L'utopia della conoscenza sconfinata

La sete di sapere dell’umanità ha origini molto antiche. Da quando la linea evolutiva dei primati ha scoperto l’incontestabile vantaggio dato dal possedere un cervello di grosse dimensioni, la capacità e l’abilità di gestire informazioni ha assunto un ruolo privilegiato nel successo riproduttivo dei singoli, determinando prepotentemente la direzione evolutiva intrapresa dalla nostra specie.

Prima la memoria degli anziani, poi il disegno, la scrittura, quindi la stampa, oggi i supporti informatici; se guardiamo alla storia dell’umanità (non quella fatta unicamente di guerre, stragi ed imperi che ci insegnano a scuola) vediamo nettamente come ogni civiltà (perlomeno nella fase di massima maturità), abbia prodotto sapere in forme tramandabili, consapevole dell’importanza della conoscenza quale strumento privilegiato per far fronte alle novità ed alle trasformazioni degli scenari sociali ed internazionali.

Oggi abbiamo raggiunto apici inimmaginabili anche solo pochi decenni fa, scenari che nessuno scrittore di fantascienza, almeno prima degli anni ottanta, ha osato teorizzare. Il futuro, ancora una volta, ci è piovuto addosso da una direzione inaspettata e ci ha colto alla sprovvista. Il sapere è tutt’intorno a noi, ma non abbiamo un’idea precisa di come organizzarlo, gestirlo, sfruttarlo.

Un tempo c’erano solo i giornali, che fornivano un’informazione spesso asservita a logiche di potere, politico ed economico, o ideologicizzata. Oggi ci sono anche i telegiornali, veicoli di un’informazione molto più superficiale e mediocre, oltre che massimamente appiattita nei confronti degli interessi della proprietà, sia essa derivante da spartizione politica (i TG Rai) o da monopolio privato (i TG Fininvest). La plateale dimostrazione di ciò si è avuta proprio ieri, con la ridicola "notiziona del giorno" rappresentata dalla pubblica lettera di Veronica Lario al marito, Berlusconi, cucinata in tutte le salse dai TG Rai e platealmente ignorata da quelli Fininvest (ditemi voi, in entrambi i casi, se questo è fare informazione).

Vabbé, si dirà, ma abbiamo Internet, il mondo della conoscenza libera e sconfinata si dispiega invitante davanti ai nostri occhi. Vero. Ma disporre di una conoscenza sconfinata non significa poterne fruire efficacemente. Come nell’entrare in una enorme biblioteca, o libreria, si viene colti da soggezione, e la curiosità ci spinge prima di tutto a leggere i titoli dei libri, cominciare ad aprirli, sfogliarli, vagare da un settore all’altro ed alla fine arrenderci esausti all’impossibilità materiale di poter saziare tutte le nostre curiosità, così la navigazione in internet ci porta di notizia in notizia, su strade inesplorate, ad inseguire una fonte, un senso, una logica umanamente inafferrabile.

Ieri sera, verso le dieci, ho chiuso il laptop dopo un paio d’ore di "internet browsing", ero partito dai feed del mio aggregatore (uno software che notifica la pubblicazione di pagine su blog e portali di informazione) per poi proseguire seguendo i links pubblicati sulle pagine stesse, fino ad esaurimento… personale. A quell’ora Emanuela, vedendomi abbastanza “cotto”, mi ha chiesto cos’avessi fatto, e la risposta è stata: “ho letto cento cose, di cento argomenti diversi, nessuna veramente importante e nessuna che al momento ricordi”.

Il problema è proprio questo: la quantità di informazione è cresciuta a dismisura, e l’informazione “spuria”, ovvero quella sostanzialmente inutile e/o insignificante, è quantitativamente molto superiore a quella realmente significativa. Non dico che non si debbano più considerare chiacchiere e/o racconti personali (come ad esempio questo post), ma solo che non è sufficiente una disponibilità illimitata di informazione a far sì che da questa si produca una quantità altrettanto illimitata di cultura.

Riusciremo a trovare una soluzione a questo problema, o dovremo aspettare di poter dialogare con delle intelligenze artificiali per riuscire ad ottenere informazioni realmente utili senza dover sprecare così tanto tempo a cercarle?

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4 thoughts on “L'utopia della conoscenza sconfinata

  1. Approfitto di questo argomento soprattutto per salutarti e segnalarti che ti leggo e ti ho inserito tra i “siti preferiti” insieme alle tante sigle ciclovirtuali…

    …”melius abundare quam deficere”, mi viene banalmente da commentare. Biblioteche, spazio web, musei, chiese, monumenti, anche tivi: una grande fonte di conoscenza e bellezza, ovviamente bisogna saper concentrarsi e scegliere e soprattutto non farsi distrarre. Leggendo sui bus in questi ultimi 26 anni (quando piove e non vado in bici) ho non solo rafforzato la mia cultura-conoscenza bioagronomica, ma poi mi sono appassionato alla storia di Roma e adesso alle sue misconosciute meraviglie artistiche.
    Mi dò un obiettivo e lo approfondisco con tutti gli ausili mediatici disponibili e poi, casomai, faccio lo sborone con ciclovisite guidate. Confesso che sono contento di aver contribuito a diffondere alla conoscenza della Caffarella, del Tevere, del Rinascimento romano per rimanere solo nel campo del non professionale.
    Adesso sto studiando le 6B (Bellezze Barocche in Bici: Bernini, Borromini e Berrettini da Cortona) e ne relazionerò a chi vorrà sottoporsi a tale diluvio un pò narcisistico durante ll’ultima giornata c.d. “senz’auto”. Mi diverto e ti aspetto
    Ciao,
    Fabrizio
    Ave caiofabricius vale

  2. Ciao Fabrizio, grazie per la “preferenza” accordatami. 🙂
    La tua posizione è incontestabile, se non fosse che la materia che hai scelto è forse una delle meno “dinamiche”: imparare la storia (sociale e/o dell’arte) sui libri è sicuramente fattibile, lo è meno comprendere in tempo reale gli eventi quotidiani, capire in che direzione va cambiando il mondo, attrezzarsi per non farsi travolgere dai mutamenti sociali ed orientare il proprio agire. Per questo la velocità di Internet è fondamentale, ma non sempre si comprende bene che tipo di informazioni si stanno assumendo…

    Per non inserire due commenti incollo qui un’idea che mi è venuta commentando questo post di Catepol

    penso che il prossimo passo verso un web più utile sia in direzione di un’organizzazione dei contenuti, e probabilmente l’unico modo, forse il più semplice, sia fare in modo che chi legge abbia uno strumento per esprimere una valutazione. Non so se potrebbe essere definita “intelligenza collettiva”, ma immagino una sorta di aggregatore interattivo che filtri i post dell’intera blogosfera automaticamente in base alle mie preferenze, che al tempo stesso _impari_ le cose che mi interessano ed abbia un output molto semplice (tipo una scelta obbligata “interessante/inutile” per uscire dalla pagina) per dare il feedback, in modo che chi userà lo stesso sistema dopo di me potrà giovarsi del mio parere.
    O così o impazziremo, io sono già a buon punto… :-/

  3. Spero che non mi considererai spammonnezza perditempo, ma volevo solo precisare, forse anche stavolta banalmente, che chi pensa di fare a meno della storia rischia di ripercorrerne le strade peggiori.

    Gli indirizzi e le vere strade intraprese nel presente sono difficilissime da individuare e interpretare dai contemporanei: solo una lenta sedimentazione e scrematura del superfluo rende più chiaro un periodo storico, ma dopo molti anni.

    La vastità del web è una grande e capillare opportunità di conoscenza democratica, sapendo e volendo muoversi su sentieri dominabili e concreti verso uno o più obiettivi.

    La mia formazione di Agronomo non mi impedisce adesso di appassionarmi e conoscere approfonditamente il grande regista di Roma, il Bernini; ma nessun testo scritto, anche monografico e curato, mi ha dato quello che ho trovato in meno di un’ora sul web su TUTTE le sue opere, anche le minori più sconosciute.

    Certo adesso ho questo “facile” obiettivo retrodatato e posso usufruire di informazioni sedimentate, più complesso e faticoso sarebbe indagare il presente in cerca di un eventuale centro di gravità permanente.

    Ma, e ti lascio libero, sono sempre più sicuro, sia in campo agronomico che artistico-culturale, che con un atteggiamento umile e indagativo verso i grandi del passato sia possibile trovare chiavi interpretative della realtà presente e sovente conoscerne i possibili sviluppi o, quantomeno, conviverci.

    Ciao!
    Fabrizio.
    Ave Caiofabricius
    Vale Marcus PetrusFranciscus

  4. Sei fuori strada, non ho affatto inteso affermare che conoscere la storia è superfluo, solo che è molto più semplice in quel caso procurarsi un buon libro ben strutturato e da studiare con calma rispetto ad altre aree di interesse come, ad esempio, le correnti di musica Rock di etichette indipendenti o la scena teatrale Underground, per cui non esistono ancora trattazioni valide ed esaustive (e quando esisteranno sarà ormai troppo tardi per “vivere l’onda”).

    Studiare i grandi del passato è sicuramente fondamentale, ma per poter avere una qualche possibilità di intervenire sul presente bisogna avere gli strumenti per leggerlo, prima ancora di analizzarlo e comprenderlo.

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