Rappresentare la morte

La scorsa settimana un post di Alberto su Romapedala, riguardante l’ennesimo ciclista morto sulle strade italiane, mi ha causato una perdurante sensazione di rabbia impotente. Abbiamo la rete stradale più ipertrofica d’Europa, eppure questa rete è stata realizzata male, senza pensare ad altro che a far muovere automobili, motociclette e camion, nessun altro mezzo di trasporto è stato preso in considerazione, men che meno quelli lenti e fragili, bicicletta in testa.

Ancora meno di vent’anni fa uscire in bicicletta da Roma era una cosa abbastanza fattibile, le vie consolari erano meno trafficate anche perché l’edificazione della campagna romana, la creazione di "zone residenziali" (molto spesso seconde case) non era ancora iniziata ed il trasferimento di masse di cittadini al di fuori dell’anello del GRA era là da venire. Adesso, con la creazione di intere città al di fuori del Raccordo Anulare, con una "villettizzazione" del territorio ormai capillare, il traffico ha raggiunto livelli deliranti e la rete viaria è rimasta quella di vent’anni fa, se non, in qualche caso, peggiorata.

Uscire in bicicletta da Roma, oggi, è diventato uno sport estremo, "no-limits". Raccordi e svincoli sono fatti per veicoli che viaggiano tra 70 e 90km/h, non ci sono rallentamenti, non ci sono corsie di emergenza, non c’è nulla che possa aiutare un povero disgraziato che si muova a velocità più basse ad evitare di essere ripetutamente sfiorato, o strombazzato, o di vedersi tagliare la strada. Il risultato è che ormai anche i ciclisti sportivi si sono adeguati, e le loro uscite adottano, consapevolmente o meno, le tecniche di CriticalMass: si mettono su strada in gruppi di decine ed occupano per intero la carreggiata.

Diciamola tutta, i ciclisti sono stati estromessi dalle strade, si sono dovuti adattare ai sentieri di campagna, sterrati e sconnessi, hanno sviluppato ruote artigliate ed ammortizzatori e sono diventati mountain bikers. Però questo non vale per tutti, e non è neppure giusto che il transito sulla rete stradale, consentito dal Codice della Strada, debba avvenire in condizioni di perenne rischio, e lo stesso discorso assume ancor più valore se parliamo delle strade cittadine, dove l’arroganza criminale di pochi spericolati di fatto impedisce l’uso delle strade a donne, anziani, bambini, in plateale e servile omaggio ai produttori di petrolio che governano il mondo.

Possibile che non si possa fare nulla, mi sono domandato. Possibile che si debba subire questa condizione di "cittadini di serie B"? Che il primo pazzo spericolato possa mettere a repentaglio oltre che la propria esistenza (ben tutelata da air-bag, barre anti intrusione e dall’intero guscio corazzato in cui si rinchiude entrando in macchina) anche la nostra, senza che le persone delegate alla gestione della cosa pubblica minimamente se ne preoccupino realizzando la messa in sicurezza delle strade?

Che cosa dobbiamo fare per opporci a tutto ciò?

È stato a quel punto che mi sono reso conto che quello che si può fare è in realtà molto semplice: mostrarlo. Mostrare che c’è gente che muore per ignavia, per colpevole disinteresse, per distratta rimozione. Mostrare la morte e restituirla a chi la produce. C’è entrato di mezzo sicuramente il lavoro condotto con i laboratori teatrali, la presa di coscienza della forza comunicativa dei corpi, delle persone vere.

Ho immaginato questo: un corteo di biciclette che in silenzio, lentamente, accompagnate da una musica tetra e funebre si muove per la città. Un corteo di ciclisti con gli abiti imbrattati di sangue che incarnino le vittime di questa (in)civiltà della motorizzazione selvaggia, che passino accanto alla gente intenta allo shopping del sabato pomeriggio, alle vetrine sfavillanti, all’allegria forzata della civiltà dei consumi. Gli passino accanto dando corpo alla precarietà dell’esistere, al rischio che ogni ciclista corre, quando esce di casa, di non tornare più, ai morti a cui nessuno vuol pensare, ai feriti che nessuno vuole ricordare, agli invalidi.

Ho immaginato questo corteo fermarsi nelle piazze affollate di turisti, ed i ciclisti stendersi a terra, rappresentando la propria morte, mentre altri stendono loro sopra delle lenzuola bianche, dei sudari. Ho immaginato una voce, amplificata, raccontare il numero di morti dall’inizio dell’anno, e poi cominciare ad elencarli per nome, cognome ed età, distribuire volantini in cui si chiede, se non che la strage abbia termine, perlomeno che la sicurezza sulle strade diventi una priorità.

Ed alla fine alzarsi, e lentamente portare il proprio fardello di dolore e di angoscia in un’altra piazza, e un’altra ancora. Lasciare dietro di sé un senso di vuoto, di perdita, di tristezza. Colpire l’indifferenza con un pugno allo stomaco, ferire l’ignavia consumista ricordando a tutti la precarietà dell’esistere.

E alla fine ottenere almeno che qualcuno si muova, agisca, si attivi.
Non foss’altro che per farci smettere di rattristare gli altri della stessa tristezza che viviamo noi stessi, giorno dopo giorno.

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13 thoughts on “Rappresentare la morte

  1. L’appuntamento per metterla a punto è per venerdì 15 alle 21.00, Piazza dell’immacolata a San Lorenzo. Puntuali.

    @ Magociclo
    Qualcosa del genere, solo… coi vestiti! 🙂

  2. Ottima, idea. Io ci sto. Ovviamente tra i “punti di strage” ci dovrà essere sicuramente la piazza del Campidoglio!!!

    FaByS

  3. Cercherò di esserci, almeno alla manifestazione.

    Ciao, ma RomaPedala è grande e affidabile cassa di risonanza molto seguita..

    AVE caiofabricius VALE

  4. Sono una motociclista per passione, ma anche per forza: sarei felicissima di andare al lavoro in bici ma non lo faccio per paura degli indisciplinati ed irrispettosi in automobile che ogni mattina si riversano per le strade di Roma. Bella l’iniziativa di protesta, venerdì ci sarò anche io!

  5. Adele, sei benvenuta, ma sia ben chiaro che venerdì sarà ancora solo una riunione organizzativa.
    Cmq ci serviranno tanti altri/e oltre ai “morti”, quelli/e che stendono le lenzuola, quelli/e che volantinano, quelli/e che fanno foto…

    P.s.: Questo post l’ho trovato formidabile! 🙂
    Il Blog di Venturo lo conosci già?

  6. Per quanto riguarda il progetto della protesta sono pronta a dare il mio contributo e sto già spargendo la voce fra gli amici biciclettosi…per quanto riguarda il post dei due ragazzini: viverlo è stato quasi più formidabile, se togliamo la sofferenza per non poter scoppiare a ridere in faccia a loro… 🙂

  7. Sul nostro blog-contenitore ho iniziato a leggere i 63 (SIGH!) commenti a questo post (non ci son stato per un paio di giorni e sto recuperando!).
    Per venerdì non so se potrò, ma per la manifestazione… Stavolta non farò come la CM.

    ps. peraltro ho intravisto che qualcuno ha citato il nostro meetup Grilliromani… insomma vado a leggere!

  8. L’idea ha suscitato interesse, a breve posterò questa pagina su RomaPedala con qualche aggiunta. Se riesci a farti un’idea di come i Grilliromani, ed i meetup in genere, potrebbero accoglierla, sarebbe molto utile.

  9. Riluttanze[..] Che l’idea di proporre la data del 3 agosto come prima possibile realizzazione dell’iniziativa sulla mortalità stradale non fosse una scelta particolarmente felice avrebbe dovuto essere intuibile: poco tempo per coinvolgere altre persone e le po [..]

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