Pessimismo …e fastidio.

(quello che segue voleva essere solo un commento di risposta a questo post, ed in particolare a questa osservazione di Oltre. Scrivendo mi è sembrato più idoneo a dar vita ad un post ex novo, per cui eccolo qui)

Si discuteva sull’assenza di piste ciclabili a fianco delle vie provinciali e dei lavori di risistemazione della via Tiburtina che non prevedono un corridoio per le biciclette.

Quando, ad un incontro con gli amministratori, sollevai la questione "Tiburtina" mi fu risposto che il progetto appena approvato era ormai vecchio di un decennio (se non di più), non prevedeva la corsia per le biciclette, e per farla inserire a questo punto sarebbe stato necessario rifare il progetto e ri-approvarlo… con tempi biblici, perdita di soldi, ecc. ecc.

Certo, qualcuno avrebbe potuto, come si dice di solito, "tirar fuori le palle", mettersi contro l’intero consiglio comunale (figuriamoci se l’opposizione avrebbe alzato un dito) ed operare una scelta politicamente suicida solo per ottenere di farsi esautorare e sostituire da un fantoccio più compiacente.

E’ importante che i problemi vengano sollevati, ma è altrettanto importante che vengano poi proposte soluzioni percorribili, e non accontentarsi di comode semplificazioni.

Purtroppo viviamo in una città edificata per sessant’anni senza criterio alcuno da affaristi e politici ignoranti e senza scrupoli, popolata in larga misura da gente priva dello spirito critico necessario ad ostacolare questo tipo di dinamiche, caotica, disordinata e disorganizzata.

E questo stato di cose è destinato a durare, perché non abbiamo strumenti reali di pressione da esercitare su chi gestisce la cosa pubblica. Non abbiamo soldi per "ungere le ruote", per pagare pagine di pubblicità, non abbiamo giornali e televisioni per "orientare" l’opinione pubblica, non abbiamo grimaldelli legali da far valere, niente.
Possiamo lamentarci, certo, ma questo è un paese di piagnoni, a lamentarsi son buoni tutti. Tutti si lamentano ma quando c’è da far qualcosa di concreto una scusa per tirarsi indietro c’è sempre.
Se pensiamo che proporre soluzioni sensate, avanzare richieste ragionevoli, fare appello al buonsenso, in questo contesto serva a qualcosa… beh, ci illudiamo di grosso. E piangere sul latte versato, recriminare sull’esistente, serve ancora a meno.

Mentre noi siamo qui a contestare un singolo progetto ormai in via di realizzazione decine di altri ne vengono approntati, intere città satelliti vengono edificate, e per contro la costruzione di pseudo piste ciclabili pittate sui marciapiedi avanza a tempo di lumaca, quelle esistenti vengono occupate dall’estate romana o chiuse per lavori nel periodo di massimo utilizzo, finanziamenti regionali per il collegamento al mare restano fermi per cavilli burocratici e via discorrendo.
Continuano a menarci per il naso coinvolgendoci in riunioni inutili con funzionari menefreghisti che al dunque nemmeno si presentano, per discutere di una immaginaria rete comunale che verrà realizzata solo se anche l’ultimo degli ultimi presunti "interessati" (non dico il benzinaio che occupa abusivamente un tratto di strada o l’automobilista che parcheggia l’auto in divieto di sosta sul marciapiede, ma perfino il barbone che vive in una baracca a due chilometri dalla pista più vicina!) non troverà nulla da ridire, altrimenti tutto andrà ridiscusso, rallentato, prorogato, rischedulato, riproposto, rivisto, ecc. ecc. "ad libitum".

Ora il problema mio e penso di molti altri è questo: sono stanco, sfiduciato, e non vedo soluzioni all’orizzonte. Sono stanco perfino di lamentarmi: per quello che serve farei meglio ad andare a spassarmela da qualche parte (purtroppo non riesco proprio a farmi piacere i passatempi di moda da decerebrati come andare a fare i caroselli in macchina o in moto la sera a villa Borghese… da quello che ci è dato vedere durante i ciclopicnic i prezzi delle lobotomie devono essere scesi al punto che in molti possono ormai permettersele).

E qui apro una parentesi.
Ho provato a dar vita ad una mailing-list per ragionare collettivamente di problemi e strategie e già pochi giorni dopo la sua nascita la discussione si era arenata per assenza di proposte e contributi.

Cosa chiedevo? Nemmeno la fatica di uscire di casa, nemmeno di impegnare un pomeriggio o una serata, solo fare quello che ognuno di noi fa già del suo per ore al giorno, stare davanti a un monitor a schiacciar caratteri su una tastiera. Comunicare.
Se anche questo richiede troppa fatica, va bene, ne prendo atto. Quello che abbiamo fatto fin qui è servito a poco o nulla e, a quanto pare, non si può far niente di nuovo.

Fra trent’anni porterò i miei nipoti in Germania a vedere come si vive in maniera decente.

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6 thoughts on “Pessimismo …e fastidio.

  1. Giornata nera oggi, eh?? càpitano, sapessi se càpitano, quando ti viene voglia di mollare tutto e andartene in Germania (magari a me piace di più la Francia, ma è questione di gusti), di piantare il lavoro, gli amici, lo schifo di città in cui viviamo, a volte il mondo. Poi ti guardi intorno e ti rendi conto che senza te, senza me, senza lui, senza loro, la città sarebbe ancora più brutta e povera, il lavoro ancora più alienante, gli amici un po’ più soli, e allora ti dai un’altra chance, e così via, in un movimento che dovrebbe far crescere la civilità. Non ti conosco, ma dal poco che ho capito seguendoti nei vari blog dove posti, nel tuo passato hai già compiuto gesti “dadaisti”, lasciandoti alle spalle quello che avevi contribuito a costruire. Oggi lo rifaresti? è stato utile? forse sì, forse un po’, forse per niente.

    Dai allora Marco, togli l’alpenstock dallo zaino e rinvia il viaggio senza ritorno in Germania, con o senza nipoti. Roma ha bisogno anche di te!
    Ciao
    paolo

  2. Magociclo, la giornata è stata di normale schifo, niente di particolare da segnalare.
    E’ che finisce che non ne puoi più di piagnistei e lacrime di coccodrillo, di gente che “si, io vorrei tanto, ma sai, ora non posso, magari la prossima volta…”.

    Gente così questa città se la merita, e io mi sono stufato di sbattermi per cambiarla. Punto.

  3. Caro Marco, anche se ci conosciamo pochissimo e soprattutto via internet, volevo in qualche modo condividere il tuo pensiero.

    In piccolissima parte forse ho contribuito ad incrementare la tua pessimistica voglia di fuga dall’itaglietta furba e incivile.

    Il “ciclo-dialogo”, come tante altre sentite iniziative, poi non decollano o partono stentate e chi ci ha messo dentro l’anima non può che rimanerci male, addolorato, stanco.

    Ma forse io, come tante persone che hai incontrato in questi anni, siamo bloccati dalla paura, anzi dall’angoscia della delusione, e, malgrado il sincero apprezzamento e la condivisione di tanti obiettivi di civiltà, poi diffidiamo del nostro stesso entusiasmo iniziale, vittime della solita depressione strisciante che ci opprime come inesorabile velo di sconfitta.

    Vediamo chiaramente le cose che non vanno, ci sembrerebbe importante e possibile impegnarsi per far sì che migliorino, ma poi, alle prime, inevitabili, difficoltà ci sembra un film brutto già visto e usciamo rapidamente dal cinema per non dover soffrire ancora inutilmente.

    Al di là delle componenti personali, spesso legate a grandi aspettative di gratificazione, regolarmente deluse, io temo che la stagione dei grandi ideali e delle forti spinte “politiche” se non morta, sicuramente sia andata in un duraturo letargo.

    La cosa più triste è che poi si finisca per litigare in “famiglia”, fra persone che a me sembrano valide e di spessore (anche qui pur nei limiti della scarsa conoscenza effettiva) , e che sono accomunate dal forte desiderio di vedere un mondo più giusto e civile, e in cui l’uso quotidiano della bici come scelta di mobilità sostenibile ne sia sintesi ed emblema.

    Sono stato in Germania però, e anch’io a bocca aperta (da buon italiano fessacchiotto ed incredulo)per i bambini che vanno a scuola sotto la pioggia invernale DA SOLI in bici senza nessun pericolo di TIDDISSIAI e ciclabili fatte solo per far contento l’appaltatore…ma la sera, la sera, quanta assurda violenza tra ragazzi, incitati dalle loro “eteree” ragazze e quanto viscerale e diffuso razzismo…

    Non so se ti ho aiutato, forse, come spesso accade, volevo anch’io solo ululare la mia delusione.

    Volevo (ri)dirti comunque che apprezzo le tue iniziative da anni e come la Tua fantasia ed impegno siano stati un concreto contributo di grande utilità per la crescita civile di Roma.

    Ma non puoi pretendere che il vento contrario che soffia da troppo tempo possa acquietarsi solo perchè pochi individui continuano a stare inopinatamente dritti in piedi.

    Non Ti lasciar travolgere dalla madama nera, credimi, è poi difficile scrollarsela da dosso.

    AVe caiofabricius VALE

  4. Non so se la tua delusione sia più determinata dalla visione dei carosellanti del Pincio o dal fatto che la tua nuova ML si è arenata, o le due cose insieme. Io in effetti un bel colpo a vedere quello “spettacolo” l’ho avuto anni fa, e i lobotomizzati in BMW cabrio con lo stereo a palla fanno rabbia e angoscia allo stesso tempo. Rabbia perché ti chiedi come sia possibile. Paura perché sono tanti. E’ come una CM di macchine, solo che la fanno tutte le sere. Sono molte volte di più dei partecipanti al più partecipato dei ciclopicnic, più giovani, più spensierati. E ti chiedi ad un certo punto su che diritto hai tu a dargli degli idioti: non sei tu forse l’idiota che si sbatte e crede arrogantemente di essere migliore di loro? E che come essere superiore si è presentato a n tavoli di lavoro rappresentando, in fondo, una sparuta minoranza. La paura è che la forza dei loro numeri fa sì che se questi decidessero di farsi valere nelle sedi opportune, a noi non ci ascolterebbe più nessuno. Come già oggi accade, in fondo. Forse hai sentito che sono loro il motore delle millefurberie, delle mille rapide decisioni rapide senza ragionare della “cultura del fare” che si prendono ogni giorno senza che noi riusciamo a stargli dietro. Quello che io chiamo “il diluvio”: una grandinata incessante di inciviltà frutto dell’ignoranza che pervade ormai anche le stanze del potere, somministrata sotto forma di strade per correre, quartieri satelliti-ghetto, etc. contro cui possiamo riparare poco le piantine di uno sviluppo urbano non dico armonioso, ma almeno decente. E però occorre provare a rimanere in piedi, senza pretendere chissà cosa, ma intanto “coltiviamo il nostro orto” (Candide). Momenti di scoramento sono normali. Ho un obiettivo concreto: mia figlia, quando sarà più grande, dovrà poter contare sul mezzo bici senza essere scambiata per un’aliena o una incosciente. Non so se ce la farò, anche io a volte vorrei andare in Germania; però il mio mattoncino per costruire questa cosa ce l’ho messo, e ce lo continuerò a mettere anche se magari qualche giorno non ce la si fa. Se poi non basterà, o se lo mettiamo male facendo crollare tutto, o se passerà una ruspa o un’orda di barbari telelobotomizzati a demolire in due minuti quello che avevamo tirato su in anni, pazienza. Ci abbiamo provato.
    Stefano

  5. @ CaioFabricius
    Tranquillo, non sono così facile a cadere in depressione, per solito quando una cosa non va mi butto a capofitto in un’altra. Non sarà un metodo indiscutibile, ma almeno mi evita di abbattermi.

    @ Stefano
    Se li considero idioti? Sì. Siccome ho la mia definizione di idiota, in base a tale definizione stabilisco chi ci rientra e chi no. Saranno anche tanti, ma restano tanti idioti. E quanto al “farsi valere nelle sedi opportune” non mi preoccupo, se ne fossero capaci non sarebbero idioti (magari stron*i, ma non idioti). Il problema è un altro, semmai, è che ognuno di noi, quando mette mano al portafogli vota, quando fa benzina vota. Il mondo idiota in cui viviamo è un mondo scelto e voluto da idioti, milioni, miliardi di idioti.
    E d’altro canto sono i rischi della democrazia… tu conosci un sistema di governo migliore?

  6. Io credo che con il blog Romapedala e con la tua idea (da me appoggiatissima) di ripensare ad un movimento unitario delle associazioni cicloambientaliste romane si possa andare avanti mettendo un paletto per volta.
    Siamo in tanti, da come leggo sul nostro affezionato blog, a pensarla che le coscienze vadano cambiate e che il modus vivendi quotidiano vada ripensato, ma la nostra è una battaglia lenta atta a scardinare tale sistema che ha impiegato decine di anni (dagli anni 50 forse) per entrare nella vita delle persone. Voi vi battete da almeno una decine di anni, forze fresche entrano a far parte di questo movimento di pensiero (pensiamo ad i numeri crescenti delle singole CM) e qualcosa di positivo si sta concretizzando.

    Ci vuole pazienza e mi sembra, caro Marco, che tu negli anni ne abbia avuta, almeno da quel poco che ho capito da qualche mail e da un paio di telefonate. So che potrebbe essere difficile continuare ad averne ma credo che tante persone hanno il desiderio di sapere che insieme a loro ci sono persone con esperienza, intelligenza e spirito di iniziativa come te o come Alberto.

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