Piazza Blogger

Nell’eterna alternanza tra pensiero ed azione colloco questa ennesima riflessione (il pensiero) sull’azione (stavolta il bloggare). Me ne dà lo spunto, ancora, lo spazio dei commenti di Mantellini.it, una delle "piazze virtuali" in cui i blogger (e/o i "bloggher", con l’h, come qualcuno ama sfottere) si confrontano.

Mantellini cita Carlini (che sul Manifesto se la prende coi blogger "perché non sono abbastanza giornalisti", e coi giornalisti "quando diventano blogger") ben sapendo la reazione che produrrà sul suo "pubblico". Ed infatti ecco scendere in campo le solite tifoserie contrapposte, ognuno a difendere, con una buona dose di autoreferenzialità (caratteristica, questa, che pare ineluttabilmente appartenere, come una stigmata, all’idea stessa del bloggare e del commentare), le proprie tesi.

In questo "piccolo mondo" (in qualche modo già pure "antico") si consuma l’ennesima disputa su cosa "sia importante scrivere" e cosa no dimenticando, o volendo dimenticare, quello che c’è dall’altra parte. Non è evitabile che qualsiasi pretesa oggettività della fonte finisca con lo scontrarsi con la soggettività del ricevente, che non può non "interpretare" quello che legge. E, soprattutto, che tutti siamo responsabili, oltre che del "come" interpretiamo le nostre fonti di notizie, anche di come le scegliamo.

Per questo trovo abbastanza inutile lamentare l’inattendibilità della blogosfera, che a mio parere altro non è che una sorta di "piazza allargata" in cui tutti dicono e scrivono quello che gli pare, fondati o meno che siano gli argomenti. È come lamentarsi se, andando a comprare la frutta al mercato, troviamo l’anziano pensionato che si lamenta ad alta voce degli stranieri, del "governo ladro" e dei giovani. Pretendere che la "blogosfera" sia alla fine qualcosa di "sostanzialmente altro" significa, secondo me, avere troppa fiducia nella variabilità del genoma umano.

Chiudo, in ossequio all’autoreferenzialità imperante quotando integralmente il mio personale "contributo" alla discussione:

Signori miei, che palle! (e scusate il francesismo)
E "i giornalisti devono fare i giornalisti", e "i blogger devono fare i blogger ma come si deve", e "tu sei autoreferenziale", e "quello è monomaniacale", e "quell’altro è un tuttologo"… ma basta, per favore!

Credo che siamo tutti abbastanza adulti da distinguere tra informazione e "chiacchiere da bar", e nonostante questo le "chiacchiere da bar" continuano a piacere a molti, magari meglio se spostate in un contesto "high-tech" come la rete. Da qui a pretendere, perché "più nuovo", la sacralità del contesto, scusate, ce ne corre. La rete è pur sempre popolata di gente "normale", non capisco perché il fatto che ci si comporti "normalmente" desti tanto scalpore. Perché, poniamo, un barbiere che decida di aprire un blog debba per qualche arcano motivo trasformarsi in giornalista e "dare notizie". Ma dove sta scritto?

Volete le "mie" notizie? Eccone una: l’altra sera ho riascoltato un disco che mi piace molto e mi è venuta voglia di scriverne, per far sì che anche altri lo ascoltino. Scrivo recensioni musicali di dischi vecchi di vent’anni! Questa è sicuramente una notizia. Notizia degna del più meritato dei "chissene…", sono d’accordo, ma non potete farmi una colpa di avere una vita noiosa: nessuno vi obbliga a leggere il mio blog.

Poi se chicchessia sul suo blog personale scrive delle frescacce, pace. Mica prendiamo per oro colato il pensiero del primo giornalaio, o tassinaro, o fruttivendolo che passa, perché dovremmo farlo coi blogger? Leggiamo se ci va di leggere, smettiamo se ci va di smettere, a volte impariamo qualcosa, spesso sprechiamo il nostro tempo. È la vita, fateci pace.

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4 thoughts on “Piazza Blogger

  1. Concordo assolutamente, e pure io dico “eccheppalle”
    Ne abbiamo fin qui dei giornalisti “veri” che pretendono di farci tutti i giorni l’analisi del sangue. I blogger non hanno mai avuto la pretesa di mettersi in competizione coi giornalisti, sarebbe semplicemente assurdo. Il problema forse è che i giornalisti hanno la coda di paglia, e vedono nei blogger dei potenziali antagonisti.

    O forse invidiano quella libertà che loro non hanno e i blogger invece si: quella di scrivere quel che gli pare

  2. Il “fenomeno blog” ha spiazzato un po’ tutti, giornalisti in testa. Prima avevano il monopolio non tanto dell’informazione, quanto dell’opinione. Il lettore colto, non soddisfatto delle “chiacchiere da bar” comprava il giornale e si leggeva (beveva) la lettura che delle notizie davano i giornalisti. Io ho fatto così per anni leggendo “il Manifesto”, che è di fondo un giornale d’opinione, ché sulle notizie, ormai, tv ed internet arrivano inevitabilmente prima. Adesso per farmi un’opinione leggo diversi blog, ed ho il vantaggio di poter controbattere. E’ chiaro che questo va ad erodere l’ultimo senso di esistere della stampa…

  3. ieri pensavo che, nel mio piccolissimo, in certi giorni mi leggono centinaia di persone. E’ una cifra piuttosto impressionante, nella “real life” mi sarebbe piuttosto difficile, se non impossibile, dire la mia a 200 o 400 persone (a volte anche mille) ogni giorno.

    Che effetto produrrà nel tempo questa circolazione forzata di idee tra tante persone che non si conoscono ma si leggono tra loro?

  4. Centinaia? A me va bene se arrivo a una cinquantina, e comunque non mi pare poco. Per il momento non ho obiettivi su “larga scala”, mi contento, e mi preoccupo più di scrivere cose interessanti e non ripetitive che di arrivare al “grande pubblico”. E poi se quello che scrivo arriva anche a poche persone, non è detto che quelle poche non possano farlo proprio e diffonderlo ulteriormente. 🙂

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