani portano ancora abiti e copricapi tradizionali, vecchio e nuovo coesistono senza configgere.

IMG_2632.JPG

Sulla piazza incontriamo alcuni dei ragazzi di Vivalbania che ci ospiteranno, ma è già tardi e dobbiamo muoverci alla volta delle loro case, in periferia. Parlare della periferia di Tirana è abbastanza difficile, provo a rendere l’idea con una foto.

IMG_2633.JPG

Quest’ultimo tratto ha un effetto devastante sui miei nervi. Amorevolmente scortati da Altim, che tenta di arginare il folle traffico come può col suo pulmino, arriviamo a destinazione, ad una buona decina di chilometri (!) dal centro cittadino.

Io, Manu e Mauro alloggiamo a casa di Erjon, che però non è ancora arrivato. Mentre a turno, uno alla volta, facciamo la doccia, i restanti due tentano di intavolare una impossibile conversazione col padre di Erjon, che fa il muratore in Grecia e parla solo greco ed albanese. Con grande simpatia ed ostinazione, soprattutto sua, riusciamo a scambiarci un minimo di informazioni anagrafiche, ad esempio le rispettive età, disegnando numeri col dito sulla superficie del tavolo.

All’arrivo di Erjon ceniamo a "lume di candela", dal momento che intorno alle otto, tanto per cambiare, viene sospesa l’erogazione di elettricità. Poi aspettiamo in veranda che ci passino a prendere per una ultima, e per noi ormai esausti abbastanza indesiderata, scorribanda notturna nelle vie alla moda del centro.

IMG_2647.JPG


Invece il fisico regge, e nonostante i molti chilometri sul groppone la passeggiata notturna risulta alla fine inaspettatamente piacevole.

 
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...