The times they are a-changin'

Succede, a volte, di scoprirsi testimoni delle trasformazioni culturali della società, per loro natura lentissime quanto impredicibili. A posteriori, certo, appariranno ovvie ed inevitabili, ma viverle giorno per giorno le rende in qualche misura impercettibili, parte integrante del "rumore di fondo" che ci circonda, dal quale non è semplice comprendere cosa, in futuro, emergerà.

Osservatori privilegiati di questi eventi sono quelle persone che si muovono "sulla cresta dell’onda" del cambiamento, che dalla "mutazione" vengono toccati per primi. Oggi, ad esempio, a gettare uno sprazzo di luce su quello che ci aspetta è stata una riflessione di Andrea Beggi, che racconta, in estrema sintesi, la sua difficoltà nello scrivere "un articolo destinato ad essere stampato", abituato com’è alla comunicazione elettronica ed alla possibilità di "linkare" contenuti esterni.

Il fatto è che ci stiamo, lentamente quanto inesorabilmente, abituando ad una trasmissione del sapere che è fatta di citazioni, di rimandi, di collegamenti di possibilità di approfondimento pressoché infinite.
Un tempo si apriva un’enciclopedia per cercare l’argomento che ci interessava, e dopo aver consultato, smuovendo volumi su volumi pesantissimi, una manciata di voci ci si ritirava soddisfatti, meditando semmai di acquistare un volume mirato sull’argomento. Oggi pensare all’enciclopedia cartacea mi è già diventato impossibile. Se ho delle curiosità vado su Wikipedia, e da lì comincio a muovermi, un link via l’altro, verso i territori sconosciuti del sapere specialistico. Tutta la conoscenza del mondo è già, e lo sarà sempre più, alla distanza di pochi "click".

Certo il libro non morirà subito. E’ leggero, poco ingombrante, economico, facilmente trasportabile… quello che si dice una tecnologia collaudata.
Ma è nella sua linearità che è iscritto il suo destino, nel suo essere chiuso e circoscritto alla manciata di pagine che lo compongono. Va bene per una storia, per un romanzo, per un catalogo, per lo svago, ma quando ci si abitua ad una modalità di apprendimento differente, a spaziare tra diverse fonti di conoscenza, a confrontare tesi ed antitesi, il "contratto di fedeltà" che dobbiamo di volta in volta sottoscrivere con l’autore del libro che stiamo leggendo ci appare giocoforza limitante.

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