Pietre, ossa e DNA

Una delle cose che più apprezzo dei Blog è la capacità di far circolare informazioni e segnalazioni di articoli interessanti. Data l’impossibilità fisica di navigare a tempo indeterminato su e giù la rete, e l’attuale incapacità tecnica di attivare eventuali strumenti idonei, quello che trovo più efficace è il fare appello alla cosiddetta “intelligenza collettiva della rete” e lasciare ad altri, più esperti, o appassionati, o curiosi, o semplicemente con più tempo a disposizione, di effettuare la scrematura della “fuffa” e selezionare le “chicche”. Per quel che mi riguarda, poi, cerco di fare la stessa cosa, magari integrando con mie riflessioni.

L’articolo “Beyond stones and bones”, a suo tempo segnalato da Luca Sofri (grande frequentatore di MSN ed appassionato lettore di Newsweek on-line, almeno a giudicare dagli articoli che linka) trae spunto dalla notizia dell’apertura di una nuova ala del Museo di Storia Naturale di New York, e ci guida per mano attraverso le novità che stanno rivoluzionando la branca della paleoantropologia.

Oltre le ossa e le pietre, appunto, è da poco entrato in scena un nuovo “spettatore” dell’evoluzione umana, il DNA. Analizzando le mutazioni incorse nei secoli molte delle teorie dominanti fino a pochi anni fa sono state rimesse in discussione, nuovi dati sono emersi, vecchie credenze sono state letteralmente spazzate via.

Intanto è appurato che la specie Homo si è evoluta fino a poche decine di migliaia di anni fa pressoché nel solo continente africano. Sebbene diverse altre specie ominidi abbiano popolato in tempi remotissimi l’Eurasia (l’Homo Erectus anche un milione di anni fa), il DNA dimostra che noi non siamo loro diretti discendenti, che quelle popolazioni si estinsero senza lasciare eredi.

Altrettanto incredibile sembra la conclusione che tutte le popolazioni non africane sono figlie di una migrazione avvenuta circa sessantamila anni fa, e le minime differenze genetiche tra i loro discendenti (noi europei, gli aborigeni australiani, gli indios sudamericani) ci raccontano di un numero di individui prossimo alle 4000 unità. Praticamente tutte le popolazioni non africane del pianeta discendono da quei pochi avventurosi.

Risulta al pari sconvolgente comprendere quanto di quello che siamo sia scritto nel nostro DNA, al punto da poter ipotizzare correlazioni tra l’insorgere di singoli geni e trasformazioni epocali come la nascita delle prime grandi città, seimila anni fa.

Il DNA può davvero dirci moltissimo su ciò che siamo, forse addirittura troppo. Io non so se siamo davvero pronti per una conoscenza di questo tipo. E temo l’uso che potremo farne.

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3 thoughts on “Pietre, ossa e DNA

  1. non si deve avere paura delle nuove scoperte! mi fai pensare a quelle persone che temevano che oltre gibilterra ci fossero mostri!
    comunque era l’ora che qualcuno facesse pubblicità alle origini africane dell’uomo, io non ne posso più si stare sempre a spiegare che quell’orribile immagine dell’evoluzione umana che mette una scimmia, poi una scimmia più grossa, poi un australopiteco, poi qualche homo, poi neanderthal, poi sapiens (qualcuno addirittura ancora mette sapiens sapiens, che quando ero piccola pensavo che voleva dire che eravamo super sapiens!) in una scala evolutiva che non solo non esiste, ma se ci fai caso homo sapiens (quello in cima) è spesso BIONDO!!! quando semmai se c’era un biondo quello era il neandertaliano, mentre il sapiens, originando in africa poco tempo fa era bello NERO.
    i bianchi europei sono un’adattamento geografico locale, un “allontanamento” dal modello originario. alla faccia dei razzisti! 🙂

  2. Ciao Lucia
    La paura non è delle “nuove” scoperte, ma di quello che ne potrà fare il “vecchio” homo sapiens. Quello, per intenderci, dei campi di sterminio, delle guerre preventive, dei gulag, dell’inquisizione e via dicendo.

    Finché non verremo soppiantati da una spece molto più intelligente, che chiameremo “Homo Eticus”, poco di buono ne verrà comunque.

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