La Prima

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E venne il tanto temuto momento della "prima".

Dopo un fine settimana di prove sfiancanti, con codazzo personale di litigate serali e diurne, faccio in modo, dopo l’ufficio, di regalarmi una mezz’ora di relax, ed inaspettatamente riesco a recuperare un umore se non decente perlomeno gestibile. Manu intanto è indaffaratissima con i preparativi: oggetti, candele ed il minestrone da portare e cucinare in scena.

In teatro, a parte me che sono ancora emotivamente "fuori squadro", l’ansia da prestazione è altissima, tutti sono nervosi e ripassano le parti. Ci sono ancora diversi piccoli dettagli da rifinire, attacchi, posizioni… Ristudiamo maniacalmente i monologhi che non abbiamo mai recitato di fronte ad un pubblico. Sistemiamo gli innumerevoli oggetti di scena, organizziamo i cambi d’abito.

Un’ora prima dell’inizio il regista ci costringe ad una "prova tecnica" dell’ultima parte, quella tratta da Checov. Ripassiamo posizioni e movimenti, i gesti da fare, come trovarci sotto le luci, il tutto recitando di corsa il parlato. Il risultato è grottesco, ma il ripasso è utile per essere più sicuri quando lo faremo sul serio.

Poi si va. Il primo intoppo c’è subito: Manu dovrebbe entrare in teatro da fuori, con un candelabro, ma le candele si rifiutano di rimanere accese, e l’accendino a gas si è scaricato. Attimi di attesa, panico, poi si riesce a risolvere e si parte.

Quando arriva il mio turno Manu anticipa il momento della "scoperta" e resto un intero (interminabile) minuto immobile in attesa che il pubblico si sistemi. Non me l’aspettavo, non so che fare, mi sento ridicolo ma non ho alternative al cercare di restare fermo. L’effetto sorpresa ormai è andato, e tutto il monologo esce fuori con meno convinzione del necessario. Peccato.

Il resto della spettacolo scorre via velocissimo con numerose piccole imprecisioni che il pubblico non può cogliere, niente di catastrofico, direi niente di veramente importante. Il senso c’è, e tiene nonostante i nostri inevitabili vuoti di memoria.

È strano il confronto tra le prove, in cui tutto sembra durare un tempo infinito, e lo spettacolo vero e proprio, che invece sembra volar via in un soffio. Sipario. Il pubblico applaude, forse con meno convinzione di quanto ci aspettassimo… ma è uno spettacolo abbastanza difficile, sicuramente li abbiamo sottoposti ad un lavorio intellettuale ed emotivo notevole, sono stanchi.

Invece è molto piacevole ritrovarsi dopo, direttamente in sala, a smangiucchiare le torte che qualche mamma premurosa ha portato, a stappare uno spumante, a spazzolare il minestrone di legumi che Manu (o dovrei dire il suo personaggio) ha cucinato sul palcoscenico per dare al pubblico un aroma di casa.

È un teatro, il nostro, abbastanza fuori dagli schemi, dalla "forma", dalle convenzioni. Niente di estremo, o provocatorio, o gratuitamente irritante. Solo tanti piccoli spiazzamenti dalla "normalità", minuscole situazioni fuori registro, inviti a guardare il mondo con occhi diversi.

L’unico rammarico è il dover condividere questa esperienza con pochi, e sempre gli stessi. Il non riuscire realmente ad uscir fuori, a regalarlo agli altri, al mondo.

Quanti volti amici avremmo voluto incontrare tra il pubblico, e invece sappiamo già che non vedremo mai. Quanti conoscenti, che su questa passione ci prendono amichevolmente in giro, si tirano indietro proprio nel momento in cui potrebbero verificare l’infondatezza dei propri lazzi. Quanta fatica da parte di tanti a misurarsi con i propri pregiudizi.

E qui pure, come in altri ambiti, rinasce la sensazione di essere un minuscolo drappello di combattenti in una guerra ormai persa. Ma, nonostante questo, decisi a non arrendersi. E stasera si parte di nuovo all’attacco!

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4 thoughts on “La Prima

  1. Perdonami, Patrizia, non sono d’accordo.
    Emozionarsi è importante, ma per trasmettere qualcosa al pubblico. Emozionarsi per emozionarsi, senza comunicare nulla, lo trovo del tutto autoreferenziale.

    Comunque il pubblico della seconda serata è stato più “caldo”, e incidenti a parte (leggasi “cane incontinente”) ce la siamo goduta un po’ di più. 🙂

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