Tempi difficili

direL’altra sera, dopo anni, a suonare sullo stereo di casa è finito il primo LP dei Dire Straits (che in inglese significa, più o meno, "tempi difficili"). È stato un vero e proprio tuffo nel passato… dire che quei brani li conosco a memoria è ancora poco.

Ascoltare i Dire Straits mi riporta alle estati dei primi anni ottanta, alle serate passate in un garage a sentir suonare i miei cugini, fan sfegatati di Mark Knopfler, con altri amici che occasionalmente si avvicendavano agli strumenti per eseguire pezzi dei Beatles, o canzoni italiane degli anni ’60, o brani di rock-blues.

Nell’italietta provinciale e un po’ chiusa in sé stessa l’ondata della musica "Disco" era passata senza lasciare traccia, del movimento "Punk" non si era accorto nessuno, il "Post Punk" e la "New Wave" erano roba ancora troppo astratta ed informe, e per far musica e stare insieme, oltre alla voglia di suonare, bastavano un microfono, chitarra, basso, batteria ed un "giro" di non più di tre, quattro accordi.

I Dire Straits arrivarono al successo mondiale sull’onda di poche canzoni semplici ed eleganti, impreziosite dagli assoli virtuosistici di Knopfler. Risentire oggi quei brani lascia commossi ed interdetti, e dà il segno di quanta acqua sia in effetti passata sotto i ponti. Le incisioni sono pressoché "in presa diretta", non c’è lavoro di "post produzione" a nascondere le magagne derivanti dai limiti umani. Negli assoli si sentono incertezze, rallentamenti, note poco nette, tutte cose che ormai si ritrovano solo nelle registrazioni di concerti dal vivo. All’epoca sopravviveva ancora il gusto per la musica "fatta a mano", per l’esecuzione intesa come rapporto privilegiato e personale tra musicista ed ascoltatore. Rapporto che ormai, con lo "Star-System" imperante, abbiamo perso pressoché del tutto.

Mark Knopfler, nella storia della musica rock, è stato probabilmente uno degli ultimi "guitar hero", incarnando una figura ormai mitologica di musicista in grado di trascinare le folle al semplice suono di voce e chitarra, capace di coniugare senso, messaggio ed emozione al tempo stesso. Andando indietro negli anni possiamo tracciare una "linea rossa" che parte da Woody Guthrie, passa per Dylan, Clapton, Hendrix, esplode e si disperde in mille rivoli negli anni ’70 col proliferare di  "Progressive" e "Hard Rock" (generi in cui il virtuosismo strumentale assume un ruolo dominante), sopravvive zoppicando agli anni ’80 e si estingue nel corso degli anni ’90 con l’avvento della cultura "Hip Hop" (e verrebbe da dire: col suicidio di Kurt Cobain…).

Oggi che la musica (come peraltro quasi tutto…) è diventata merce artificiosa ed artificiale, prodotto ipertecnologico per un consumo massificato e distratto, figure critiche ed irriverenti come il giovane Dylan, o lo stesso Hendrix, difficilmente troverebbero la strada per scalare le classifiche. Ed anche un talento umile e genuino, come pure è stato quello di Mark Knopfler, finirebbe probabilmente relegato ad un pubblico di nicchia. Tempi Difficili, insomma.

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6 thoughts on “Tempi difficili

  1. Se va bene sarebbero “di nicchia”.
    Molto più probabilmente finirebbero in mano a qualche produttorazzo senza scrupoli, che provvederebbe a spremerne fuori tutto il commerciale commerciabile, li imbottirebbe di coca e fi*a e li distruggerebbe in capo a due, massimo tre dischi.
    Come peraltro immagino sia successo all’epoca, ma i tempi erano diversi e la “macchina infernale” ancora imperfetta, cosicché qualche piccolo gioiello, prima di perdersi del tutto, sono riusciti a sfornarlo.

  2. Miseria!
    A me piacevano i dire straits, soprattutto mi piaceva ascoltarli sulla macchina di un certo tecum, nel 1979 per la precisione, ma la cosa finiva lì, non sapevo e non so nulla di tutto ciò che hai scritto.
    Mi sa che sei troppo avanti per me. C'è qualcosa su cui non sei preparato? che ne so, sei capace di cucinare una focaccia  cipolle e acciughe?
    silv ia

  3. Troppo avanti?
    "Ma dde che???"

    Anni fa scrissi una frase che suonava più o meno:
    "…io che conosco così tanto del nulla
    piango le lacrime dell'ignoranza
    e mi nascondo nel vaniloquio…"

    Non prendermi sul serio più diu quanto non faccia io stesso.

    I Dire Straits sono un pezzo della mia vita, come Hendrix, Cobain, Dylan, Springsteen e molti altri ancora.
    Ho raccontato un pezzo della mia vita, più che della loro. Se clicchi il tag "Musica" ti usciranno fuori altre cose, ed ancora sarebbero poche…

    Sul cibo puoi rifarti alla grande. Io mi limito a mangiarlo.
    "Ho un rapporto unidirezionale col cibo".

  4. Non posso leggere i tuoi post musicali: mi è arrivata la mail dalla biblioteca: "Ciao Silvia, è arrivato il malloppone di Wallace"
    HELP! Speravo che i tempi per la prenotazione  mi lasciassero  almeno   finire i libri in sospeso!!
    Per fortuna questo pome la biblio è chiusa e posso rimandare il ritiro del "malloppone" a sabato.
    Credo di essermi ficcata in un pasticcio.
    BRUCE è grande, ma io ho cominciato ad ascoltarlo e apprezzarlo da poco tempo.

  5. Il periodo d'oro di Springsteen è quello a cavallo degli anni '70, da "Born to run", passando per "The River" a "Nebraska" (tre dischi, oltretutto, stilisticamente abbastanza diversi, soprattutto l'ultimo). La musica che fa oggi è ancora interessante, ma IMHO un po' il riflesso di quello che scrisse in quegli anni. Lui, come personaggio, è una leggenda vivente.

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