Dell'ignorare di ignorare

Vi segnalo questo post di Stefano Gerosa sul libro di Marco Travaglio "La scomparsa delle notizie". Non sfugge il nesso con la recentissima legge prodotta dall’infaticabile ministro Mastella, già ideatore dell’indulto che l’anno scorso segnò un ulteriore passo indietro nell’efficacia della già zoppicante giustizia italiana.

E nel leggere il post mi sovviene il ricordo di un rientro in treno da Monaco di Baviera, nel 2002. Discutevo dei problemi del nostro paese con una ragazza tedesca (di Dresda, ex DDR…) decisa a stabilirsi in Italia. Volevo farmi un’idea di come fosse la nostra società vista "da fuori", il governo Belusconi, il conflitto d’interessi e tutto il resto…

"Voi non vi rendete conto", mi disse tra le altre cose, "di quanto siano scadenti i vostri programmi televisivi: l’informazione è ridicola, la cultura inesistente. Solo spettacolo e tv-spazzatura". Parole durissime, pronunciate però senza astio, quasi con commiserazione. Questo mi spaventò, e mi spaventa tutt’ora: il "non rendersi conto". Perché da tutto ci si può difendere, tranne che dall’ignoranza.

Il nostro è un paese che, anziché uscire nel dopoguerra da una condizione di semi-analfabetismo e sudditanza al potere, ha seguito un percorso assolutamente indolore che l’ha portato ad elaborare  forme diverse di ignoranza e sudditanza, ancora più pericolose in quanto inconsapevoli.

Il contadino degli anni ’50, conscio dei propri limiti, poteva nutrire speranze di riscatto, quantomeno per i propri figli. L’attuale "middle class" è invece convinta di avere tutti gli strumenti necessari per tenersi al corrente di ciò che accade e farsi un’opinione, mentre vive semplicemente avvolta in una "nebbia mediatica" costruita ad arte.

Nel frattempo l’Italia del terzo millennio viene ad assomigliare sempre più alla Napoli dei Borboni. Un paese in declino morale, culturale, etico, che gli attuali governanti si preoccupano solo di spolpare in fretta, ben sapendo che prima o poi la resa dei conti verrà e sarà salatissima.

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One thought on “Dell'ignorare di ignorare

  1. la “resa dei conti” c’è già. E si traduce in un paese inefficiente, con una tassazione spaventosa, dove tutto costa più che negli altri paesi. La benzina, la luce, il gas, le banche, le assicurazioni eccetera. C’è una gigantesca tosatura di massa di cui ben pochi si rendono conto, convinti di vivere nel miglior paese possibile.

    Per Berlusconi con le sue sette ville in sardegna sarà certamente vero, ma per tutti gli altri? 🙂

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