Arrivano i Barbari

Barbaricco

Ormai alcuni mesi fa mi segnalarono la presenza on-line di un saggio di Alessandro Baricco, pubblicato sulle pagine web di Repubblica.it.
Seguii il link, lessi il penultimo capitolo e non ci capii quasi nulla, ma tanto bastò ad affascinarmi ed accendere la mia curiosità di leggere tutto il resto.

Il saggio prova ad analizzare le trasformazioni che attraversano la nostra società, le “mutazioni” dell’oggi, cercando di definire se realmente si tratti di un’involuzione, di una “Calata dei Barbari”, oppure di qualcosa di totalmente diverso.

Nel primo capitolo (che in realtà è solo la prima parte di una lunghissima introduzione), così chiarisce il concetto:
Voglio dire che quella è precisamente la cosa che mi piacerebbe capire: in cosa consiste la mutazione che vedo intorno a me.
Dovendo riassumere, direi questo: tutti a sentire, nell’aria, un’incomprensibile apocalisse imminente; e, ovunque, questa voce che corre: stanno arrivando i barbari. Vedo menti raffinate scrutare l’arrivo dell’invasione con gli occhi fissi nell’orizzonte della televisione. Professori capaci, dalle loro cattedre, misurano nei silenzi dei loro allievi le rovine che si è lasciato dietro il passaggio di un’orda che, in effetti, nessuno però è riuscito a vedere. E intorno a quel che si scrive o immagina aleggia lo sguardo smarrito di esegeti che, sgomenti, raccontano una terra saccheggiata da predatori senza cultura né storia.
I barbari, eccoli qua.

Raccontare il libro intero è impossibile, e tutto sommato sostanzialmente inutile, non devo convincere nessuno  a comprarlo (semmai, al più, potrei regalarlo) dal momento che è interamente disponibile in rete, vi basta andare al link e leggervelo da soli. Il prosare di Baricco è affascinante, ed ha un modo molto ad effetto (molto “barbaro”, nella sua definizione) di concatenare gli argomenti, inanellare aneddoti, rileggere fatti ed eventi della storia recente e lontana.

E soprattutto è affascinante la conclusione a cui arriva, che trovo abbastanza condivisibile, che no, non di “barbarie” si tratta, ma del “nuovo”, un nuovo talmente diverso da ciò che abbiamo imparato da non riuscire ad inquadrarlo e comprenderlo. Come peraltro è sempre accaduto nel corso della storia dell’umanità.

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