L'era della Confusione (2)

Mentre sto lavorando alla progettazione di una macchina per la movimentazione industriale, ragiono sul percorso della pedalata che proporrò tra due domeniche, e su cosa scriverò nel Blog, e sugli sviluppi dell’idea del Grande Sentiero Anulare, e sul laboratorio teatrale, oltretutto vengo continuamente interpellato da persone che richiedono la mia attenzione per questioni di lavoro inerenti altri progetti che stiamo contemporaneamente realizzando in ditta.

Qualcuno/a definirebbe tutto questo un totale caos, dubitando che alla fine si riesca a trarne qualcosa di utile, qualcun altro/a probabilmente ci si riconoscerà, trovando affinità con la propria esperienza di vita, qualcun altro/a ancora proverà a "definire la situazione" dandogli nome, forma e descrizione. È storia nota, per l’appunto, uno studio sulla condizione di "attenzione parziale permanente" in cui ci troviamo a vivere, e sui problemi che questa comporta alla nostra capacità di attenzione.

Sms che arrivano sul cellulare, e-mail che arrivano sul computer, telefonate, diverse linee di ragionamento da lasciare contemporaneamente "aperte" e "in attesa", ed in tutto questo la necessità di mantenere in piedi una rete relazionale frastagliata, ed una vita personale fatta di mille impegni ed interessi. Eppure, un po’ come un giocoliere che tenga in aria diversi oggetti, finiamo col portare avanti il nostro "numero" riuscendo a farne rompere relativamente pochi. L’umanità si sta trasformando?

Il fatto è che, da che ricordi, io sono sempre stato così. Mia madre mi dava del distratto, i miei insegnanti ripetevano in coro "è capace ma non si applica". Risolvevo problemi in modi del tutto inaspettati ed ero del tutto incapace di imparare cose che non reputavo interessanti, perché l’attenzione si disconnetteva da sola. Penso che persone come me ne siano sempre esistite, quindi non si tratta di un’attitudine nuova ma semplicemente di qualcosa che si va imponendo negli ultimi tempi.

Apparentemente questa “capacità di disattenzione”, che in passato non risultava granché utile, al giorno d’oggi è diventata essenziale, o forse è solo un ennesimo tentativo di controllo. Fatto sta che ci stiamo adattando, e nonostante le innumerevoli “armi di distrazione di massa” continuino ad incalzarci, la nostra capacità di giocolieri aumenta. Certo, non è indolore, ma dà una certa soddisfazione.

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2 thoughts on “L'era della Confusione (2)

  1. E’ un po’ quello che capita anche a me. Sono preso da decine di impegni e contemporaneamente nella mia mente vorticano mille nuove idee e cose che vorrei fare.
    Sul lavoro è così. A casa poi non ne parliamo, mi immergo in un lavoro e nel frattempo arrivanno telefonate, e-mail, sms, chiamate Skype.
    Ultimamente ho sentito da qualcuno, che tu conosci bene, questa frase: “Non trovo neppure il tempo di gestire le MIE idee, come faccio a dar seguito anche a quelle degli ALTRI?”.
    Accidenti, mi son detto, volenti o nolenti …. ormai funzioniamo così.
    Qualcuno verrà a reclamare che non gli abbiamo dato retta ma poi, alla fine, è proprio il fatto che abbiamo “dimenticato” lui e mille ALTRI, che ci ha dato la possibilità di concentrarci su ALCUNE cose e farle bene.
    Altrimenti si finisce per ballare in tondo, dire magari tanti SI senza seguito, seminare illusioni, raccogliere delusioni.
    D’altra parte ci sono da sempre meccanismi mentali “naturali” che ci sottraggono da questa “confusione”: pensa ad una madre tutta concentrata sui propri figli, o ad un malato tutto preso dalla sua malattia, ad un religioso che si chiude nella sua preghiera, ecc. ecc.
    Sono situazioni diverse, che dipendono da scelta o accidente, ma che ci precipitano in una “concentrazione” su alcune cose essenziali …. tanto che il resto del mondo diventa vuoto, poco interessante, vanità.

    Stefano Gerosa

  2. Ciao Stefano
    Alla fine di tutto continuo a pensare che usare la propria testa come un “frullatore” sia l’unico modo di far saltar fuori qualcosa di inaspettato, che occasionalmente si rivela come davvero “nuovo”. Il prezzo da pagare è uno stato di perenne sospensione, di perdita della percezione del “qui e ora”, e per questo diventa tanto necessario, periodicamente, riprendere contatto con “l’esperienza”.

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