Italiani e turpiloquio

Leonardo lamenta la "deriva linguistica" del nostro paese con un post dei suoi, come al solito ricco di spunti interessanti. Diciamo più parolacce, afferma in sostanza, e questo fa sì che le parolacce stesse perdano forza, col risultato che ci si ritrova in mano uno strumento di comunicazione "azzoppato", non più in grado di descrivere ed esprimere violenti sbalzi emotivi.

Sul perché questo accada penso si potrebbero scrivere tomi su tomi, per quanto mi riguarda mi limiterò ad aggiungere un paio di punti a quanto già scritto da Leonardo. La mia sensazione è che la perdita di impatto delle parolacce dipenda in larga misura da due fattori. Il primo è che la nostra cultura è molto meno formale e borghese di un tempo, e tanti comportamenti in origine percepiti come riprovevoli sono stati, nel corso degli anni, sdoganati. Il secondo è che abbiamo fatto in modo da "esorcizzare" molti degli oggetti originariamente ripugnanti e disgustosi che davano alle parolacce la loro energia.

Nel primo punto ricadono buona parte delle parolacce attinenti la sfera del sesso. La "rivoluzione sessuale" cui si aspirava negli anni ’60, nel bene o nel male, alla fine c’è stata, siamo più indietro rispetto ad altri paesi ma la differenza rispetto all’Italia degli anni ’50 è evidente. Molti comportamenti un tempo inaccettabili sono stati metabolizzati, ad esempio le infedeltà coniugali. Dare oggi del "cornuto" a qualcuno/a è molto meno grave di, poniamo, 50 o 100 anni fa. Le famiglie si disfano, si rifanno. La stessa omosessualità, pur se a rilento, è entrata a far parte dei comportamenti socialmente accettati.

Questo è in parte dovuto alla mercificazione della sessualità, operata da campagne pubblicitarie spesso gratuite e volgari. Ma al di là di questa "banalizzazione del sesso" resta il fatto che oggi abbiamo molti meno problemi a relazionarci con il nostro apparato riproduttivo. Abbiamo imparato, e stiamo ancora imparando, ad accettarlo, non nasconderlo, gestirlo. Certo, questo ha significato la perdita di un po’ di quel "mistero" che per i nostri antenati rappresentava una potente fonte di eccitazione, ma anche un approccio molto meno problematico alla materia ed un più basso livello di insoddisfazione collettiva (anche se la frustrazione sessuale viene tutt’ora pesantemente usata come leva per promuovere l’acquisto di beni accessori e superflui).

Un altro dato di fatto è che abbiamo migliorato a tal punto le nostre condizioni igieniche da non percepire più come altamente sgradevoli tutta una varietà di secrezioni corporee, escrementi compresi. Cent’anni fa dare dello "stronzo" a qualcuno evocava il tanfo delle latrine, o una presenza intensamente puzzolente che veniva "deposta" negli angoli delle strade, qualcosa di che ti si appiccicava alle scarpe ed avevi il tuo bel daffare in primis ad evitare di calpestare, Quindi a ripulire. Oggi la stessa parola rimanda ad un naturale prodotto di scarto del nostro organismo che, deposto in un candido water, sparisce in un istante alla pressione di un bottone. Un oggetto relativamente sgradevole, ma ormai emotivamente gestibile.

Dunque non è solo l’uso, o abuso, delle parole che ne modifica e diluisce nel tempo la funzionalità, ma anche le mutazioni sociali e culturali, che veicolano trasformazioni di cui fatichiamo, in "corso d’opera", a definire e comprendere la portata. E, di fondo, se ad oggi non disponiamo più di strumenti linguistici violenti ed aggressivi come un tempo non significa semplicemente che "abbiamo perso qualcosa", piuttosto che tributiamo loro, come all’aggressività in generale, meno valore, meno utilità. E questo mi sento di considerarlo un dato positivo.

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