L'Orchestra del Mondo

L’arte, tutta l’arte, è testimonianza di una tensione umana verso "l’ideale", inteso come qualcosa che trascende l’umano. Alcune forme d’arte, quelle figurative, lavorano sulla sua rappresentazione, altre, che definiremo "performative", sulla sua incarnazione.

Su quanto sia difficile dar carne e corpo ad un’idea astratta penso tutti possiamo concordare, sia che ciò avvenga per mezzo della musica o del canto, della danza o del teatro. Ne è riprova quanto sia raro sperimentare, nella vita quotidiana o nella frequentazione di "ambienti artistici", eventi capaci di produrre un reale trasporto emotivo. Eppure, quando si è fortunati, accade di trovarsi al cospetto di momenti di "vera magia", e di avere consapevolezza della loro importanza tanto quanto dell’altrettanto estrema fugacità.

Venerdì scorso, spinto dalla curiosità ma senza molta convinzione, mi sono ritrovato al Parco degli Acquedotti per un concerto dell’Orchestra di Piazza Vittorio, formazione di cui non sapevo pressoché nulla, tranne appunto l’essere stata protagonista di un film pochi mesi addietro ed essere composta in larga parte da musicisti provenienti da paesi poveri.

Con queste premesse le mie aspettative non erano di certo altissime, ero pronto ad accontentarmi di un onesto concerto di musiche tradizionali come se ne sentono tanti, con una discreta magnanima tolleranza nei confronti di possibili errori di esecuzione. Sbagliavo. Oh, quanto sbagliavo!

La prima cosa che mi ha colpito, prima ancora che iniziassero a suonare, è stato vedere come i musicisti iniziavano a disporsi sul palco e a provare gli strumenti: ridendo. Ridevano di gusto, del piacere di essere lì per suonare in quella che sapevano (loro, non io, non ancora) sarebbe stata una serata di Grande Musica.

Facce e strumenti provenienti dai quattro angoli del mondo: Africa, Europa, Sud America, Paesi Arabi, e percussioni, fiati, archi, strumenti tradizionali, acustici, elettrici… come faranno, mi chiedevo, a suonare questa roba tutta insieme, tutti insieme? E cosa suoneranno?

Poi hanno iniziato, lentamente, entrando uno alla volta, uscendo, suonando insieme, da soli all’unisono, in controtempo, voci, corde, percussioni, fiati, arpe africane, chitarre arabe. Un ensemble di musicisti e musiciste tutti bravissimi, rigorosi ed emozionali, unici nelle rispettive diversità ed insuperabili negli incastri, nelle alternanze di ritmi, di stili, di tecniche.

E la musica che ne è uscita fuori è stata davvero inclassificabile, era come ascoltare tutti i suoni del mondo, tutte le tradizioni mai veramente scomparse, tutte le danze mai ballate, tutti i ritmi mai ascoltati, in una fusione perfetta. Grandi. Grandi davvero.

Infine è questo l’ideale che l’Orchestra di Piazza Vittorio oggi incarna, quello di un mondo di persone diversissime in grado di vivere in pace, collaborare, creare qualcosa che sia la summa di tutto quello che di bello l’umanità sia stata fin qui in grado di elaborare. E di questo non li ringrazieremo mai abbastanza.

Consentitemi un piccolo moto di orgoglio al pensiero che un’esperienza del genere, credo unica a livello mondiale, sia nata proprio qui a Roma, una città, la mia città, che oggi vuole essere la città di tutti.

Per concludere un piccolo estratto della loro bravura, almeno un’idea, dato che la resa sonora della registrazione è solo una pallida ombra di quello che sono stati in grado di fare dal vivo. Se suoneranno dalle vostre parti… siateci!

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