Il paradosso della mobilità

Sabato mattina, verso le 11, ho inforcato la mia bici da corsa (la leggendaria "Pino" fucsia), e son partito a pedalare senza darmi una meta precisa. Ho tagliato dentro il parco degli Acquedotti, ho raggiunto e percorso per un po’ l’Appia Antica, quindi, per un breve tratto, l’Appia Nuova fino a S. Maria delle Mole al cui incrocio, snervato dal traffico pesante dell’ex "Regina Viarum", ho dirottato su strade secondarie.

Continuando a salire verso Castelgandolfo ho potuto amaramente constatare come il traffico veicolare extraurbano, negli ultimi quindici anni, sia praticamente decuplicato, e me ne sono domandato il perché. Perché così tanta gente, il sabato mattina (ma per la verità in qualunque ora e giorno dell’anno) prende "la macchina" e si mette su strade sempre più trafficate ed impercorribili?

La risposta che mi sono dato è tutto sommato abbastanza stupefacente. Lo fanno perché, spinti dalla pubblicità, hanno "finalmente" acquistato un’automobile. L’hanno tanto desiderata, hanno fatto sacrifici per essa, ed ora che la possiedono devono giustificarne l’attesa, il desiderio, le aspettative, e quindi si inventano situazioni, occasioni, necessità, per poter finalmente "usare" la propria automobile.

Quindi non si va più "in giro a piedi per i negozi del quartiere", ma in auto al mega-centro commerciale, non si va più al cinema sotto casa, ma al multisala dall’altra parte della città, e quando ci si ritrova un po’ di tempo libero "si va a fare un giro in macchina", senza una meta precisa, senza un’idea del viaggiare, inscatolati tutto il tempo a guardare il mondo dai finestrini, auto-sequestrati ed alienati.

L’impossibilità, da parte dell’immaginario collettivo, di prescindere dall’utilizzo dell’automobile produce infine effetti devastanti sul territorio stesso: ettari ed ettari di verde vengono convertiti a strade, sacrificati a questa presunta "esigenza di mobilità" di fatto totalmente arbitraria. Le attività commerciali abbandonano la prossimità con le zone residenziali ed i quartieri di uffici si isolano anch’essi dal resto del tessuto urbano, ingigantendo, rafforzando e, nel pensiero di molti, infine giustificando quella stessa dipendenza collettiva dall’automobile all’origine di tali assurdità urbanistiche.

Un tempo pensavamo all’automobile come ad un mezzo di trasporto… un veicolo, in sostanza, nato per consentire una maggior fruizione del territorio. Oggi siamo al paradosso: è il territorio stesso che si piega, si deforma, all’esigenza di consentire una "maggior fruizione" dell’oggetto automobile.

Alla fine della salita, in sella alla mia bicicletta, ho conquistato la cima del Monte Cavo, a quota 980 metri, scaldato da uno splendido sole primaverile (in anticipo di un mese rispetto al normale corso delle stagioni grazie all’effetto serra, altro "regalo" della "cultura dell’automobile"). Ho raggiunto a piedi la Via Sacra, col suo affaccio spettacolare sui laghi di Albano e Nemi, quindi ho girato le ruote per tornare giù, al mostro di cemento in cui vivo.

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5 thoughts on “Il paradosso della mobilità

  1. ciao Marco….
    hai proprio ragione sull’automobile….
    Domenica ero in treno e tornavo da milano…6ore e 30 di viaggio e per far passare il tempo chiacchieravo allegramente con i miei compagni di viaggio su quanto è inquinato il mondo e su come cercare di rallentare questo inquinamento…allora io ho detto:” ma cavolo dovremmo tornare tutti ad andare in bici…lasciamo l’auto a casa , anzi vendiamo tutti l’auto e ritorniamo felici e spensierati a pedalare nelle nostre città, questa sarebbe la rivoluzione più pacifica e più efficace mai messa in atto ” non vi dico i loro sguardi di terrore al solo pensiero di non avere più la loro adorata macchina….c’è stato un attimo di silenzio, poi una distinta signora ha detto:” ma a roma non si può fare… ci sono troppe salite e poi io lavoro a ben 5 km di distanza da casa mia….!!!” gli altri annuivano e io…..dopo un infuocata replica ho deciso di tacere…mi sono demoralizzata, ho perso la speranza….gli italiani si lamentano assai ma quando c’è da agire….. vige la regola noi ci lamentiamo voi agite….perchè poi alla fine gli sta bene a tutti così….
    baci
    La vostra Sonia demoralizzata e triste…..

  2. La razionalità perde sempre contro il luogocomune raggruppa impauriti dalla diversità …”io c’andrei pure in bici, ma a Roma, cioosanno tutti,nò!, ce sò i famosi…tah taahn……

    ma no, NO, i sampietrini,banale, e nemmeno i SUVnormali che te stirano all’incrocio, meno banale e tristemente probabile, ma none, nemmeno i latri di bici ogniangolo,

    non ci vanno perchè ci sono i TERIBBBBBBILI 7colli!!!!!

    (max 42 m slm a Porta Maggiore come ben sapevano gli ingegneri idraulici di Roma antica, e il resto della città è per l’80% sul pianoro alluvionale del PaleoTevere a 20m slm…)

    Scusate se batto ancora contro quest’apparentemente innocuo lococommune, ma se si lasciano passare le caz. prendono inesorabilmente piede,

    come quella del mondo “ORMAI” solo a misura di auto privata e quindi di centrocommerciale e quartieri satelliti con unico servizio il POSTO MAGHINA.

    Il consumo frenetico di territorio è colpa certo della follia pro-auto ma anche e forse soprattutto della gravissima crisi economico-sociale che ha annichilito l’agricoltura: se al posto delle meravigliose distese di grano mosse come onde del mare, o degli splendidi e millenari terrazzamenti a vite od olivo, che hanno fatto la vera grande suggestione del paesaggio italiano, oggi troviamo osceni capannoni, centricommerciali, seconde case, parcheggi, aeroporti, platicosi falsicampi dagolf per secredenti manager d’accatto, strade, asfalto, cemento, cartelloni , tutto orribile e volgare, senza anima e senza storia,…beh il motivo principale è che l’agricoltura non fornisce redditi e gratificazioni paragonabili al dilagante “terziario” e quindi il tessuto millenario del nostro EX BelPaese si sta disgregando ad una velocità impressionante (migliaia di ettari consumati e persi DEFINITIVAMENTE ogni anno).

    Ciao
    Fabrizio .

    AVE caiofabricius VALE

  3. Caro Fabrizio …
    l’agricoltura forse non darà il reddito voluto, ma se in italia si sviluppasse per esempio il turismo come si dovrebbe, sai il reddito che ci sarebbe? niente centri commerciali, solo arigiani e botteguzze fatte come un tempo, ogni città , ogni paese d’italia ha delle meraviglie da far vedere, e non solo, per la posizione geografica, alcuni scienziati europei hanno decretato che l’italia sarebbe l’Iraq dell’energia pulita sfuttando l’energia del sole, del vento e dell’acqua compresa quella del mare, venderebbe l’energia a tutta europa e forse anche a qualche paese limitrofo….
    non solo, abbiamo i migliori vini e il migliore cibo del mondo, ma le nostre esportazini sono alla fine limitate…. secondo me, non si vuole proprio cambiare quest’italia di luoghi comuni…. secondo me a partire ovviamente dai vertici politici questa italia sporca inquinata e traballante fà comodo…
    W la rivoluzione…
    w la bicicletta!
    Sonia

  4. L’agricoltura non da’ il reddito voluto anche perche’ ,( sottolineo l’anche, ma non solo), gli uomini sono disposti a spendere piu’ soldi per la macchina super accessoriata di cui sanno tutto, comprando anche le riviste specializzate, piuttosto che spendere per, e, conoscere, quello che mangiano. E’ solo uno dei tanti fili che compongono l’aggrovigliata matassa di cui si compone l’infinito intreccio di discorsi correlati che si possono fare sui due argomenti.La qualita’ della vita ed il suo opposto:l’auto.
    Ciao!

  5. Ragazzi, vi ringrazio per i vostri commenti e contributi. Condivido in parte il pessimismo di Sonia, ma al tempo stesso non mi lascio abbattere: cercherò di vivere la bellezza di questo paese, finché ne rimarrà, e di combattere l’abbrutimento in tutti i modi che conosco, incluso questo Blog.
    Cercherò di raccogliere i vostri input e riprendere il discorso nei futuri post, parlando anche di turismo, agricoltura e consumo critico.

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