Himare – Valona: una piccola impresa

14 agosto
Una cosa che non mi aspettavo, in questo viaggio, è il fatto che in Albania sia pressoché sconosciuto il tè, alimento base della mia colazione. Proviamo ad ordinarlo e per solito i baristi tirano fuori una lattina surgelata di tè freddo, Manu cerca di comunicare a gesti un’infusione, e ci arriva una bella tazza fumante di… camomilla! Lo stesso dicasi per brioches e simili, i bar non ne hanno, segno evidente che il turismo "occidentale" (italiani in testa) è ancora ben là da venire.

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La tappa di oggi, oltre all’altimetria altalenante ed impredicibile, presenta la "Cima Coppi" dell’intero viaggio, uno svalico a 1000 metri di quota. Partiamo sperando, ottimisti, che la strada salga con regolarità. Niente da fare. Da Himare ci arrampichiamo letteralmente su una strada stretta e dissestata con rampe che superano abbondantemente il 10% di pendenza.

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Rocce e vegetazione sono quelle tipiche dell’appennino centrale, e mi sembra quasi di trovarmi dalle parti del mio paesino nelle Marche, a scalare una qualche via meno nota del monte Nerone.

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Raggiungiamo in breve una quota che stimiamo sui 500 m.s.l.m., contenti di trovarci quasi a metà dell’opera, quando la strada riprende a scendere e nel volgere di alcuni chilometri, dopo aver attraversato diversi piccoli paesi, ci ritroviamo a mezzogiorno a non più di un centinaio di metri sul livello del mare, con la salita ancora tutta da fare.

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È sicuramente la maniera peggiore di affrontare le rampe infuocate che portano al valico, siamo stanchi per il dislivello già affrontato e per le pendenze micidiali, non osiamo pranzare per timore di un blocco alla digestione e, come se non bastasse, sono le ore più calde della giornata. Perlomeno la strada è stata risistemata di recente, l’asfalto è liscio e regolare e la larghezza della sede è tale che le auto non sono costrette a sfiorarci.

Il tratto peggiore è quello che arriva al primo tornante, il caldo è micidiale e le gambe non girano come dovrebbero, inoltre è la rampa più lunga, con l’ultimo tratto controvento. Mi fermo a riprendere fiato ed ammirare il panorama. Superato il primo tornante l’aiuto del vento dura poco, ed è un lento rosolamento al sole fino al secondo, dove per fortuna vengo raggiunto dal pullmino con l’acqua. Angelo è in fuga davanti a me, Anna Rita ha optato per un passaggio sul pullmino, mentre il resto del gruppo segue ben distanziato.

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Rinfrancato dalla pausa affronto altre tre rampe, sempre con brevi soste ad ogni tornante e, qua e là, per scattare foto. La quota si fa sentire, e il caldo non è più così asfissiante. In compenso lo scenario è davvero inusuale: da un lato un paesaggio appenninico, dall’altro il mare, che a questa quota sembra lontanissimo, come visto da un aereo in fase di decollo.

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La sosta all’ultimo tornante è la più lunga. A parte Angelo, che dopo un po’ se ne riparte, decidiamo di aspettare l’arrivo di tutti per percorrere insieme l’ultimo paio di chilometri.

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La visuale potrebbe essere bellissima se anche il vallone che si scopre dietro il tornante non fosse completamente bruciato.

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Farsi tutta la salita sotto il sole agostano solo per trovarsi di fronte una montagna devastata non è esattamente il mio ideale di cicloturista. Se gli Albanesi (ma non solo loro, anche greci ed italiani…) non impareranno a prendersi cura del proprio territorio e dei propri paesaggi è facile prevedere che i flussi turistici continueranno a prendere strade diverse.

Questa degli incendi estivi è una piaga che condividiamo con il resto dei paesi del Mediterraneo. Qui il mare sarebbe vicinissimo, e l’acqua non manca, in compenso non ci sono i "CanadAir"! Inoltre la maggior parte non sembrano incendi dolosi, come quelli che la criminalità organizzata appicca dalle nostre parti per speculare sui terreni arsi, bensì causati incidentalmente o per distrazione, magari per una sigaretta buttata accesa dal finestrino dell’auto, o provocati dalla spazzatura che, ci è capitato di vedere, viene spesso bruciata a cielo aperto nelle discariche abusive ai lati delle strade.

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Pranziamo in un ristorante con terrazza panoramica, che da mille metri di quota si affaccia sul mare ionio, cercando di non far caso ai pini marittimi inceneriti a solo poche decine di metri dal nostro tavolo. Chissà quanto tempo ci vorrà perché le pendici montane, già brulle del loro, siano di nuovo rivestite dalla vegetazione.

La discesa verso la baia di Valona è una lunga e piacevole planata, col contachilometri che sale fin sopra i 70km/h.

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Poi, però, la via litoranea risulta più lunga e trafficata del dovuto (ma in questa stagione c’era da aspettarselo) ed arriviamo a destinazione nel tardo pomeriggio.

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Valona (Vlore) ci accoglie con un traffico caotico e martellante, ed un disguido nella ricerca dell’albergo ci blocca per più di un’ora sul lungomare accanto alla "spiaggia nuova" (che tanto "spiaggia" non è, dal momento che ci cresce sopra l’erba…) di fronte ad una marina dall’aspetto davvero poco invitante.

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Finalmente la situazione si sblocca, ed in mezzo ad un caos rombante che ci pare del tutto ingiustificato raggiungiamo l’albergo e la meritata doccia. Usciamo per la cena ad un’ora quasi irragionevole, e finiamo a rifocillarci in un ristorante/pizzeria gestito da due ciarlieri fratelli ex-calciatori, che ci intrattengono con i racconti delle loro passate glorie calcistiche.

Salutiamo il mare: da domani ci muoveremo nell’entroterra e non lo rivedremo più, se non alla fine del viaggio, quando ci imbarcheremo a Durazzo.

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4 thoughts on “Himare – Valona: una piccola impresa

  1. Complimenti Marco. E’ una bellissima emozione rivivere i momenti da te descritti magistralmente con immagini e parole.
    Anna Rita (staccato, please)

  2. Ok, nome corretto… 🙂
    Grazie per aver commentato, in questo “silenzio degli innocenti (i lettori) mi sembrava di star scrivendo un romanzo che scontentava tutti.

    Com’è andata la serata di presentazione del viaggio? Avete già preparato il video?

  3. Ti giustifico il silenzio degli innocenti, almeno qui nel profondo sud, con il fatto che ci troviamo ancora in una fase di riorganizzazione mentale, psicologica, fisica…ecc ecc postviaggio.A questo aggiungi anche che è periodo di pelati, salse e conserve per l’inverno!!!

    Al castello la presentazione è andata molto bene, abbiamo fatto la nostra porca figura come sempre. Peccato però che a 10 metri di distanza in piazza c’era una manifestazione con musiche, canti, frizzi, lazzi e cotillon che ha un po’ disturbato l’ascolto.
    Vabbè a Mesagne va così…o tutto insieme o il deserto

    Il video, per mancanza di tempo, non è completo. Vediamo se nei prossimi giorni Giovanni riesce a finirlo. Comunque Adriano è uno spasso…..
    Ciaaaaaaaaoooo, A.R.

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