On the Rocks (sulle Rocche)

Venerdì, approfittando del giorno festivo (il 29 giugno si festeggiano i santi patroni di Roma, Pietro e Paolo) ho deciso di saziare la mia fame arretrata di bicicletta andando a fare un giro lungo ed impegnativo con un po’ di amici sportivi che hanno fondato un gruppo dall’improbabile nome di "Lokomotiv Ciclonauti". Posti fantastici, come solo l’Abruzzo sa offrire, tutt’intorno al massiccio del Sirente.

Purtroppo, come previsto, lo scarso stato di forma si è fatto sentire. Forzare troppo l’andatura nella prima parte del giro (la salita da Celano ad Ovindoli ed il successivo breve anello detto "giro delle Rocche", che fino all’ultimo pensavo di risparmiarmi) e spingere in discesa per recuperare una parte del ritardo accumulato (col risultato di saltare un bivio ed aggiungere altro dislivello per ricongiungermi al gruppo) ha fatto sì che subito dopo il frugale "pranzo" mi ritrovassi ad affrontare i 700 metri di dislivello della risalita al valico di Forca Caruso "in solitaria", lasciando andare gli altri più allenati a prendere il treno del ritorno delle 16.11 a Celano.

La salita, lunga e in buona parte sotto il sole, ha richiesto un po’ di "soste tecniche", oltre che per la stanchezza anche per la mia scarsa abitudine a pedalare a lungo senza una adeguata sosta intermedia. Diciamo che se la pausa "pranzo" (ahimé, una brioche, un bicchiere di chinotto ed un gelato) fosse durata almeno una mezz’ora, seduti, anziché un quarto d’ora in piedi, probabilmente sarei riuscito a farmela tutta senza soste (…e, sì, lo so, basterebbe che perdessi i dieci chili di "zavorra" che mi porto addosso).

In compenso, una volta scollinato, i primi chilometri dopo il valico di Forca Caruso sono un vero spettacolo. Si cala sulla piana del Fucino perdendo progressivamente almeno tre o quattrocento metri di quota, col massiccio del Sirente a destra e la piana a sinistra, su una via Tiburtina Valeria quasi del tutto deserta (solo una volta raggiunta la pianura, in prossimità dell’uscita dell’autostrada, il traffico si fa più intenso).

Per la verità non me la sono cavata malissimo, considerando quanto poco tempo ho dedicato ultimamente ai giri in bicicletta e il peso accumulato negli ultimi anni, ma tanto è bastato a farmi perdere il treno per poco più di un quarto d’ora ed a dover attendere il successivo per un’ora e mezza. Così ho dovuto risolvere un ulteriore problema, trovare qualcosa da leggere che durasse più di un’ora.

In un’edicola non particolarmente fornita (cercavo un romanzo di Urania, o qualcosa del genere, ma non ne avevano) ho scovato uno Stephen King dell’anno scorso, "Cell", che mi ha tenuto compagnia anche sul treno, fino alle 19.00, quando sono sceso dal treno alla stazione di Roviano per salire in macchina con Manu e raggiungere l’eremo di San Biagio, sopra (parecchio sopra!) Subiaco.

"Che ci va a fare un ateo in un eremo?" Ne scriverò più avanti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...