L'eclissi della fantascienza

346440274_04e0df86f5Confesso di aver iniziato questo libro più che altro per la curiosità di leggere un autore di fantascienza di "casa nostra"… ed è finita che mi sono trovato a dover fare i conti con cinquant’anni di immaginario fantascientifico italiano, con il tramonto di un genere letterario e gli inevitabili paralleli con l’attuale momento sociale.

Il mio incontro con la fantascienza è avvenuto da giovanissimo, prima attraverso i fumetti, poi con gli inevitabili "Romanzi di Urania". Era l’unica forma letteraria in grado di assecondare il mio slancio verso il futuro, la trasformazione, il fantastico.

Facendo due conti questo genere mi accompagna da più di trent’anni, è stato spesso una sorta di "bene rifugio", in cui evadere i momenti più tristi, ed è per questo che mi duole profondamente vivere il momento di agonia che sta attraversando ormai da parecchio tempo.

Il volume pubblicato da Urania riassume per intero il problema. Un romanzo e tre racconti scritti in un arco di tempo di quarant’anni, tra il 1960 e il 1999.
Il romanzo,(del 1979) è quello che dà il titolo al volume, un’antiutopia dura e pessimista che racconta il destino di alcune migliaia di persone rinchiuse in un’astronave proiettata verso un mondo che nessuno di loro vedrà mai. In chiave di metafora, come tutta la buona fantascienza, racconta la crisi dei regimi socialisti dell’Europa dell’est, e l’impossibilità di gestire un potere totalitario senza mentire.

Questa è senza ombra di dubbio la parte migliore del volume, il resto è più un tributo alla carriera letteraria di Aldani, si spazia da un racconto grottesco ed ormai inverosimile (del 1960) sulla gestione privata della salute pubblica, ad una stra-datata saga a base di scienziati, venusiani, dischi volanti, dinosauri e "raggi della morte" in puro stile "superscienza" degli anni ’30 (e chi ha letto J. W. Campbell Jr. sa di cosa parlo…), ad un racconto del ’99 che non si può neppure definire di fantascienza e rifà il verso a certe cose di Buzzati.

Va bene il tributo, va bene il valore letterario, ma è sconcertante che un genere nato per speculare sul futuro, o sui possibili futuri, sia a tal punto "alla frutta" da proporre, nella maggior parte delle pubblicazioni, opere ormai platealmente vecchie. Non solo si pubblicano racconti del tutto superati dall’evoluzione scientifica, culturale e sociale, ma gli si dà una veste grafica avveniristica ed accattivante che prelude all’esatto contrario di quanto si offre.

E’ come se la fantascienza, o meglio i pochi ancora appassionati di questo genere, fossero ormai paradossalmente più proiettati verso il passato che verso il futuro. Come se il futuro che non riusciamo più ad immaginare fosse qualcosa di appartenente ai tempi andati. Si guarda indietro, agli anni ’50, agli anni ’60, per cercare tracce di quel "domani", all’epoca così contingente, quasi a portata di mano, che adesso non abbiamo più, non siamo più in grado di immaginare e forse neppure più di desiderare.

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7 thoughts on “L'eclissi della fantascienza

  1. non so davvero dire se la fantascienza si o meno un genere in crisi, certo è che l’ultima grande innovazione è stata il cyberpunk delle origini.
    Ciao, grazie per essere passato sul mio blog. Vedo che oltre alla fantascienza abbiamo la bicicletta come interesse comune, anche se ammetto che ormai la prendo di rado

  2. Il Cyberpunk data ormai ben più di vent’anni… e non è che siano mancati i buoni autori, nel frattempo. Pochi ma ci sono stati. Sono piuttosto mancati i lettori.
    Per il momento trovo inutile fare un’analisi approfondita all’interno di un commento, ma come promesso ci tornerò su in un post dedicato.

  3. Il racconto è ben scritto, ma sul piano scientifico (e meno male) non sta in piedi… 🙂
    Tra l’altro mi ha ricordato parecchio un romanzo pubblicato da Urania qualche anno fa, “Mutazione pericolosa”, di tal Robert J. Sawyer, in cui veniva rivisitato il creazionismo in chiave pseudoscientifica.
    In questo caso non saprei dire davvero se si possa parlare di “fantascienza” o non piuttosto di “fantafede”.

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