Il Cammino di Santiago

Ieri sera io e Manu avevamo ospiti una coppia di amici che non vedevamo da lungo tempo. Dopo cena hanno chiesto di vedere le foto del viaggio dell’estate scorsa sul “Camino de Santiago”, erano talmente tante che siamo arrivati si e no a metà, e ci siamo dati appuntamento per l’altra metà ad una futura cena a casa loro. Così stamattina ho deciso di raccogliere i post che, nel corso del viaggio e sfruttando gli internet point, avevo pubblicato sul blog Romapedala, riportandoli insieme ad alcune delle foto più belle.


Hola! Saluti dal Cammino di Santiago de Compostela

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Ciao a tutti/e, dopo due giorni di pedalate indimenticabili non ho saputo resistere, mi sono attaccato ad un Internet point e sto investendo un euro per inserire questo post.

L’arrivo a St. Jean Pied de Port, punto iniziale del cammino, è stato abbastanza rocambolesco, l’idea iniziale era arrivare fino a Pamplona e partire da lì, poi abbiamo incontrato una ragazza siciliana che ci ha proposto di noleggiare un taxi collettivamente per dividere le spese, e così, aggregati una pellegrina brasiliana ed uno basco, coi bagagli di tutti e cinque e le due bici imballate siamo partiti alla volta di St. Jean.

La “tappa pirenaica”, da St. Jean a Roncesval (già, proprio la Roncisvalle del ciclo Carolingio) è una stramazzata che in 27 km riesce a sommare più di 1200 metri di dislivello, salendo dai 180 mslm di St. Jean ai 1450 circa del valico di Roncisvalle, con paesaggi mozzafiato che ricordano molto le parti più belle dell’appennino nostrano, da quello umbro-marchigiano intorno ad Urbino a, salendo, quello dell’abruzzo, tra Campo Felice e Campo Imperatore.

I primi 6-7 chilometri sono al 10% di pendenza media (con le borse!!!), poi spiana e si comincia a ragionare, e a godersela alla grande, a parte i tratti di sentiero nel bosco, con un po’ di fango, e la salita finale su una mezza pietraia…

La seconda tappa, quella di oggi, tra Roncisvalle e Pamplona, è stata una interminabile (poco meno di 50km) escursione in mountain bike, tutta in mezzo a boschi che ricordano mooolto da vicino l’umbria, tra tratti tecnici, gradinate in discesa, pietraie, single track, ed un meritato lastrone di cemento finale (e quanno ce vò, ce vò)

Se ci riesco proverò ad aggiornare il blog nei prossimi giorni, per il momento regna l’entusiasmo: viaggio bellissimo!

(6 agosto 2006)


Continua el Camino…

Da Pamplona il sentiero sale al Passo del Perdono sotto un’interminabile schiera di generatori eolici, a tratti la bici deve essere spinta. Per la discesa scegliamo l’asfalto, ed è l’occasione, da buon italiano, per superare il limite di velocità per quel tratto di strada (80km/h). Quindi siamo praticamente in Messico: piccoli villaggi desolati con chiesette mezze diroccate e malmesse.

Pranziamo a Puente la Reina, poi è un incubo di polvere e sole, su salite assurde e sassose, fino a Estella, ma troviamo posto solo in uno stadio fuori città. C’è la festa del paese, e dopo la cena scendiamo a prenderci una birra e ascoltare un po’ di sana caciara.

La mattina del quarto giorno scendiamo in paese di nuovo per l’encierro, la corsa dei tori…. in realtà non è come a Pamplona: a correre sono solo quattro vacche e l’esperienza è un po’ deludente.

Poi la strada, superato un primo tratto faticoso, si snoda larga e comoda (sempre sterrata) in mezzo ai campi mietuti, per chilometri e chilometri. La luce è straordinaria e scatto decine di foto.

Dopo un po’, però, finisce la pacchia. Il Camino ridiventa scomodo e impervio e scegliamo la strada asfaltata, ma non sono rose e fiori, bensì salite e discese. Arriviamo a Logroño dopo un’ennesima tappa massacrante: il Camino de Santiago è bellissimo, ma chiede il suo prezzo.

(8 agosto 2006)


Le Mesetas che non finiscono mai

Abbiamo lasciato Logroño tre giorni fa, e i paesaggi continuano a cambiare. Prima i vigneti, a perdita d’occhio, tra Navarrete e Najera, poi i boschi di conifere dell’Alto de la Pedraia (un nome, un programma… ma la discesa è indimenticabile!), e l’incredibile  Cattedrale di Burgos.

Oggi le Mesetas, altopiani deserti, gialli delle stoppie del grano, strade bianchissime dalle quali ti aspetti da un momento all’altro di veder spuntare, a cavallo, Clint Eastwood o Lee Van Cliff, o qualche altro caratterista dei western-spaghetti degli anni settanta. E ancora chiese romaniche, e il sentiero che si affianca ad un canale, per alcuni chilometri, inattesa zona umida in tanta arsura.

Questo è finalmente il viaggio che mi aspettavo: chilometri e chilometri di niente, silenzio, panorami che si perdono all’orizzonte e tempo per pensare. Così il viaggio si snoda in parallelo: fuori e dentro di sé, e si comprendono cose inattese.

Le bici sono due muli, non agili, non scattanti, ma pazienti e robuste: non è terreno da bici da corsa, o ibride, ma mountain bikes solide e ammortizzate… vedo anche tanti ciclopellegrini in sella a biammortizzate, forse è un eccesso, forse no.

Per ora è tutto: il tempo è sempre pochissimo e ora sto rubando minuti preziosi ad un sonno tanto atteso e ristoratore.

(11 agosto 2006)


O’ Cebreiro non perdona

Altri quattro giorni di viaggio, fuori dalle Mesetas, fuori dalla Margateria, si affrontano le montagne. La prima, culminante con la Cruz de Hierro (la croce di ferro), fila via liscia senza problemi. è il punto più elevato di tutto il Camino ma ci si arriva con estrema dolcezza, attraverso un altopiano che scivola verso l’alto… la salita vera è brevissima.

La discesa invece è a capofitto, si attraversa El Acebo, un paese coi balconi di legno, poi un ponte romano a Molinaseca, e finalmente siamo a Ponferrada. L’Albergue è strapieno, noi finiamo in uno scantinato, ma gli ultimi arrivati dormono addirittura fuori, sotto un pergolato, ceniamo sotto il castello dei Templari.

La tappa successiva ci porta a O’ Cebreiro, ed è quella più dura di tutto il viaggio: quaranta chilometri di avvicinamento poi su, a 1300 m.s.l.m. col vento che ci soffia contro e il paese che non arriva mai. O’ Cebreiro è un posto curioso, dieci case e quattro ristoranti, gli abitanti parlano spagnolo con un accento che ricorda mooolto da vicino il sardo (effettivamente, se non sapessi che sono spagnoli, penserei che parlino in sardo stretto).

Gli alloggi dei pellegrini sono tutti pieni, o non accettano i ciclisti così presto, ma noi siamo sfiniti e prendiamo una stanza in una locanda. In compenso la sera è festa grande, ferragosto, nei ristoranti si suonano cornamuse e tamburelli e si alza volentieri il gomito.

La mattina dopo (oggi) la festa è finita: piove e fa un freddo inaspettato. Partiamo lo stesso, ma nell’acquazzone perdiamo il tracciato e finiamo giù per una strada sbagliata, che poi ci toccherà risalire. All’una siamo al punto di partenza, imbocchiamo la via giusta ma dopo solo una dozzina di chilometri di discesa decidiamo di fermarci, il vento ci sbatte da un lato all’altro della strada, la pioggia ci inzuppa fino al midollo, così non si può proseguire.

Siamo a Triacastela, 23 chilometri dal termine atteso di tappa (Sarria) che dovremo recuperare domani, e le previsioni danno altra pioggia. Abbiamo i giorni contati, speriamo di farcela ad arrivare a Santiago…

(16 agosto 2006)


Finalmente a Santiago
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Dopo quattro giorni di cielo nuvoloso con sole a sprazzi ed acquazzoni traditori, attraversata buona parte della Galizia, arriviamo finalmente a Santiago.

Penetrati nel suo cuore la città-museo ci accoglie con un tuffo in un tempo sospeso, né passato né presente, né futuro. La piazza di fronte alla cattedrale, piena di pellegrini che festeggiano la fine del viaggio, è uno di quei posti dove potresti rimanere per un tempo indefinito e continuare a stupirti, della luce, dei suoni, delle persone.

In realtà tutto il “Camino de Santiago” è un po’ così: fuori dal tempo, continuamente spiazzante, mai uguale a sé stesso. La “storia” combatte la sua epica battaglia contro la modernità, a volte vincendo, più spesso sconfitta da svincoli, tangenziali, autostrade, che si spalmano sopra l’antico “Camino” e costringono a deviazioni tristi e anche un po’ umilianti.

Ma la cosa che più stupisce nel corso del viaggio sono le persone, migliaia, che scelgono di camminare per dei mesi, affrontando fatica e sofferenze (alla lunga quasi tutti finiscono con piedi, caviglie, ginocchia acciaccati, piagati e doloranti), sotto sole, pioggia, vento, per una meta che si potrebbe facilmente raggiungere perfino con un volo “low-cost”.

Si può anche non condividere la motivazione religiosa del Cammino, ma l’esperienza stessa, la condivisione delle difficoltà, l’affinità, risultano molto più forti qui che in qualsiasi altro viaggio in bici che abbia mai fatto, in coppia o in gruppo.

L’esperienza è conclusa, ma il racconto continua: appena avrò tempo di raccogliere un po’ le idee ed organizzare le migliaia di foto che ho scattato ne scriverò ancora.

(21 agosto 2006)


In realtà non ho più trovato il tempo di scrivere nulla, e da poco (2011) ho finito di “sistemare” le passa 1500 foto scattate (alcune le trovate qui)… ma per annoiarvi col ragionamento sul tempo necessario ad organizzare le informazioni per condividere le proprie esperienze con gli altri aspetterò ancora.

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15 thoughts on “Il Cammino di Santiago

  1. caro Marco
    complimenti per le foto, bellissime!
    Io, molti anni fa, ho sul Camino solo per il breve tratto iniziale (Bayonne – St. Jean Pied de Port – Pamplona) … poi ho deviato per i paesi Baschi.
    Adesso mi fai venir la voglia di tornare e arrivare a Santiago.
    Tra le innumerevoli … quale guida o cicloguida del percorso hai usato?

  2. La guida era quella di “Terre di Mezzo”, ottima e sicuramente consigliabile. L’unica concessione è stata accorpare tre tappe brevi in due più lunghe, perché avevamo un giorno in meno dei quindici previsti. Oltre a questo tendevamo a fermarci leggermente prima dei posti tappa indicati, per alloggiare in paesi più piccoli.

    P.s.: non hai firmato, ma il tuo browser ha memorizzato l’indirizzo web, per cui si capiva che eri tu. 🙂

  3. …mi hai fatto venire l’acquolina in bocca, anche se con due bimbi piccoli di Camino non se ne può parlare
    …per le foto, potresti partire (dopo una prima selezione) creando una galleria su flickr o buzznet (i tag rendono molto semplice “classificare” le foto)

    ciao

    magister (che tra un pò ti segnalerà il collegamento cicloincredibile Metro Laurentina- Tre Decime)

  4. Per le foto, penso che organizzerò una proiezione. Appena avrò finito di selezionarle (considerato che devo ancora cominciare).

    Farlo con due bambini piccoli… non saprei. Avendo parecchio tempo, forse. Viaggiando ho visto famiglie in bici, ma poche.

    Per il tracciato, oltre a consigliarti wayfarer.com, ti chiederei se sei disponibile a collaborare ad un sito basato sul G.S.A. in cui organizzare tutti i percorsi di “Mtb urbana” di Roma.
    Devo sentire un paio di persone, poi, a breve, partirei.

  5. l’idea è interessante,
    2 osservazioni: a) perchè non aggiungiamo materiale a un sito esistente? (penso a quello di slowbike o di Paola e Gino, o Romapedala)
    b) si riesce a creare una “mappa”? (cio a visualizzare in un’unica sezione più percorsi?)

    magister

  6. Le tue due osservazioni hanno un’unica risposta: lo strumento da adottare.
    Paola&Gino e Slowbike hanno degli ottimi percorsi, ma limitati dagli strumenti tecnici disponibili fino a poco tempo fa.
    Oggi abbiamo la possibilità di disegnare percorsi sulle mappe aeree di Google, il che significa che non serve scrivere “ci spostiamo sul marciapiede di destra” perché dalla tracciatura appare già evidente, semmai si possono ulteriormente commentare i luoghi d’interesse nei dintorni.

    Ma forse un esempio vale più di cento parole, guarda qui:
    http://www.wayfaring.com/maps/show/31725
    è un esempio di tracciatura di una futura pista ciclabile, ma allo stesso modo potrebbe essere tracciato un percorso consigliato (con tutti i consigli, punto per punto) e il sito consente di aggiungere più tracce sulla stessa mappa, dando così conto delle possibili varianti (p.e. un percorso preferibile per l’andata ed uno per il ritorno).
    Creati un account e giocaci un po’, vedrai che ti piacerà. 🙂

  7. Ciao Marco e Magister, Vi ringrazio per l’ottimo e chiaro lavoro, ma , sarà pure la senile paura del “nuovo”, non disdegnerei però di coadiuvare le immagini “dall’alto”, non sempre immediatamente interpretabili e fruibili, con le TRADIZIONALI FOTO “dal basso”, soprattutto negli snodi più importanti o dubbi.
    Insomma qualsiasi novità o rivoluzione poi si adatta alla realtà e fa i conti con quanto di buono e utile già prodotto nel passato,
    vedi BICI vs AUTO….

    AVE caiofabricius Vale

  8. fabrizio, su wayfaring è possibile allegare ai waypoint (i segnastrada per noi italici) testo,link e foto e, se il percorso è stato segnalato come aperto all’edit, lo può fare chiunque (quindi se tu provi un mio percorso e ti piace puoi commentarlo, linkarlo dal tuo blog, aggiungerci le tue foto di archi romani o maremmani inferociti, linkare la descrizione del percorso sul sito di paola e gino o su romapedala, etc…)

    magister

  9. Le possibilità sono enormi, infatti, ma bisogna capire bene come viene gestita la “proprietà” dei percorsi.
    Ad esempio, se è possibile aggiungere, è altrettanto possibile anche togliere?
    Un utente esterno può cancellare parti del percorso?
    Io posso cancellare degli inserimenti al mio percorso che trovo inaccettabili?
    Bisogna trovare il tempo di ragionarci, nel frattempo vi invito via mail al gruppo di lavoro “sentieri urbani”.
    Se interessa a qualcun altro/a può scrivermi o commentare qui sotto.

  10. Comunque un tracciato l’ho aggiunto io per prova, vedi se riesci a cancellarlo o se ti propone di approvarlo, così verifichiamo se il “proprietario” è in grado di decidere sui contributi esterni (sarebbe una gran cosa!).

  11. Pingback: Ricordi del Camino de Santiago | Mammifero Bipede

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