Citizen journalism e dintorni

Nell’ultima settimana mi è successo di trascurare un po’ questo blog, non è stato per cattiva volontà ma semplicemente perché ero impegnato a "bloggare" altrove. Mi ero infatti ripromesso di pubblicare su RomaPedala un resoconto completo della situazione "in divenire" relativa alla costruenda pista ciclabile su viale Palmiro Togliatti, e tra sistemazione e organizzazione delle foto e redazione dei testi il mio scarso "tempo libero" è volato via.

I tre articoli sono leggibili su RomaPedala (con i relativi commenti, non sempre "in topic"…) ai seguenti link:
http://www.romapedala.splinder.com/post/11518261/
http://www.romapedala.splinder.com/post/11569989/
http://www.romapedala.splinder.com/post/11623072/

Non so se si può già parlare a pieno titolo di "citizen journalism", termine usato sempre più spesso per descrivere la funzione "giornalistica" che alcuni blog stanno assumendo nel proporre informazione"dal basso" ed autoprodotta, ma di sicuro si tratta di un passo in quella direzione.

Alla fine ho deciso di riportare anche qui, ricomposti in sequenza, i tre "articoli", cosicché possiate leggerli tutti d’un fiato.



(I)
Nel post precedente segnalavo la difficoltà a far combaciare la pista ciclabile, per ora solo abbozzata, che sta nascendo su viale Palmiro Togliatti con l’idea che in fondo ho dell’andare in bicicletta, ovvero l’idea di un mezzo di trasporto veloce (compatibilmente col metabolismo umano), efficiente ed agile. Ora cercherò di dettagliare ulteriormente le mie considerazioni, aggiungendo altre foto riprese sabato scorso.

Premesso che in genere i ciclisti amano la natura, l’erba e gli alberi, è immaginabile amarli a tal punto da andarci a sbattere contro? Mi verrebbe di dire no, non li amo a tal punto. Certo, non vorrei neppure tagliarli, ma perché beccarmene uno proprio in mezzo alla pista? Quanta attenzione, cautela, e se vogliamo anche un briciolo di attitudine acrobatica occorre per apprezzare un passaggio del genere?

Image Hosted by ImageShack.us

Sul serio non si poteva fare di meglio? Io direi che basta guardare la foto per stabilire che, sì, si poteva fare di meglio. Però si poteva fare anche di peggio, come dimostra la foto successiva.

Image Hosted by ImageShack.us

Questo albero si trova a venti metri dal precedente. Secondo voi, arrivando ad una velocità al limite della decenza, diciamo 15-18km/h, è possibile imboccare la deviazione a destra della pianta senza finire fuori dalla pista o contro il lampione? La risposta è no. Neppure servirebbe avere la punta dell’aiuola (non so come definirla) che circonda l’albero orientata verso il centro della pista. Diciamo che il progettista più che una strada per le bici, tale da agevolare la percorrenza degli utenti, aveva in mente un’area giochi, o un Luna Park. Dire che sarebbe bastato disegnare diversamente il bordo del parcheggio retrostante per rendere la fruibilità della pista appena più prossima alla decenza non richiede alcuno sforzo.

E ora una bella domanda tecnica: di quanto spazio ha bisogno una bicicletta per girare di 90°. Pensateci, non è difficile. Immaginate di dover compiere un’inversione a U e tornare indietro, quanto spazio laterale vi serve? Io che sono abbastanza esperto ed ho un buon equilibrio riesco a compiere, quasi da fermo, la manovre sopra descritta in un semicerchio di circa quattro metri. Questo significa che, a velocità prossima allo zero, ho bisogno di un raggio di circa due metri per curvare. Ora la seconda domanda: quale bicicletta è in grado di girare su un raggio di 30 cm?

Image Hosted by ImageShack.us

"La bici di Barbie". Risposta esatta. Il signore vince una bambolina.

Anche qui non ci voleva un genio, una volta disegnata per terra, per capire che su una pista ciclabile così fatta ci vuole il talento di un mezzo acrobata per non farsi male. Quantomeno risulta impossibile per due biciclette incrociarsi senza andare a sbattere l’una contro l’altra. In compenso, perlomeno sarebbero quasi ferme, perché anche con una velocità minima la sola forza centrifuga le butterebbe fuori pista.

Facciamo altri cento metri (da notare: il tratto percorso fin qui è di circa 200 metri, dalla fine di via Papiria andando in direzione di viale dei Romanisti) e troviamo questa simpatica "chicane" ideata per evitare (di dover spostare) una serie di cabine elettriche collocate a "membro di segugio" sul prato.

Image Hosted by ImageShack.us

Ovviamente nulla impediva di proseguire la pista in diagonale anziché riportarla, con un’ennesima inutile curva, inutilmente stretta, parallela al filo degli alberi… ma perché privarsi di un’ennesima allegra digressione? Perché sollevare il ciclista dall’attenzione necessaria a percorre questo "percorso di guerra", perché consentirgli/le di distrarsi anche solo per pochi metri? Finalmente, però, arriviamo al semaforo di viale dei Romanisti.

Image Hosted by ImageShack.us

Meraviglia, sembra tutto fatto a puntino: c’è il semaforo, l’attraversamento pedonal-ciclabile, la pista che prosegue dall’altra parte… No, bisogna guardar meglio. Quello che prosegue dall’altra parte non è la pista, è una sorta di piazzola/marciapiede, in fondo è chiusa! La pista vera e propria riprende circa cinque metri a sinistra (dall’ingrandimento si vede meglio).

Image Hosted by ImageShack.us

In pratica una volta attraversato il semaforo si è obbligati ad una svolta a "Z", con tanto di spigoli vivi, o meglio ancora a scendere e portare la bici a mano, ché in quel punto la pista non c’è, e il "percorso ciclo pedonale" neppure. Tirare la pista dritta e fare la piazzola alla sua sinistra dev’essere sembrato eccessivamente piatto e banale.

E con questo chiuderei la prima puntata, anche perché il mio fegato dà segni di cedimento e penso anche il vostro. Abbiamo percorso i primi 500 metri circa della futura pista ciclabile. Il tratto fino alla Casilina ancora non è neppure abbozzato, ma immagino che anche lì le sorprese non mancheranno. La prossima puntata ricomincia dall’incrocio di via Casilina con nuove, strabilianti, invenzioni.


(II)
Ripartiamo, per la nostra esplorazione della futura "ciclabile Togliatti", dall’incrocio con via Casilina. Qui c’è l’unico (finora) tratto asfaltato della pista. È lungo meno di venti metri. In venti metri si possono notare già tre errori abbastanza madornali.

Image Hosted by ImageShack.us

  1. Le curve sono realizzate "a spigolo" (il che produce una riduzione della larghezza utile della pista, portandola ben al di sotto dei due metri minimi previsti per legge)
  2. La pendenza è sbagliata e consente, anche a fronte di lievi piogge, il formarsi di una pozzanghera (due metri di lunghezza, al momento della foto) che occupa l’intera larghezza della pista
  3. La coloritura rossa del manto si sta già deteriorando (scelta di materiali probabilmente scadenti o male applicati).

Già, ma che succede finiti questi venti metri? Ecco qua!


Image Hosted by ImageShack.us

No, non chiedetemi che senso ha, perché subito dopo (diconsi altri 50 metri!)…


Image Hosted by ImageShack.us

E qui si comincia pesantemente a dubitare del tasso alcoolico del progettista, o di chi ha effettuato i lavori, o di chi li ha eventualmente supervisionati…
In alternativa, forse il disegnatore quel giorno aveva il singhiozzo? Non lo so. Veramente a questo punto non so più se ridere o piangere (ma più la seconda), comunque devo andare avanti.


Image Hosted by ImageShack.us

Qui siamo poco oltre il semaforo di via dei Platani (via dei meli), dove mi dicono è stato richiesto di realizzare un’area giochi (!). Sì, avete capito bene, un’area giochi in mezzo a due corsie di traffico. Per la gioia dei polmoni e del sistema nervoso dei bambini (e delle loro mamme), ma soprattutto per abituarli al futuro che li aspetta: rumore, smog ed alienazione. Onde realizzare questa meraviglia la pista ciclabile che fine fa? Guardate bene la foto. È quella strisciolina di un metro scarso (non avevo di che misurarla) che corre su un fianco. Anzi, ad essere precisi su entrambi. Ad essere generosi saranno 80cm per lato, su ambo i lati.


Image Hosted by ImageShack.us

E qui non va neppure troppo male (!), perché cento metri più avanti c’è questa "piazzetta" (come altro definirla?). E qui davvero non c’è più traccia della pista, né di eventuali imbocchi e sbocchi dove farla "finire" e "ricominciare" a pochi metri di distanza.


Image Hosted by ImageShack.us

(Da un altro punto di vista)

Image Hosted by ImageShack.us

Ma da qualche parte dovrà pur passare (in aria forse?), perché poco più avanti finisce di nuovo nel nulla.


Image Hosted by ImageShack.us
_

Qui siamo in prossimità del capolinea del tram. In questo punto temo che la pista sparisca, letteralmente, per un centinaio di metri. Questo accade quando chi progetta non trova soluzioni adeguate per farla coesistere con l’esistente. La soluzione più semplice, in questo caso, è mettere un cartello di "fine pista" e farla ricominciare molto più avanti, dove il tessuto urbano lo consente.

Certo, dal punto di vista del ciclista è un po’ difficile smettere di esistere, smaterializzarsi e riapparire cento metri più avanti. Dal suo punto di vista la soluzione che il progettista non trova, o che qualcuno per lui/lei sceglie di non trovare per non "urtare" certe "sensibilità" (leggasi: le saccocce dei commercianti, l’arroganza dei comitati di quartiere che si preoccupano solo di non sacrificare nemmeno un posto auto, ecc. ecc.) significa trovarsi catapultati in mezzo al traffico (o dover fare due, tre attraversamenti pedonali consecutivi), perdere tempo, pazienza ed ottimismo, scagliare improperi contro l’Universo/Mondo e guastarsi il buonumore. Tutte cose a quanto pare da ritenersi accettabili, per chi realizza le piste, perlomeno fino ad ora…

La seconda parte si conclude qui, il mio fegato ribolle di nuovo ed il vostro anche, temo. La prossima "puntata" ci porterà tra la Prenestina e il quartiere Colli Anieni dove, ad oggi, tra sottopassi, viadotti, stazioni ferroviarie, campi nomadi e discariche… "Hic Sunt Leones"! Di che morte dovremo morire ancora non si sa.


(III)
Superata via Prenestina attraversando un incrocio abbastanza micidiale quella che prima era un’aiuola di una decina di metri si allarga in un pratone molto ampio. Meglio sarebbe dire "si allargava", poiché da un paio d’anni circa, complice la concessione della piazza antistante per realizzarvi, la domenica, il mercato "Porta Portese 2", l’area (privata) è stata recintata e trasformata in parcheggio a pagamento.

Image Hosted by ImageShack.us


Illo tempore provai a contattare l’amministrazione per chieder lumi riguardo a cotanto scempio, e mi fu risposto che era "solo una sistemazione provvisoria". Infatti. Peccato che in questo paese nulla sia più definitivo delle "sistemazioni provvisorie", col risultato che "Stonehenge" (la chiamo così, per via dei pietroni che hanno messo a delimitare gli spazi) sta ancora lì. Ora, a quanto mi dicono, se si possono far capriole e salti mortali per far passare la pista sullo "square" centrale largo una decina di metri, tra parcheggi, aree giochi e quant’altro, nulla si può qui, sebbene l’area centrale tra le due corsie della Palmiro Togliatti sia di parecchie decine di metri, perché "il proprietario dell’area non vuole sentir ragioni". Più o meno il discorso che mi è stato fatto per gli sfasciacarrozze che occupano abusivamente la Palmiro Togliatti e non se ne vogliono andare. Il messaggio è chiaro: essere ragionevoli, a questo mondo, non paga. Se si vuole ottenere qualcosa bisogna piantar grane e fare casino.


Image Hosted by ImageShack.us

Alla fine, temo, avremo la solita pista "ciclo-pedonale" sul marciapiedi. Questo marciapiedi.


Image Hosted by ImageShack.us

Certo, la sera dovremo probabilmente fare il dribbling tra le prostitute, e non è escluso che qualche "pappa" si faccia girare le scatole e decida che non vuole ciclisti in mezzo al suo "business," agendo di conseguenza. Ci sarà magari qualche problema all’incrocio con la Prenestina, dove troneggia inamovibile questo mirabile esempio di "arredo urbano", le cui operose attività cospargono il marciapiedi antistante di cocci, vetri, sfridi metallici appuntiti, chiazze d’olio e spazzatura assortita.


Image Hosted by ImageShack.us

Ma avremo la confortante certezza che "non si poteva fare di meglio", che "viviamo nel migliore dei mondi possibili" e che Voltaire non è vissuto invano.

Nel frattempo siamo arrivati su via Collatina, dove sarà presto inaugurata la "Stazione Togliatti", visibile qui in tutto il suo splendore cinta dai due monolitici cavalcavia della via omonima.


Image Hosted by ImageShack.us

Da qui, a parte la bruttezza, non si capisce ancora molto, mentre nella seguente foto aerea, tratta da Internet (non recentissima, invero: la stazione è ancora in costruzione), si comprende un po’ di più l’assurdità del tutto.


Image Hosted by ImageShack.us

I due mastodontici bastioni (di epoca "Tardo Craxo Impero") si arrestano di fronte al "pratone intangibile" e per salire e scendere sono state realizzate (nel "medioevo post-tangentopolino") due rampe strette e raffazzonate, che strozzano la carreggiata fino a consentire il passaggio di una sola vettura per volta. Questa è la situazione vista dalla sommità del cavalcavia.


Image Hosted by ImageShack.us

Il marciapiede, pur esistente, è impraticabile a causa dell’ingombro dei ciclopici guard-rails (dei quali non si può più fare meno, ormai li stanno mettendo dappertutto, fra un po’ li monteranno di serie direttamente sulle autovetture) e ricavare un’esile spazio per le biciclette risulterebbe arduo e poco saggio: le auto ed i camion, ammucchiati sulla breve e ripida salita danno il peggio di sé, trasformando quelle poche decine di metri in una camera a gas a cielo aperto dove il/la ciclista, in salita ed in iperventilazione, finisce col rimetterci la salute.

Dove far passare dunque questa benedetta pista? Per il momento la soluzione più probabile pare essere il sottopasso pedonale della stazione. Per delirante che possa sembrare non c’è, al momento, soluzione che appaia preferibile, e comunque l’esistente è talmente disastrato (le foto non rendono a sufficienza) che proprio non vorrei essere nei panni dei tecnici incaricati di risolvere la questione. Purtroppo le cose fatte male in partenza poi restano sul groppone della posterità, e spesso non ci si riesce più a far nulla di decente.

Superato il "nodo Collatina" ritroviamo le singolari intuizioni geometriche che tutto il mondo ci invidia, a cominciare dai "singhiozzi":


Image Hosted by ImageShack.us

(ce ne sarebbero un paio, ma sono uguali, per cui ne ho fotografato uno solo…) Poi si attraversano parcheggi a non finire, con qualche passaggio poco entusiasmante e una certa confusione ai semafori, che io, armato della fedele biammortizzata mangia-aiuole ho tagliato dritto per dritto (non abbiamo detto poc’anzi che in questa pista l’unica lezione che si apprende è "non essere concilianti" e "creare problemi"?), per giungere all’ultima delle sette meraviglie del mondo: "The Wall", ispirata all’opera dei Pink Floyd.


Image Hosted by ImageShack.us

Che fare di un’orribile, deturpante grumo di blocchi di cemento che invadono il prato? Niente, lasciarli lì dove sono, imbrattati, e girarci intorno nel modo più scomodo possibile con quattro (diconsi quattro) di quelle curve strette che noi ciclisti tanto amiamo. Quello era il fronte, questo è il retro.


Image Hosted by ImageShack.us

Toglierli no? Spesa a parte (immagino non assurda), pare quasi che gli amministratori pubblici ci tengano al brutto di queste periferie e temano di renderle troppo poco "pasoliniane". Poi magari spendono soldi in arredi urbani che rimangono cattedrali nel deserto, ma una semplice, banale ripulitura di orrori architettonici non trova appassionati da nessuna parte.

Come ultima "genialata" ecco l’idea della rastrelliera all’inizio della ciclabile. Proprio nel punto dove ad un/a ciclista non verrebbe mai l’idea di lasciare la bicicletta. Forse ha senso ribadire il concetto: le persone usano i mezzi di trasporto per raggiungere dei luoghi. È lì che ha senso collocare le rastrelliere (è lì, diremmo, dove quelle che hanno messo non bastano già più), stazioni, centri commerciali, scuole, uffici. Non in un’aiuola in mezzo al nulla, dove lasciata la bicicletta non c’è niente, ma proprio niente, da fare.


Image Hosted by ImageShack.us

Siamo arrivati al capolinea, la fermata Metro di Ponte Mammolo. Qui la pista si interrompeva in mezzo al nulla, ed abbiamo dovuto insistere perché arrivasse almeno all’ingresso della stazione. Ci hanno dato retta. Questo significa che osservazioni sensate possono trovare la strada per arrivare a chi di dovere e produrre risultati.
Ma che fatica!
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...