Continuiamo così, facciamoci del male…

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Oggi ho voluto fare una cosa che mi ripromettevo da tempo. Me la ripromettevo ogni mattina, passandoci accanto in auto per andare in ufficio (eh, sì, io vado in ufficio in auto, non in bici. Considerato dove abito e dove lavoro, potrebbe essere uno dei principali motivi del mio permanere in vita a rompere gli zebedei all’Universo). Sono andato a fare un sopralluogo ai lavori in corso della pista ciclabile in costruzione su viale Palmiro Togliatti. Se mi fossi reso conto anche solo lontanamente del senso di frustrazione che questa visita mi avrebbe regalato me ne sarei probabilmente rimasto a casa. Occhio, se leggerete il resto è molto probabile che parte della mia devastante frustrazione si trasferisca anche a voi.

Prima di andare avanti occorre fare una premessa: le aspettative. Si tratta della prima pista “di un certo impegno” che viene realizzata in questo quadrante della città. Nove chilometri. Una sorta di “raccordo ciclabile” fra due aree molto popolose, Tuscolana e Rebibbia, con in mezzo quartieri non secondari. Qualcosa che avrebbe potuto, in effetti dovrei dire dovuto, rappresentare per le biciclette l’equivalente dell’arteria viaria che le corre accanto, una via di veloce scorrimento.

Veloce. Questa è la parola chiave.

Quanto è veloce un ciclista? Quanto veloce va una bicicletta? Pensate che i progettisti di questo capolavoro se lo siano mai domandati? Io ritengo, dall’alto dei vent’anni che vado in bici, di no. Per cui proverò a spiegarglielo: un essere umano, in sella ad una bici da passeggio ed in assenza di qualsiasi allenamento specifico, sviluppa una velocità di poco meno di 20km/h, velocità che sale a più di 30km/h per ciclisti mediamente allenati, e supera i 50km/h per gli sportivi che viaggiano in gruppo. Velocità “di crociera”, non di picco. Velocità che possono essere mantenute indefinitamente, in assenza di ostacoli.

Ora, la pista ciclabile della Palmiro Togliatti è un susseguirsi quasi ininterrotto di ostacoli. Termina e ricomincia in continuazione, con segmenti che vanno da alcune centinaia di metri a meno di quindici. Termina e ricomincia spostata di diversi metri a lato. Con in mezzo di tutto, principalmente attraversamenti pedonali della pista stessa, ma anche passaggi per le auto che fanno inversione di marcia, aiuole, piazzette, piccole aree giochi (aree giochi in mezzo a due corridoi di traffico… a me pare pura follia!). A volte sparisce del tutto, per ricomparire alcune decine di metri più avanti. A volte sparisce e basta, come all’altezza di via Prenestina, per ricomparire un chilometro più in là (Colli Aniene), impossibilitata ad esistere da realizzazioni urbanistiche degne del folle genio di un Hannibal Lecter.

Per chi è stata pensata, immaginata, costruita questa pista ciclabile? Per chi va in bici? Non direi, non direi proprio. Sarebbe come affermare che per la circolazione delle auto andrebbero realizzate autostrade con le curve ad angolo retto e strette come i vicoli del centro di Roma, che facciano ogni tanto delle gimcane senza senso, come quella della foto qui sotto.

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E così finalmente ho la risposta alla domanda posta poco sopra: “quanto va veloce un ciclista?” Risposta: non più di una dozzina di chilometri l’ora, occasionalmente anche meno, se non vuole andare a sbattere contro un albero, o finire fuori pista ad una curva, o spalmarsi contro un pedone in sosta in uno spazio che ha tutto il diritto di reclamare suo, terminando la pista ad un metro di distanza, per poi riprendere un metro più in là. Un ciclista poco dissimile dal Ninetto Davoli delle pubblicità degli anni ‘70, che girava per Roma portando il pane e cantando “Fornéscion…”

E noi che passiamo il tempo a credere che la bici può essere un mezzo più veloce, più efficiente, più pratico dell’automobile (perlomeno in città), ci ritroviamo a confrontarci con questi percorsi ad ostacoli capaci di far perdere la pazienza anche ad un santo, con realizzazioni pensate per qualunque altra cosa che non siano l’efficienza, la praticità, il buon senso.

Per anni ho combattuto chi mi diceva che l’amministrazione comunale non aveva nessun interesse a promuovere l’uso della bicicletta, e che piste ciclabili come quelle che si son fatte a Roma era quasi meglio che non le facessero affatto. Ora sto cambiando idea, comincio a pensarlo anch’io. Spero sinceramente di sbagliarmi.

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5 thoughts on “Continuiamo così, facciamoci del male…

  1. be’ consolati. Da noi, a trento, hanno fatto “una ciclabile” che cambia marciapiede ogni 150 metri: cioè i inizi su un lato e poco dopo ti mandano sul marciapiede opposto, traversando passaggi pedonali, rotatorie eccetera, uan selva assurda di cartelli stradali, dopo 140 metri alè, altro passaggio di marciapiede. La chiamano ciclabile, ma è una presa in giro. Anzi per farne un altro pezzo, hanno TAGLIATO UN INTERO VIALE ALBERATO, con alberi che avevano oltre mezzo secolo. Quesi sono criminali, per giunta incompetenti e sadici

  2. Ciao Marco,
    ultimamente ho cambiato percorso per andare a lavoro e faccio proprio la ciclabile che passa davanti all’auditorium, la percorro tutta fino a villa ada e poi continuo dentro la villa. Trovo che i punti più pericolosi non siano tanto i vari ostacoli, che sono sulla ciclabile, ai quali abitui la tua attenzione, quanto gli attraversamenti in prossimità della moschea (uno denominato giustamente “suiciclo”). Per quanto tu possa prestare attenzione non si riesce ad avere la sicurezza di poter passare incolumi. Cioè dopo aver attraversato il pensiero che affiora, anche se per pochi istanti, è: “E vai, m’ha detto bene anche stavolta”. Tutto ciò per dire che gincane, alberi, “ciclocosi”, restringimenti, in qualche modo impediscono di andare ad una certa velocità e producono sicurezza perché, costringono a rallentare e affinano l’equilibrio in bici. Ma il vero pericolo resta uno e uno solo: l’altro non a piedi, non in bici, l’altro in auto o in motorino che non vedi o che non ti vede.

    He

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