Un Universo Diverso

Ci sono libri che aspettano pazienti, anche per anni dopo l’acquisto, che ci decidiamo a leggerli, altri, invece, che una volta acquistati non vediamo l’ora di divorare. Questo di Laughlin appartiene alla seconda specie, anche perché sono anni che attendevo di leggere un libro simile.
L’autore è premio Nobel per la fisica (1998), ma in questo libro dimostra di conoscere bene anche parecchie altre discipline, abbastanza eterogenee, e quello che ci consegna è un sunto della spaccatura attualmente esistente nel mondo dei fisici tra i fautori della tesi "riduzionistica", secondo i quali andando ad indagare i componenti ultimi della materia (atomi e particelle subatomiche, in ultima istanza i quark) si può desumere il comportamento dell’intero Universo, ed i sostenitori della cosiddetta "emergenza" (il termine, in italiano, si presta a grosse ambiguità), per i quali le proprietà della materia "emergono" in condizioni di organizzazione diverse.
Per fare un esempio, dato un atomo (o molecola) qualsiasi, e le formule matematiche che lo descrivono singolarmente, non siamo in grado di stabilire se, una volta aggregato a qualche miliardo di atomi identici, si comporterà come un solido, come un liquido o come un gas, perché questo tipo di comportamento attiene al modo in cui la materia si "organizza" su scale superiori a quella atomica, ovvero il comportamento "emerge" in condizioni differenti dall’atomo osservato singolarmente.
Alla stessa maniera il passaggio dal comportamento quantistico a quello "classico" non può essere semplicemente liquidato su base statistica, perché il comportamento "classico" (che qualcuno definisce anche "newtoniano") ha una precisione e coerenza che lo rende affidabile ben oltre il dato statistico, e rappresenta perciò una forma "emergente" di comportamento ed organizzazione della materia.
Laughlin, nella sua prosa informale, rilassata eppure precisa fa inoltre tabula rasa di alcune delle teorie che vanno attualmente per la maggiore, liquida il modello delle "superstringhe" come una divertente ma del tutto inutile curiosità matematica, che messa alla prova produce più problemi che soluzioni, ed affronta il tema delle nanotecnologie come un prodotto della necessità dei ricercatori di ottenere finanziamenti, anche a costo di proporre come appetibili dei "nanocosi" che sono ancora ben lungi dall’essere anche solo manipolabili.
Ho scritto poc’anzi che era un libro che attendevo da molto tempo, perché ormai da tempo la fisica, e la scienza in generale, si stavano avvitando sull’idea della "fine della conoscenza", proclamando come nel volgere di pochi anni tutto sarebbe stato scoperto e compreso, dopodiché non ci sarà più nulla di nuovo da conoscere e da scoprire.
Laughlin ci rimette giù dal piedistallo: non solo, afferma, non sappiamo abbastanza di quello che pretendiamo di sapere, ma ci spalanca di fronte abissi di ignoranza pressoché ad ogni capitolo, arrivando a postulare che in realtà quelli che abbiamo sempre considerato come "mattoni fondamentali"
altro non siano che "comportamenti emergenti", che poco o nulla ci insegnano circa quello che accade in situazioni diverse, e certamente non possono essere innalzati a paradigma della comprensione del "tutto".
L’Universo che Laughlin tratteggia si spalanca quindi di nuovo, in tutta la sua incomprensibile complessità e magnificenza, all’esplorazione umana, e nulla meglio della citazione di Sir Arthur Eddington che fa da incipit al libro può rendere il senso di ciò: "L’Universo non è soltanto più strano di quanto immaginiamo. L’Universo è più strano di quanto possiamo immaginare."
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